Perché le recenti iniziative del governo stanno facendo preoccupare gli addetti ai lavori della settima arte?
È in atto da giorni una vera e propria bufera tra il Ministro Sangiuliano e il mondo del cinema. L’ultima convention sui dati dell’audiovisivo per l’anno trascorso hanno mostrato che le persone sono finalmente tornate in sala, ma a vedere perlopiù film non italiani. A tal proposito, l’attuale Ministero della cultura ha dichiarato che sembra quantomeno sospetto che si investano milioni di euro per film che vedono soltanto in pochi.
Il tema di cui si sta molto discutendo riguarda il futuro del tax credit, un budget destinato al cinema – e a pagare gli stipendi di chi ci lavora – che negli ultimi quattro anni è stato raddoppiato.
Che cos’è il tax credit e quali sono le modifiche sostanziali introdotte dal Decreto?
Si tratta di un credito d’imposta che serve a finanziare le aziende coinvolte nella produzione di lungometraggi e prodotti in serie, attualmente fissato al 40% del costo eleggibile per i produttori indipendenti. Si vocifera, e in parte le dichiarazioni sono state smentite, che il Ministero stia operando per ridurre i finanziamenti di 100 milioni di euro. L’articolo prevede infatti che la soglia possa essere rimodulata sulla base di esigenze specifiche ma fissate. Il tetto, in ogni caso, resta fermo al 40%.
I supposti tagli al cinema sono stati pensati in risposta ai risultati piuttosto deludenti di alcune produzioni italiane proiettate in sala nell’ultimo triennio e ai compensi esorbitanti elargiti specialmente ai registi di serie TV, per i quali il decreto prevederebbe un tetto massimo fissato a 240mila euro annui. Sangiuliano prima e Borgonzoni poi hanno confermato che la riduzione del budget avrebbe l’obiettivo di monitorare in maniera più efficace il meccanismo di spesa.
È infatti stato presentato il cosiddetto descalator connesso agli investimenti, secondo il quale “un film da 30 milioni non può beneficiare di un 40% come uno da 10. Inserire un parametro decrescente senza creare problemi al settore e lasciandolo competitivo rispetto ai mercati nostri diretti competitor”.
Dunque una maggiore selezione di dove, quando e perché investire il denaro, basandosi su uno strumento di stima e valutazione della correttezza e della profittabilità degli investimenti.
Gli interventi a sostegno delle piccole sale
Sono anni che vediamo spegnersi sale che hanno fatto la storia di intere cittadine. Quasi tutti i governi sono intervenuti per evitarlo, non sempre energicamente. Nel nuovo ddl del bilancio sono previsti rafforzamenti delle misure già attive per finanziare l’apertura di nuove sale ma anche il rilancio o la ristrutturazione di quelle inattive, specialmente adoperandosi dal punto di vista tecnologico e di arredo.
Sull’intelligenza artificiale: l’Italia si accoda agli Stati Uniti
Siamo sempre più connessi ed interscambiabili con l’AI. Tuttavia, ogni intervento di questo tipo non può sostituire la creatività umana. Durante la Festa del cinema di Roma che è in corso in questi giorni Borgonzoni ha dichiarato che chi vorrà finanziamenti per utilizzare l’intelligenza artificiale, dovrà dichiarare di essersene servito nei titoli di coda. Non ci saranno, invece, aiuti economici per chi intende usarla per sostituire sceneggiatori o registi.
Sulla centralità dei cortometraggi: l’accordo con la RAI
Sempre durante la kermesse romana, Borgonzoni ha affermato che si sta lavorando alla creazione di una linea del tax credit dedicata ai fondi per i cortometraggi. Gli short movies sono stati spesso sottovalutati, ma nel tempo hanno mostrato di essere meritevoli di maggiore attenzione. Il nuovo Polo del cinema e dell’audiovisivo della Regione Lazio sarà dedito non solo a riservare specifici budget al cortometraggio ma anche a pianificarli strategicamente. Il Direttore di Rai 3, Adriano De Maio, ha confermato che il canale rappresenterà la casa RAI per gli short movies.
Borgonzoni sulla polemica di Favino: l’attore ha ragione
Durante la recente Mostra del cinema di Venezia Francesco Favino, uno degli interpreti più talentuosi del panorama cinematografico italiano, aveva affermato di non capire perché nelle produzioni straniere, soprattutto statunitensi, siano attori americani ad interpretare ruoli italiani.
Borgonzoni non solo si dichiara d’accordo, ma conferma che “le agevolazioni fiscali rimarranno più alte solo per i film stranieri che hanno almeno un regista, un attore o uno sceneggiatore italiano”. Finora non era previsto un meccanismo premiante per le produzioni non nostrane interessate a chiamare sul set interpreti italiani.
La risposta del mondo del cinema
Gli addetti alla settima arte sono saltati giù dalle sedie. Occorre fare una premessa. Arrivano e arriviamo da anni di vessazione e non curanza del cinema e l’Italia è uno dei Paesi europei che fa più fatica a reggersi in piedi, soprattutto per quanto concerne le produzioni di registi esordienti. Finalmente sembra stia riacquistando una vitalità sconosciuta ormai ad addetti ai lavori e pubblico.
Numerosi registi e attori hanno espresso la propria preoccupazione relativamente alle novità del decreto. Paolo Sorrentino, ad esempio, ha dichiarato che i tagli potrebbero portare al collasso di imprese che vivono di questi finanziamenti e scoraggiare gli investimenti dall’estero.
Pare inevitabile un confronto con gli altri Paesi emancipati, compresi gli Stati Uniti, o comunque capitalizzanti gli investimenti sul cinema, in cui l’audiovisivo riceve un aumento costante di finanziamenti pubblici sia perché fondamentale per l’assetto identitario e culturale di un Paese, ma anche per come contribuisce a presentarlo fuori dal territorio nazionale. Inoltre, riguardo ai finanziamenti già fissati, potrebbero esserci delle ripercussioni notevoli sulle produzioni in corso oltre che sulla casse dello Stato per cui in alcuni casi vi è un cospicuo ritorno dell’investimento.
Non resta che attendere il risultato del lavoro del governo, sperando che non concorra ad ingrigire nuovamente un settore che necessita di abbeveramento continuo.