“To do list”: l’ebbrezza del volo | L’esperienza unica presso l’aviosuperficie di Altavilla Silentina

Il racconto personale ed emozionale di Patrizia D’Amora

Ho atteso un anno prima di poter provare quella sensazione di euforia mista a incredulità, che tantissimi chiamano ebbrezza del volo. Esattamente un anno e sei mesi, tempo in cui ho riflettuto lungamente sul da farsi, ma credetemi se vi dico che tutto immaginavo a eccezione di quello che poi effettivamente è stato. Non fraintendetemi: avevo delle aspettative e le avevo anche di un certo tipo, ma queste aspettative sono state naturalmente disattese in positivo.

Un anno e mezzo fa, quando il pensiero di sedermi su un aereo ultraleggero accanto al pilota ha iniziato a farsi spazio nella mia mente (e precisamente a prendere posto nella cosiddetta “to do list” delle cose da fare almeno una volta nella vita), ho immaginato una crisi di panico nel momento esatto in cui avrei allacciato la cintura, proprio poco prima di decollare.
Quando poi, finalmente, il momento è arrivato, mi sono sentita stranamente calma. Un sensazione inaspettata, perché la prima volta ti immagini che possa succedere di tutto e sei preda dell’ansia, ma poi tutto si acquieta e diventa piccolo e lontano.
La mente si svuota e l’emozione cresce esponenzialmente, non appena l’aereo decolla. A distanza di un mese posso addirittura quantificare l’emozione che ho provato in quei primi attimi in cui l’aereo si stava staccando dal suolo. E la formula matematica dovrebbe essere più o meno questa: l’euforia provata è sempre inversamente proporzionale all’inconsapevolezza. In altre parole, più non ti fai domande razionali su quello che accadrà o potrebbe accadere dopo, meglio vivi l’esperienza.
In effetti, quella strana calma iniziale era probabilmente la traduzione simbolica di tre settimane di attesa per trovare la mattinata giusta in cui avrei compiuto quest’impresa. La mia parte razionale pensava che anche quella soleggiata mattina di agosto, di ormai un mese fa, avrei dovuto rinunciare e attendere che arrivasse il momento migliore. Una metafora più calzante di questa, per descrivere chi vive perennemente in attesa di qualcosa di migliore, probabilmente non avrei saputo trovarla… Ma torniamo al racconto di quella mattina.

Siamo presso l’aviosuperficie di Altavilla Silentina, un esteso campo verde dove il silenzio regna, ma è intervallato dal rilassante fruscio del vento che scuote le chiome degli alberi e dal borbottio lontano del motore di qualche mezzo agricolo in un qualche campo delle vicinanze.
C’è il vento che deve calare, il meteo da controllare e, soprattutto, bisogna trovare il giorno giusto per conciliare gli impegni lavorativi alla necessaria e insostituibile presenza dell’istruttore, Raimondo Palazzo.
Quella mattina fortuitamente tutto si incastra alla perfezione. Sarà davvero arrivato anche per me il momento giusto per volare?
Raimondo mi racconta che ha iniziato a sperimentare l’euforia del volo all’età di 2 anni e mezzo, quando si è arrampicato da solo su un albero e i suoi genitori, dabbasso, tentavano l’impossibile per riportarlo a terra senza traumi. Era solo l’inizio: in 46 anni di volo professionistico ciò che ama fare di più, adesso, è volare in totale libertà con il parapendio. In fondo, mi dice, basta salire su una qualsiasi altura con lo zaino in spalla e in un breve lasso di tempo, racchiuso in una corsa di pochi secondi verso il vuoto, sei in volo con la vela spiegata a guardare il mondo sotto di te dal punto di vista degli uccelli.
Salire sul velivolo presuppone una certa agilità che non ho, e infatti sto già pensando al momento in cui dovrò riscendere, ripetendo gli stessi movimenti fatti per salire ma ricordandomi di farli all’inverso.
Dopo questo rituale preparatorio mi siedo e attendo la fase di avvio con una certa agitazione, simile a quando si dice di avere le farfalle nello stomaco.
C’è caldissimo nella cabina ma una volta sistemate cuffie, microfono e cintura di sicurezza non resta che sigillare il portello e dare il via all’avventura. Ora non si torna indietro.
Nel momento del decollo immaginavo che avrei avuto una crisi di panico. Invece lo stupore mi ha sopraffatto. L’impressione è stata quella di fare un salto in alto alla stessa velocità di una tartaruga che cammina su un terreno sabbioso. Eppure, sulla strumentazione di bordo, risultava che eravamo saliti a 560 piedi (circa 200 metri di quota) in una manciata di minuti.

Dall’alto, in totale assenza dei normali punti di riferimento a cui siamo abituati, tutto sembra diventare più lento. Anche le sfreccianti automobili in autostrada sembrano percorrere traiettorie lineari a una velocità sempre più ridotta man mano che la quota sale. Tutto assume contorni meno nitidi e ciò che spicca è l’azzurro del cielo e il verde dei prati.
Non vedo neanche l’elica davanti a me, eppure se tento di catturare quegli istanti con un video fatto dal cellulare, i vari fotogrammi si susseguono lentamente, come in una ripresa in slow motion. Il fatto di doversi orientare seguendo l’itinerario tracciato dal monitor di bordo, o semplicemente seguendo il profilo delle montagne, incute una certa ansia, non lo nascondo. Raimondo mi spiega l’utilizzo della cloche per pilotare l’aereo. D’istinto, la prima azione – reazione che si compie quando hai i comandi di un aereo in volo tra le mani è aggrapparsi a questo piccolo volante perpendicolare al sedile, per scongiurare un’ eventuale caduta nel vuoto: proprio ciò che non bisogna fare! Il mio primo tentativo sarà spostare verso destra l’aereo per sorvolare Agropoli e la sua costa, senza ovviamente sbattere contro superfici, montagne e cose. Tentativo durato probabilmente 30 secondi, perché quando ho provato a girare lentamente la cloche verso destra ho appurato che bastano dei movimenti impercettibili per girare un intero aereo senza alcuna fatica.
La vista dall’alto è emozionante, la bellezza della costa tirrenica esplode nei colori saturi, talmente intensi da abbagliare e riempire lo sguardo. Laddove le rocce collegano il mare e la terra è un intermezzo color turchese che non si riesce a smettere di ammirare; le piccole virate dell’aereo, che con l’ala destra sembra quasi toccare il pelo dell’acqua, mi recano un brivido di euforia che sento sostare tra il collo e la schiena. Nel giro di pochi minuti stiamo sorvolando anche Paestum, e la vista dei templi dall’alto è forse quello che più mi è rimasta impressa nella memoria. Nel giro di un breve lasso di tempo ci siamo lasciati alle spalle l’azzurro e il verde di Agropoli, per sorvolare su delle chiazze squadrate di verde, misto a un arido giallo color della paglia. Chi viaggia sulle ruote sa bene che tra Agropoli e Capaccio/Paestum c’è una distanza riassumibile in 20 minuti di macchina, ma solo quando le stelle e i pianeti si allineano, tutto va bene e non c’è ombra di traffico; in aereo tutto è ravvicinato, le distanze sono convenzioni e i colori si sfumano tra loro in maniera molto netta. Non si ha il tempo di pensare perché, dall’alto, i mastodontici rettangoli di pietra bianca che resistono al tempo assumono quasi l’aspetto dei classici souvenir in plastica che i turisti acquistano sulle bancarelle. La distanza tra la Basilica, il tempio di Cerere e il tempio di Nettuno è pari a un fazzoletto di terreno brullo. Vorrei tentare di racchiudere in una foto i templi visti dall’alto, ma le piccole turbolenze rendono la mia mano instabile. Decido quindi di godermi la parte finale del viaggio di ritorno senza interruzioni, fino al momento dell’atterraggio del velivolo avvenuto senza colpo ferire: nessuna resistenza, nessun botto e, soprattutto, nessuna caduta da parte mia per aver messo i piedi nel posto sbagliato prima di scendere.

Di questa avventura in una tranquilla mattina d’estate, cosa rimane? La felicità impagabile di aver volato. So per certo che mi servirà del tempo per metabolizzare tutte le sensazioni provate: ecco perché ho deciso di scrivere le mie impressioni solo a qualche settimana di distanza. Rivivere per iscritto un’avventura talmente intensa, durata mezz’ora ma percepita addirittura più breve, mi è servito a fare chiarezza e a emozionarmi nuovamente. Ho potuto spiegare a parole un’esperienza che non ha bisogno di parole, condividendo dei pensieri e delle impressioni personali con chi è soltanto curioso di leggere. E magari questo articolo sarà utile anche a chi, invece, non aspetta altro se non decidersi o convincersi a provare qualcosa che ha sempre pensato di voler fare, ma a cui ha rinunciato da tempo per far posto all’urgenza della quotidianità.

Se anche tu sei tra questi, trovi tutte le informazioni sul sito: https://www.aeroclubbenevento.it/

Laureata in Giornalismo e Cultura editoriale all' Università di Parma nel 2018. Ha collaborato con italianradio.eu come articolista e conduttrice radiofonica di Radio Pizza Olanda, il canale di informazione per gli italiani residenti nei Paesi Bassi. Dopo una breve esperienza formativa negli studi di Radio ART si è trasferita in Svizzera e ha vissuto a Montreux. Appassionata di musica, moda, cinema e tecnologia. Attualmente, lavora per il Consorzio Gruppo Eventi.