Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Chiara Coppola
Napoli é una metropoli che ha anticipato e anticipa i mali italiani, forse europei. Perciò non andrebbe mai persa di vista. Ciò che potremmo essere, su questo pianeta, e ciò che invece disgraziatamente siamo, a Napoli si vede meglio che altrove - Elena Ferrante.
Le quattro giornate della kermesse Agrodoc continuano e siamo arrivati al terzo appuntamento venerdì 31 maggio. La serata verte intorno alla proiezione del docufilm “4 giorni per la libertà. Napoli 1943”. Il racconto struggente delle 4 giornate di Napoli in cui il popolo si ribella alla repressione nazi-fascista e caccia dalla propria città le truppe tedesche grazie alle proprie, seppur esigue, forze.
Tante figure di spicco, tra cui combattenti stessi di quelle 4 giornate, 27-30 settembre, si susseguono nel racconto di una Napoli stanca e stremata che trova la forza di rialzarsi da sola. Sola difronte alle armi imbracciando il coraggio e la speranza di un cambiamento. “Davanti a noi o c’era il futuro o non c’era niente”. La disperazione era così forte da non fare distinzione di combattenti. In una dimensione di orizzontalità, tutti aiutavano tutti perché non esistevano piú nuclei familiari singoli, ma una sola grande famiglia in cui i figli erano figli di tutti e i nonni erano nonni di tutti. Tutti erano pronti a tutti, donne, bambini e uomini. “Fu una guerra diversa questa”, raccontano, “scoppiata non per vincere, ma per vivere, perché i nemici erano nemici diversi: non volevano rimanere, volevano distruggere vomitando morte”.
Il ventre di Napoli ha protetto molti e da madre affettuosa è ricordata da tutti.
“Se ci fosse capitale dell’anima, sarebbe Napoli”
“Il Papa è a Roma, Dio è a Napoli”.
A seguire, sale sul palco Enzo Gragnaniello che con la sua musica tocca le corde del cuore di tutti, tanto da sentirsi chiedere un doppio bis, eseguito generosamente insieme al maestro mandolinista, per poi chiudere con una standing ovation del pubblico.
La serata si conclude con l’intervento del compositore Antonio Fresa, che ha curato la colonna sonora del docufilm sopracitato. A tal proposito, pone l’attenzione ad una sezione musicale in particolare e dice: “ho inserito il ritmo incalzante del cuore che si ribella”.
Intervistandolo a proposito dell’evento e della possibilità di portare documentari e docufilm fuori dal loro contesto ordinario quale, ad esempio, la dimensione privata di una casa o di una sala cinematografica, afferma: la visione condivisa porta con sé una quota rituale, la condivisione delle emozioni. Condividere un’emozione o una scoperta é ciò per cui il cinema nasce ed é la sua dimensione ideale”.
Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Chiara Coppola