“La stagione dell’ultimo sguardo – Il commissario Vito Annone e il vetturino” è il nuovo giallo storico dello scrittore Angelo Mascolo, pubblicato dalla prestigiosa casa editrice Mursia e ambientato nel luglio del 1948 a Castellammare di Stabia. Data scelta non a caso, infatti, il 14 luglio 1948 a poche ore dall’attentato a Palmiro Togliatti, segretario del partito comunista italiano, Castellammare di Stabia è in balìa di scontri e manifestazioni di piazza e soprattutto è una città devastata dalle macerie di una guerra che sembra non finire mai. Questo è lo scenario in cui il commissario Vito Annone è chiamato ad indagare sull’omicidio di Luigi Acanfora di 32 anni, vetturino. L’assassino è legato alla situazione politica? Angelo Mascolo con particolare maestria, combina eventi di pura immaginazione con fatti storici, creando una realtà letteraria che coinvolge emotivamente i lettori. Giallo storico che lascia con il fiato sospeso dalla prima all’ultima pagina.
L’INTERVISTA
Qual è il processo creativo dietro la stesura del suo ultimo libro?Ogni storia, compresa «La stagione dell’ultimo sguardo, parte da un’idea o semplicemente osservando ciò che mi circonda. Nello specifico il romanzo, che è una continuazione dei due lavori precedenti («La primavera cade a novembre» e «Il comunista» editi da Homo Scrivens), ha voluto gettare una luce significativa su uno degli episodi più importanti della storia italiana moderna: l’attentato al segretario Pci Palmiro Togliatti. Un evento dal quale scaturiscono una serie di fatti che ancora oggi la storia italiana si porta dietro.
Ambientare il proprio lavoro su fatti realmente accaduti nel passato implica senza dubbio delle ricerche approfondite e attendibili. Quali sono state le sue fonti nello scrivere “La stagione dell’ultimo sguardo”?Le fonti principali sono costituite dall’archivio storico «Giuseppe Plaitano», fondato dal dott. Plaitano Giuseppe e riconosciuto dal ministero dei beni culturali, grazie al quale ho potuto cogliere «in presa diretta», per così dire, il clima della Castellammare del dopoguerra; importanti però sono stati anche gli apporti dell’Emeroteca Tucci, grazie alle migliaia di giornali e riviste, e al gruppo dei ragazzi del «Museo del Marchio Italiano». Giornali e rivisti, brand pubblicitari, inserti, le mode del tempo, le canzoni. Un caleidoscopio di emozioni e sensazioni per consentire al lettore di respirare quegli anni, sentendosene parte a tutti gli effetti.
Quale ruolo gioca la finzione letteraria all’interno del testo?La fictio letteraria fa da quadro alla cornice della Storia che entra a piene mani in questo romanzo. E grazie alla finzione, infatti, che è possibile rendere la macro storia un corpo fluido, snodare fatti, districare persone e personaggi, rendendoli così più vicini al lettore. “Lui lo sapeva: la guerra non sarebbe mai finita. La guerra che si trascina nelle coscienze, quella che va oltre il sangue e le raffiche di mitra; oltre le deportazioni e gli eccidi. E non sarebbero di certo bastati gli arresti di poche decine di operai per ridurre al silenzio il rancore di un Paese intero e quell’odio che bruciava nelle viscere di generazioni divise.” Dal suo libro emerge una Castellammare ferita e lacerata.
Quanto è stato importante ambientare il libro nella sua città? A Castellammare devo la nascita della mia vena creativa. Una città complessa ma estremamente viva e multiforme, da sempre laboratorio di fermenti sul piano sia politico che artistico-culturale. Per questo ho deciso di farne «il centro», fisico e creativo, della mia opera. Come è riuscito da uomo a calarsi nei panni di Teresa, la moglie del Commissario che vive il dramma della mancata maternità? Il personaggio di Teresa, come ho ripetuto in varie occasioni, è stato ed è quello più complicato da scrivere. Non solo per la prospettiva maschile, che rende tutto più inaccessibile, ma soprattutto perché Teresa non è una donna qualsiasi. È una donna che non è madre, che si sente incompleta, mutilata. Non si tratta di raccontare un semplice disagio, ma un’assenza. E l’assenza è qualcosa di estremamente problematico da restituire con la parola. Teresa, nelle mie intenzioni, è immagine e sintesi di tutte le donne del mondo. Quelle di ieri, quelle di oggi. Donne senza voce, donne che soffrono. E forse per questo, anzi soprattutto per questo, uniche.
Qual è stato l’aspetto più difficile che ha dovuto affrontare nello scrivere il libro? Dare testimonianza al dolore di Teresa.
Che cosa spera resti al lettore dopo la lettura del suo libro?La speranza, che è poi è quella di ogni autore, è che questa storia piaccia ed appassioni. Nello specifico mi auguro che restino i personaggi – Vito Annone e sua moglie Teresa su tutti – e la Storia di quegli anni perché soprattutto i giovani possano scoprirla e vedere cos’era il nostro paese in anni molto fragili e difficili, senza i quali però non avremmo avuto alcun processo democratico.
Qual è il messaggio del suo giallo?È un messaggio di felicità, per paradossale che possa essere visto che parliamo di un romanzo dove c’è del sangue che scorre. Forse proprio per questo, e per l’Italia di quegli anni, la felicità assume un valore inestimabile. La felicità come conseguenza del darsi da fare, di lottare, di riprendersi e risollevarsi dalle macerie di una guerra terribile. La felicità non come obbligo e frenesia, così come imposto dalla società consumistica, ma come approdo fatto di costanza, serietà e impegno. Nella vita personale, nel lavoro. In tutto.
Chi è Angelo Mascolo oltre la scrittura? Uno che scrive soprattutto quando non scrive.
Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".
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