Credo che i più conoscano la storia di Indi Gregory, considerato che già da un po’ se ne parla a livello internazionale
Indi oggi ha otto mesi, e alla sua fragile vita è legata una triste condanna perché soffre di una rarissima malattia genetica degenerativa, che determina deperimento mitocondriale e di conseguenza l’impossibilità per i suoi muscoli di svilupparsi.
Attualmente ricoverata all’ospedale inglese Queen Medical Center di Nottingham, viene tenuta in vita dalle macchine. Macchine che però il governo inglese, per decisione dell’Alta Corte di Londra, ha deciso di staccare. Le motivazioni? La malattia di Indi è incurabile, quindi in questa triste storia dove uniche prospettive solo sofferenze e morte, secondo il best Interest (cioè l’interesse supremo del paziente), non c’è altro da fare.
La letteratura in questione, riporta almeno altri tre casi.
Quello di Charlie Gerd, morto il 28 luglio 2017.
Quello del piccolo Alfie Evans, anche lui affetto da un disturbo neurovegetativo.
Il padre di questo bimbo ottenne addirittura di essere ricevuto dal Papa, nella speranza di godere del Suo sostegno per il trasferimento in Italia del piccolo, che avrebbe ricevuto le cure del Bambin Gesù di Roma oppure del Gaslini di Genova, prestigiosi ospedali pediatrici italiani che avevano entrambi offerto la loro disponibilità ad assistere il bimbo.
Il giorno 23 luglio il Governo italiano decise di concedere, per motivi umanitari, la cittadinanza italiana ad Alfie, ma lo stesso giorno l’ospedale inglese dove era ricoverato, definì di interrompere la ventilazione assistita. Il bimbo dopo 5 giorni morì.
Un terzo caso è stato quello di Archie Battersbee, vita anch’essa spezzata dalle decisioni dei tribunali, drasticamente in contrasto con quelle dei genitori.
Quindi il caso di Indi non è nuovo, purtroppo. Però stavolta l’attenzione internazione è davvero tanta, e questo ha fatto nascere un importante dibattito.
Implicati motivi scientifici, religiosi, etici.
Qui non si discute solo opponendo alla morte (anche se certa, come in questo caso), il diritto alla vita, da chi non accetta l’eutanasia, e tanti ce n’è.
Qui si discute anche e soprattutto su se sia giusto che un tribunale possa decidere qualcosa che è in contrasto col volere dei genitori, quasi sempre legati anche al più sottile filo di speranza. E ancora se sia giusto impedire il trasferimento del minore in un’altra nazione in cui verrebbe assistito gratuitamente, assistenza che i genitori implorano.
E’ notizia di oggi che il nostro Consiglio dei Ministri si sia riunito in seduta urgente (per volontà della Presidente Meloni e di alcuni leghisti in particolare), per conferire a Indi la cittadinanza italiana, conditio sine qua non per poter essere trasferita in Italia ed assistita presso il Bambin Gesù di Roma, disposto a curarla gratuitamente. Il decreto è stato immediatamente controfirmato dal Presidente della Repubblica.
I genitori di Indi si dichiarano felici che la figlia sia anche italiana.
Ma pure stavolta è una lotta contro il tempo.
I genitori di Indi, Claire Staniforth e Dean Gregory, non si rassegnano. Difendono il loro diritto a ‘scegliere’ riguardo la figlia, e tramite il loro legale implorano il trasferimento in Italia, dove attualmente non vige legge sull’eutanasia.
Pronunciano inoltre di volersi accollare le spese del trasferimento in Italia, nonché i rischi per la piccola derivanti da tale trasferimento, pur di garantirle ancora una chance di vita.
Naturalmente anche la politica entra nel dibattito. Dure parole sono quelle del senatore del Pd Andrea Crisanti: ”Il sistema sanitario inglese è all’avanguardia per ciò che concerne l’ingegneria genetica e portare in Italia la piccola Indi è una inutile crudeltà. A cosa servono le cure palliative? Penso che da parte del governo ci sia stata solo una questione politica per avere pubblicità a buon mercato sulla pelle dei genitori della piccola”.