La paura non perdona

Fotografia tratta dal profilo Facebook di Leonardi

IL LATO AMARO  DEL CORAGGIO. INTERVISTA ALL’IMPRENDITORE E SCRITTORE LUIGI LEONARDI AUTORE DEL LIBRO AUTOBIOGRAFICO “LA PAURA NON PERDONA”

Nella terra martoriata dalla presenza della camorra, emergono storie di coraggio e determinazione che sfidano il potere oscuro della criminalità organizzata. Uno di questi eroi contemporanei è un imprenditore il cui nome rimane nell’ombra, ma la cui azione parla per lui: ha deciso di alzare la voce e denunciare la presenza nefasta della camorra nel tessuto economico della sua comunità.

Questo imprenditore non è soltanto un uomo d’affari, ma un paladino della legalità, ispirato dall’esempio di figure come Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Come i giudici coraggiosi che hanno lottato contro la mafia, questo imprenditore ha deciso di non chinare la testa di fronte alle minacce e alle intimidazioni, ma di affrontare la situazione con determinazione e coraggio.

La sua decisione di denunciare la camorra non è stata presa alla leggera. Ha dovuto valutare le conseguenze, sia per la sua attività che per la sua stessa sicurezza personale. Tuttavia, la sua coscienza e il suo senso di responsabilità verso la comunità hanno prevalso sulle paure. Ha capito che tacere avrebbe significato essere complici della perpetuazione di un sistema basato sulla violenza e sull’illegalità.

Denunciare la camorra non è stato un atto isolato, ma il culmine di una lunga battaglia interna tra il timore di ritorsioni e la volontà di fare la cosa giusta. Ha trovato la forza di resistere, sapendo che il silenzio avrebbe condannato la sua comunità a vivere nell’ombra della paura e dell’oppressione.

La sua testimonianza è un faro di speranza in un mondo spesso dominato dal cinismo e dalla disillusione. Dimostra che anche di fronte alle forze più oscure e potenti, c’è spazio per la resistenza e per il cambiamento. Il coraggio di un singolo individuo può accendere la scintilla di una rivoluzione silenziosa, capace di trasformare le fondamenta stesse della società.

La storia di questo imprenditore dovrebbe ispirare tutti noi a non restare indifferenti di fronte all’ingiustizia e all’illegalità. Dobbiamo essere pronti a prendere posizione, a difendere i nostri valori e a lottare per un futuro migliore per le generazioni a venire.

In un mondo dove il crimine organizzato sembra avere le mani lunghe, il coraggio di un imprenditore che denuncia la camorra ci ricorda che la speranza e la dignità umana possono ancora trionfare sul male. Il suo nome e’ Luigi, Luigi Leonardi… nome che ora sentiremo spesso nominare. Ho contattato Luigi telefonicamente , non e’ semplice incontrarsi, Luigi e’ colpito e attonito dalla decisione della Prefettura di Napoli ovvero sono state avviate le procedure per la revoca della scorta a Luigi Leonardi, l’imprenditore napoletano che venti anni fa denunciò gli estorsori che gli imposero il pizzo e che per questo ha subìto una serie di ritorsioni e minacce e che vive da circa 9 anni con una “misura tutoria di quarto livello”, quella che prevede “tutela su auto non protetta”, ovvero che si sposti su un’automobile non blindata accompagnato da uno o due agenti armati.

L’INTERVISTA

Qual è stata la sua motivazione principale nel decidere di denunciare la presenza della camorra nel suo settore di attività? Questi soggetti non risparmiano nessuno, li trovi in ogni attività e come ho scritto nel mio “La paura non perdona” a spingermi a denunciare è stata la disperazione, il vedere più volte il mio lavoro distrutto… ho detto BASTA. Una storia cominciata nel 2004 fino al 2008 dove fui sequestrato ed in fine il mio ultimo negozio bruciato e non mi fu riconosciuto il risarcimento danno dalla prefettura di Caserta.

Come ha influenzato il pensiero di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino la sua decisione di agire contro la criminalità organizzata?Quando uccisero il Dott. Falcone, avevo 18 anni e ricordo che seduto sul divano ho pianto tanto ma allo stesso tempo una voce dentro di me mi ha spinto a continuare la battaglia. Non posso accettare la supremazia della delinquenza nel mio territorio, sarebbe come accettare i 500 kg. di tritolo che hanno ucciso Falcone passivamente. È vero io ad un certo punto ho pagato il pizzo ma queste persone dopo avermi fatto saltare in aria con la macchina, avevano minacciato di uccidere i miei fratelli quindi sono sceso a compromesso.

Quali sfide ha affrontato nel corso della sua battaglia contro la camorra e come ha fatto fronte a esse? Giovanna , ancora oggi sto affrontando questa situazione con paura, angoscia, rabbia. Oggi come allora   quando ogni sabato venivano a riscuotere ed io restavo li impotente. Cosi ho denunciato, consapevole di alzare ancora di piu’ l’asticella del pericolo.

In che modo crede che il suo impegno possa contribuire a cambiare la situazione sociale e economica nella sua comunità? Il mio impegno dovrebbe essere l’ impegno di tutti. Mi sono sempre chiesto come possono pochi individui, tenere sotto scacco un milione di abitanti quali siamo a Napoli? la spiegazione è che non si denuncia. Non credo sia omertà o almeno non solo questa ,bensì reticenza , una reticenza che scaturisce dal fatto che diventa difficilissimo cominciare un percorso di denuncia.

Come valuta il ruolo delle istituzioni e della società civile nel contrastare il potere della camorra e promuovere la legalità? La Societa’ civile ha un credo, in mantra che recita ” Finche’ succede a gli altri non mi tocca” ma non è cosi. A questo si aggiungono le fiction televisive con la fascinazione della camorra come unica strada del successo e molti ragazzi piu’ deboli finiscono per imitare questi personaggi; le associazioni antiracket non ci credo piu’ , mentre le Istituzioni ho provato sulla mia pelle che spesso ci lasciano soli; hanno grovigli burocratici che ti avviliscono e spesso le sento distaccate dalla realtà, seguono i loro tempi e la loro burocrazia. Io vorrei che quando un cittadino denuncia un clan, le istituzioni ti facessero sentire al sicuro, protetto e non solo. Falcone diceva ” Mai lasciare un cittadino in balia della criminalità. Sono passati 32 anni e nulla e’ cambiato. Chi ha puo’ va via, chi non puo’ si arma di coraggio e resta.

Quali sono le sue speranze e i suoi timori per il futuro della lotta contro la criminalità organizzata nel suo territorio? La mia speranza e’ vedere lo Stato sempre piu’ presente e vincente nella lotta alla mafia, anche se comincio a sentirmi disilluso.

Quali consigli darebbe ad altri imprenditori o cittadini che potrebbero trovarsi nella sua stessa situazione? Ho accompagnato diversi imprenditori a denunciare ed a loro dico che sebbene e’ dura, non possiamo subire tale ingiustizia, vedi Giovanna, ho avuto l’ onore di conoscere il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, il quale tante volte esortava Paolo ad andarsene lontano, ebbene Paolo Borsellino, pur sapendo che da li a poco lo avrebbero ammazzato, rispose che fino alla fine voleva fare qualcosa di positivo per la sua martoriata citta’. Falcone e Borsellino restano i miei anzi i nostri fari, ripetendo il loro motto: “L’ importante non e’ stabilire se uno ha paura o meno, e’ saper convivere con la propria paura e non farsi condizionare dalla stessa.” ( Falcone) Ecco il coraggio e’ questo altrimenti non e’ piu’ coraggio, e’ incoscienza.



Laureata in Lettere - Indirizzo Moderno presso l’Università ‘Federico II’ di Napoli, è responsabile sales e marketing presso una importante azienda metalmeccanica. Dal maggio 2018, è Giornalista Pubblicista e collabora con ‘Mediavox Magazine’. Dal settembre 2016, è presidente del Comitato di volontariato ‘Ad Astra’ occupandosi dell’organizzazione di eventi culturali come mostre, convegni e conferenze, tra i quali: in tema di prevenzione dei tumori, la mostra fotografica ‘Scars of life’ presso l’Ospedale ‘Cardarelli’ di Napoli (marzo 2018) e presso il Consiglio Regionale della Campania (maggio 2018); il convegno ‘Cyberbullismo e bullismo’ – azioni di prevenzione e contrasto’, il convegno ‘Idee e strategie per abbattere la dispersione scolastica’ presso il Comando Aereoporto Militare di Napoli ‘Ugo Niutta’.