“Sei nell’anima”: il film ispirato alla vita di Gianna Nannini


Appena uscito su Netflix il film di Cinzia Th Torrini, ‘Sei nell’anima’, ispirato alla vita di Gianna Nannini, cantautrice rock di successo da più di 30 anni, film che si rifà all’ultima delle sue tre autobiografie, precisamente a ‘Cazzi miei’ (Mondadori, 2016). Di questo libro, che non ho letto, si dice che sia vibrante e scandalosamente sincero. Che descriva senza mezze misure la vita ribelle e spericolata della Nannini negli anni ottanta, cioè agli esordi non facili della sua carriera.

A 18 anni scappa di casa per andare a Milano a cercare fortuna come musicista. Il padre, ricco commerciante dolciario, si oppone fortemente alle sue scelte, ma senza alcun risultato. Nell’unico breve periodo in cui Gianna lavora con lui, è per pagarsi la fuga a Milano. Accade però che un macchinario le tranci due falangi della mano sinistra e ciò ostacoli la sua carriera di pianista al conservatorio di Lucca. Deve fermarsi al quinto anno. Proficuo invece è l’urlo lungo e disumano che lancia quando si ferisce, e che secondo il suo racconto introduce la sua voce al rock.

La vita della Nannini è intensa, tra momenti drammatici ed estatici, luci ed ombre.

Nel primo periodo di Milano è lei a scoprire in albergo il cadavere della sua amica morta per overdose. Ne risulterà segnata. Da qui un periodo di stress e disorientamento mentre che cerca instancabilmente la sua strada. Da sola, essendo il suo spirito fortemente indipendente contrario alla richiesta di qualsivoglia aiuto. Decisivo l’incontro con la discografica Mara Maionchi e la Ricordi, con cui incide il suo primo disco ma fa presto a trovarsi in forte disaccordo.

Il suo loock androgino, il forte accento toscano, il suo andare in moto come un uomo, i suoi strani capelli e il modo di porsi non vengono ritenuti adeguati per incontrare il favore del pubblico di quei tempi, ma con Gianna è impossibile trattare: o si fa come dice lei o niente.

Nel 1991, si trasferisce a Colonia per lavorare con Conny Plank, il ‘guru del sintonizzatore’, con cui sperimenta nuove sonorità da adattare al suo rock mediterraneo. Da questa collaborazione nel 1982 nasce il suo storico album ‘Latin lover’, che sarà disco di Platino in Germania, Austria, Svizzera, Italia.

Il peso del successo e i condizionamenti dell’industria discografica che la incalza, gli incidenti automobilistici subiti, il rapporto anche se temporaneo con le droghe, tutt’uno con la passione viscerale per la musica, le procurano un esaurimento nervoso che rasenta la schizofrenia e la costringe a un periodo di riposo a Siena a casa dei suoi. A questa parte difficile della sua vita il film da molto spazio, mostrando tutte le fragilità di una donna pur coraggiosa e volitiva. Molto spazio è anche dedicato a Gianna bambina, al suo ostinato amore per la musica, al tema dei suoi lunghi contrasti col padre, col quale, fin da ragazza, si realizzano furiosi scontri.

Ma è proprio il padre a recarsi in Germania per riportarla in Italia, preda di deliri, ossessioni e deperimento.
A Siena è assistita amorevolmente dai suoi e da Carla, divenuta sua compagna di vita (lo è ancora tutt’oggi, da più di 40 anni). Pian piano si riprende e torna a produrre un disco dopo l’altro e a fare concerti acclamati dagli stadi di tutta Europa.
Numerosissime le sue collaborazioni con musicisti di fama internazionale come Sting, le sue ricerche e sperimentazioni in più ambiti musicali, i premi vinti, tra cui un Tenco, le sue scritture di musiche da film per registi importanti come Michelangelo Antonioni, Gabriele Salvadores, Giovanni Veronesi. In alcuni di questi si cimenta anche come attrice.

A 50 anni, la sua ‘scandalosa’ maternità, argomento che il film però non tratta, fermandosi alla morte del padre, dove assistiamo a scene molto toccanti, che mostrano la Nannini accanto al padre nei suoi ultimi momenti di vita. Lui le dice: Mi vergognavo di te, non volevo che usassi il mio cognome, ed è per quel cognome portato da te in giro nel mondo che ora sono famoso. La Nannini canta anche per lui al funerale.

Il biopic ha condensato da tre ore di riprese un film che dura la metà. La vita della Nannini è ricchissima di eventi, dunque non era facile scegliere quelli da trattare. Ottima secondo me la selezione, anche se mi sarebbe piaciuto vedere menzionata anche la Nannini così tanto dedita al sociale o quella dei dischi d’oro e di platino famosa nel mondo, ma come ho già detto il film termina con la morte del padre.
Ho trovato inoltre un’intensità che ben corrisponde all’intensità del carattere e della vita della Nannini, anche se ho letto pareri diversi a riguardo.
Splendida interprete protagonista, l’attrice Letizia Toni, che ha mutuato magistralmente le movenze della Nannini ed ha cantato lei alcune delle sue canzoni.

Dunque un buon film, da vedere!



Foto-locandina tratta dal web


Medico Pediatra, scrittrice, editor, giornalista pubblicista. Da anni si occupa della parola, con un percorso trasversale che va dalla poesia alla narrativa, drammaturgia, saggistica. Ha al suo attivo numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Solinas per il suo fantasy ‘Una magica magia’. Ha pubblicato, ‘Il mio primo sole’, edito Oèdipus, che narra la sua storia e quella del suo paese. Il suo ultimo volume è 'Arminio&Arminio' (Marlin Editore), la narrazione del poeta italiano contemporaneo più letto. www.normadalessio.it