CHI E’ IL VERO MOSTRO?

Frutto perverso degli esperimenti di uno scienziato, la creatura di Frankenstein è oggigiorno la raffigurazione stereotipata del mostro per eccellenza che incarna le nostre paure. Infatti, quando parliamo di Frankenstein, siamo soliti fare riferimento a quell’abominevole  mostro che spesso vediamo raffigurato nei libri, un ammasso di cadaveri, ma in realtà non è cosi. Infatti Frankenstein non è il nome del mostro, ma quello del suo creatore, Victor Frankenstein. A creare il mitico personaggio di Frankenstein è stata Mary Shelley che, cresciuta tra Sette e Ottocento, scrive -ispirandosi ai miti di Faust e Prometeo- uno dei più famosi romanzi di tutti i tempi, la cui genesi risale al 1816 (duecento anni fa) e la cui pubblicazione nel 1818 suscitò molto scalpore e terrore. Attualmente Frankenstein resta uno dei miti indiscussi della letteratura, proprio perché affonda le sue radici nelle paure di tutti noi. Ma chi tra il Frankenstein e il suo creatore è il vero mostro?

Siamo a Ginevra, verso la fine del Settecento. Victor è un giovane ragazzo il quale, in seguito alla morte della madre a causa della scarlattina, decide di dedicarsi agli studi di chimica e si iscrive all’università di Ingolstadt. Victor, ossessionato dall’utopia di dare corpo alla materia inanimata studia con accanimento, quando, in seguito ad alcune ricerche, pensa di aver scoperto il segreto della vita. Dopo aver trafugato corpi e assemblato la sua creatura, egli consegue però un risultato non uguale all’idea iniziale. Infatti, Frankenstein, suo malgrado, ha creato un mostro ingestibile, terribile, abominevole, disgustoso alla vista. Nel tentativo di superare i limiti umani imposti dalla legge della natura, il creatore di Frankenstein ha tentato in questo modo di sostituirsi a Dio, cercando di dare forme all’informe. Questo suo tentativo di sostituirsi al vero Creatore è stato considerato un atto titanico dalla critica, in quanto, facendo ciò ha peccato d’orgoglio, proprio come fece Lucifero. E’ perciò un individuo che viola consapevolmente le regole, caratterizzato, secondo molti critici, dalla così detta hybris greca (cioè di tracotanza).

Nella sua grande bramosia può, senza dubbio, essere accostato sia a Faust di Johann Wolfgang Goethe, lo scienziato tedesco che in cambio della conoscenza stringe un patto col diavolo, sia al Satana nel Paradise Lost (1667) del poeta inglese John Milton. Il “mostro”, dopo che viene portato in vita, scappa via e, quando ritorna dal suo creatore per chiedergli di creare una donna per lui, Victor rifiuta e il mostro gli giura guerra eterna uccidendo William, fratello minore di Victor, il padre di Victor e Elizabeth, moglie di Victor. Infatti, quello che vuole la creatura è che il suo padrone provi la sua stessa solitudine.

L’unica colpa che ha il povero mostro è quella di essere stato creato. Infatti, nato buono, è stato preso in giro da tutto il mondo che lo circonda, solo perché “diverso”. Il grande paradosso è, infatti, quello che dargli la vita ha significato per lui essere condannato alla solitudine eterna. L’unica cosa che desiderava era quella di dare e ricevere amore, essere in comunione con gli uomini, avere qualcuno con cui condividere la propria vita: chi di noi non l’avrebbe desiderato nella sua stessa condizione? I veri mostri siamo noi a considerarlo ancora come tale, questa è la verità. Il male non era lui, era altro.

 

 

 

Studentessa del Liceo classico "Tito Lucrezio Caro" di Sarno, è una ragazza simpatica ed estroversa. È appassionata di musica e di sport; in particolare di calcio. Le piace leggere libri e il suo scrittore preferito è Alexandre Dumas.