“C’è ancora domani” continua ad incantare le sale italiane

Foto tratta dal web


A distanza di un mese dal suo debutto, il primo film da regista di Paola Cortellesi arriva a circa 25 mln di incassi, diventando a tutti gli effetti uno dei film italiani con il maggior riscontro negli ultimi tre anni


Complici l’amata Cortellesi, questa volta in cabina di regia, uno splendido bianco e nero, la memoria tramandata dai nonni relativamente al periodo storico narrato oppure i temi caldi trattati, il miglior esordio italiano del 2023 ha finalmente rianimato i cinema, divertendo, commuovendo e facendo riflettere.

Di primo acchito, il successo della pellicola sembra inspiegabile, dato che i recenti risultati sulle produzioni italiane hanno confermato che serve uno scossone importante per regalare agli spettatori storie nuove, raccontate diversamente. Gli stilemi sembrano essere sempre gli stessi, i topoi ridondanti e così il botteghino premia i colossi americani, come Barbie e i film Marvel.

Eppure, scavando in profondità, tutto appare più cristallino. C’è ancora domani occupa il posto che merita.

“C’è ancora domani”, il lancio e la trama

La pellicola vede la luce alla Festa del Cinema di Roma 2023, accaparrandosi diversi premi, tra cui quello del Pubblicoil Premio speciale della Giuria e una menzione speciale per la migliore opera prima.  

È stato dai più definito un film con una eco neorealista: suggestione provocata dal bianco e il nero e dall’ambientazione scelta, ovvero l’Italia del 1946. Ciononostante, C’è ancora domani ha poco da spartire con quella corrente: la presenza di attori professionisti nonché la sensibilità e le scelte stilistiche di regia la rendono un’opera attualissima, che forse condivide con il neorealismo solo la potenza del messaggio.  

La protagonista è Delia, interpretata dalla Cortellesi, donna e madre in una periferia italiana del dopoguerra. I ruoli familiari la definiscono totalmente. Suo marito Ivano (Valerio Mastandrea) è un uomo violento e privo di affettività, mentre dei suoi tre figli Marcella (Romana Maggiora Vergano) è la sua pupilla per cui sogna un futuro diverso. Il sopraggiungere di una lettera destinata a Delia cambierà le sue sorti, forse solo in parte, dandole lo slancio per immaginare ancora un domani.  

Il film gioca bene con i generi e mescola i registri comico e drammatico con sapienza espressiva di grande pregio, rifinendo una pellicola che sa essere popolare e autoriale.  

Veste i panni della migliore amica di Delia l’attrice Emanuela Fanelli, simbolo incarnato di solidarietà femminile ed anche di un matrimonio basato sull’amore e sul rispetto.  

Un esordio che spezza finalmente il ritmo piatto della commedia all’italiana

Come spesso accade per le opere prime e pur avendo messo d’accordo pubblico e critica, C’è ancora domani non è un film esente da sbavature. Ma non è di questo che vogliamo parlare.  

L’esordio di Cortellesi è solido, riflette un chiaro punto di vista, una postura umana e artistica. Emerge forte e chiara l’urgenza di raccontare proprio questa storia, di calarla in un tempo e in un luogo particolarmente permeati da quelle dinamiche, di creare un ponte con il presente e il futuro, radicandosi nell’esperienza cinematografica dell’audience attraverso l’emozione.  

L’orientamento teatrale e a tratti buffo delle performance mixato con alcune sequenze, specialmente inerenti alla violenza domestica, è il risultato di un ammodernamento dei mezzi espressivi che colpisce e stupisce, nonostante le prevedibili contestazioni. La presunta decisione di “semplificare” la linea autoriale dell’opera potrebbe essere così commentata: al Linea d’ombra Festival e parlando di altro, Nanni Moretti afferma che quando si realizza un film non lo si fa per il pubblico, ma ogni regista è felice se la pellicola piace.

C’è ancora domani dimostra che autorialità e popolarità non sono poli opposti, ma possono confluire in uno stesso discorso artistico e che il pubblico italiano è in grado di apprezzare film ben fatti e con contenuti impegnati.  

Che sia l’inizio di un capitolo nuovo della cinematografia italiana, con spazio e investimenti su storie in grado di catturare il pubblico, rinvigorire le sale e consentire al cinema di esercitare il suo potere trasformativo sulla realtà.  



Diletta Ciociano, laureata magistrale in filosofia, masterizzata ed esperta di management delle risorse umane, professionalmente si occupa della gestione di progetti in ambito sociosanitario, pubblico e privato. Da sempre grande divoratrice di libri e film, ma appassionata di linguaggi culturali in generale, legge e dispensa consigli su cinema, letteratura, podcast e musica. Di recente trasferita negli Stati Uniti, vive a New Haven, Connecticut