Se domani sono io, mamma, se domani non torno, distruggi tutto


Se domani sono io, mamma, se domani non torno, distruggi tutto. Il testo di Cristina Torres-Cáceres diventa il simbolo della lotta contro i femminicidi


Il 2023 sta per concludersi e abbiamo già toccato quota 105 donne uccise da uomini. L’omicidio di Giulia Cecchettin, la studentessa 22enne rinvenuta morta dopo esser scomparsa insieme all’ex fidanzato Filippo Turetta, ha scucito una ferita mai sanata e che continua a sanguinare a causa della violenza subita dalle donne e che non accenna a fermarsi. Le discussioni sui social e le manifestazioni si stanno infiammando con lo scopo di sollecitare una presa di posizione non solo interventistica ma anche preventiva da parte del governo.
Come spesso accade nell’epoca del digitale, è diventato manifesto della rivolta un testo cardine delle femministe in tutto il mondo, specialmente la sua conclusione che troviamo in questi giorni ri-postata da centinaia di migliaia di persone.

«Se domani sono io, mamma, se domani non torno, distruggi tutto. Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima»

Non capita di rado che testi pari a questo si trasformino in messaggi di impatto presi in prestito dai movimenti femministi dentro e oltre nazione. Infatti, il celebre Non Una Di Meno (NUDM, nato in Argentina e poi esportato ovunque) lo ha adottato in numerosi interventi online e di protesta.
La poesia è stata scritta nel 2017 dall’attivista peruviana Cristina Torres Cáceres, che ha fatto della sua vita una battaglia per i diritti delle popolazioni indigene e per la trasmissione di una corretta educazione ambientale. Questa volta, però, il tema su cui si sofferma è un altro. Dopo l’ennesimo femminicidio consumato a Puebla, in Messico – Mara Castilla di 19 anni uccisa da un conducente che avrebbe dovuto riportarla a casa dopo una serata tra amici – l’attivista elabora un testo potente di denuncia sociale, ambientato al futuro ma che parla di un dolorosissimo presente.
L’autrice veste i panni di una madre che scrive a sua figlia, immaginandola come ipotetica e prossima vittima. Al pari della sua diffusione, anche il testo è ispirato da un post sui social network e simula una condizione in cui immedesimarsi facilmente. Se domani non torno, cosa direi a mia madre e cosa farebbe lei?
Proprio per questo, pur avendo un titolo, la poesia è diventata celebre grazie al suo primo verso.

Qui il testo integrale condiviso da Elena Cecchettin, sorella della vittima:

Se domani non rispondo alle tue chiamate, mamma.
Se non ti dico che non torno a cena. Se domani, il taxi non appare.
Forse sono avvolta nelle lenzuola di un hotel, su una strada o in un sacco nero
(Mara, Micaela, Majo, Mariana).
Forse sono in una valigia o mi sono persa sulla spiaggia (Emily, Shirley).
Non aver paura, mamma, se vedi che sono stata pugnalata (Luz Marina).
Non gridare quando vedi che mi hanno trascinata per i capelli (Arlette).
Cara mamma, non piangere se scopri che mi hanno impalata (Lucia).
Ti diranno che sono stata io, che non ho urlato abbastanza, che era il modo in cui ero vestita, l’alcool nel sangue.
Ti diranno che era giusto, che ero da sola.
Che il mio ex psicopatico aveva delle ragioni, che ero infedele, che ero una puttana.
Ti diranno che ho vissuto, mamma, che ho osato volare molto in alto in un mondo senza aria.
Te lo giuro, mamma, sono morta combattendo.
Te lo giuro, mia cara mamma, ho urlato tanto forte quanto ho volato in alto.
Ti ricorderai di me, mamma, saprai che sono stata io a rovinarlo quando avrai di fronte tutte le donne che urleranno il mio nome.
Perché lo so, mamma, tu non ti fermerai.
Ma, per carità, non legare mia sorella.
Non rinchiudere le mie cugine, non limitare le tue nipoti.
Non è colpa tua, mamma, non è stata nemmeno mia.
Sono loro, saranno sempre loro.
Lotta per le vostre ali, quelle ali che mi hanno tagliato.
Lotta per loro, perché possano essere libere di volare più in alto di me.
Combatti perché possano urlare più forte di me.
Perché possano vivere senza paura, mamma, proprio come ho vissuto io.
Mamma, non piangere le mie ceneri.
Se domani sono io, se domani non torno, mamma, distruggi tutto.
Il testo insiste in maniera efficace su cosa significhi essere vittime di femminicidio. Perché con l’atto in sé non si chiude la parabola distruttiva del giudizio, che giustifica e perpetua la scarsa cognizione della portata del fenomeno e l’assunzione di responsabilità a cascata, dalla società a chi la compone.
Per Giulia Cecchettin e per Rita Talamelli, quest’ultima strangolata ieri notte dal marito a Fano. Per tutte le altre che non hanno più voce
. Rest in Power.



Diletta Ciociano, laureata magistrale in filosofia, masterizzata ed esperta di management delle risorse umane, professionalmente si occupa della gestione di progetti in ambito sociosanitario, pubblico e privato. Da sempre grande divoratrice di libri e film, ma appassionata di linguaggi culturali in generale, legge e dispensa consigli su cinema, letteratura, podcast e musica. Di recente trasferita negli Stati Uniti, vive a New Haven, Connecticut