L’indignazione non basta

Di fronte all’ennesimo femminicidio della studentessa padovana Giulia Cecchettin, che ancora una volta lascia senza parole, occorre innanzitutto metabolizzare il dolore ma soprattutto prendere coraggio del malessere che sta attanagliando questa società. Occorre riflettere sulla “normalizzazione” della violenza maschile sulle donne ad ogni latitudine e creare uno stigma sociale contro la violenza di genere. Bisogna capire una volta per tutte che le donne hanno gli stessi diritti delle donne e il rispetto non c’entra con l’identità. Se un uomo non rispetta una donna, probabilmente non rispetterà neanche un uomo e la costruzione di una società non violenta impone necessariamente dei cambiamenti a tutti i livelli.
C’è bisogno di una rivoluzione culturale, di azioni sensibili e di una formazione a tutto tondo che parta dai banchi di scuola per far capire ai giovani maschi che non esistono disparità e che la cultura patriarcale che attribuiva alla donna un ruolo minoritario è finita da un pezzo!!
La soluzione sta negli individui attraverso un diverso modo di agire e di pensare ancora oggi purtroppo impregnata di pregiudizi sessisti…

La verità è che non si accettano le conquiste di libertà e i diritti delle donne.
Ci vuole un cambio di passo anche nelle campagne pubblicitarie, la cui persistenza dell’immaginario iconografico di stereotipi gioca sulla normalità, ma che normalità in fondo non è e spesso racconta di uomini al centro del processo comunicativo con i pregiudizi più profondi e più diffusi. E’ necessario un effettivo impegno rivolto ad uomini e donne, a fanciulli e fanciulle sul fronte della sensibilizzazione e della comunicazione, rispettosa della rappresentazione di genere. Il coinvolgimento della scuola, della politica, dei vari ordini dei medici, degli psicologi, della stampa, le forze dell’ordine, il privato come il mondo della cultura, insomma tutti insieme possono fare tanto, soprattutto diffondere una coscienza nuova.

Comunicare con l’altro, cooperare, relazionarsi, rispettarsi ,educare non è poi cosi difficile e, diventa indispensabile premessa per cambiare…

La FAMIGLIA, in primis e la scuola poi, sono luoghi di elezione per promuovere le capacità affettive, relazionali per far nascere rapporti interpersonali armonici e positivi e dove, attraverso una pedagogia della comunicazione, del confronto e della convivenza democratica, auspicabilmente si creano le basi per impiantare una reale e ben radicata cultura del rispetto e della non violenza.

Oggi, dopo l’ennesimo femminicidio, l’indignazione davvero non basta!!!

Docente di materie letterarie alla secondaria di primo grado. A seguito di concorso ordinario ha conseguito abilitazione all'insegnamento per materie letterarie alla secondaria di primo e di secondo grado. Diversi master all'attivo di management, disturbi specifici dell'apprendimento, nuove tecnologie applicate alla didattica, una specializzazione sul sostegno. Ho svolto compiti di coordinamento in progetti contro il bullismo e il cyberbullismo e a favore legalità. Ha curato progetti di comunicazione legati al mondo scolastico, ricoprendo all'interno dello stesso importanti ruoli. Ha conseguito certificazioni B2 francese e C1 inglese, oltre al Cedils didattica per gli stranieri alla Ca Foscari di Venezia. Diverse le sue pubblicazioni: "Edufibes" con Gomez Paloma di Unisa, "Discipline letterarie" con Antonello Giannelli, "Mi voglio bene", "Il gioco dell'oca", "Commento ai commi della legge 107" e diversi libri di storia locale. È pedagogista iscritta all'albo Uniped.Campania