#Roff19 | FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2024 | “Eterno Visionario” di Michele Placido

Articolo di Anna Ferrentino (AF-F)


Eterno Visionario, un nuovo progetto del regista e attore Michele Placido, in anteprima alla Festa del cinema di Roma, nella sezione Grand Public

Un film che omaggia uno dei più grandi letterari del novecento, il siciliano Luigi Pirandello. 

Placido ispirato dalla biografia di Matteo Collura “Il gioco delle parti”, rappresenta una “versione più intima” della personalità del “Maestro” e ricostruisce un tracciato della sua vita dalle solfatare della Sicilia più arretrata a Stoccolma dove vince il Nobel per la letteratura nel 1934. 

Il regista si circonda di un Cast composto da familiari e di amici come Fabrizio Bentivoglio, Valeria Bruni Tedeschi, Federica Luna Vincenti, Giancarlo Commare, Aurora Giovinazzo, Michelangelo Placido, Mino Manni, Anna Gargano, Marcello Mazzarella, Erika D’Ambrosio, tanti altri.

Eterno Visionario è un lavoro di esplorazione dell’universo “emotivo” di Pirandello che si riflette attraverso l’elegante interpretazione di Fabrizio Bentivoglio, che veste i panni di un uomo che la fama non lo sottrae dai sui problemi familiari come ad esempio il “legame conflittuale con i figli e il sogno di un amore assoluto”. Bentivoglio afferma: “Per capire le sue opere occorre studiare la sua vita”.

Ad esaltare le donne della vita di Pirandello, Placido, si serve di sua moglie l’attrice Federica Luna Vincenti nel ruolo di Marta Abba, questa giovane promessa del teatro che ammalia con la sua recitazione il “Maestro” con cui lavorerà per molti anni e diventa Musa inconsueta delle sue opere più belle. Per il ruolo della moglie Antonietta Portulano, il regista si affida all’attrice Valeria Bruni Tedeschi che veste i panni “folli” di una donna che esplode in tarda età con tutte le sue ossessioni. La stessa dice: “Riesce a dire tutto ed è proprio per questo che disturba e la mettono all’ospedale. Mi tocca molto il fatto di come la follia ci spaventi: in fondo è uno specchio, un po’ deformante, di quello che siamo”.

Il film è un incrocio tra emozioni vissute e colpi di scena che vengono raccontati, da un ormai vecchio Pirandello, attraverso dei flashback mentre viaggia in treno verso Stoccolma.

Un insieme di “episodi” che ci conducono nella società del primo novecento: i teatri di Roma, la Stoccolma dei Nobel, la Berlino dei cabaret e di Kurt Weill, la Sicilia arretrata degli zolfatari e degli arcaici paesaggi, la bellezza incantata di Milano, l’America che ne consacra il genio a Hollywood e a Broadway. 

La sua mente viene attraversata dai fantasmi di un’intera esistenza, ad esempio come la follia della moglie, incapace di comprendere e accettare la scelta di vita di un artista predestinato. 

Oppure l’amore dirompente e impossibile per la sensuale Marta. L’attrice Vincenti confessa: “Questo personaggio mi ha ricordato il mio incontro con Michele: Marta Abba conosce a 25 anni Pirandello e lo stesso rimane folgorato di lei. Uno attinge dall’altro energie vitali: per loro sono stati 9-10 anni importantissimi”.

L’autore letterario rivive anche il fascino e la magia dei personaggi che hanno popolato la sua vita e ispirato la sua arte. 

Un aspetto interessante il burrascoso legame con i figli, schiacciati dal genio paterno e per questo incapaci di volare con le proprie ali come ad esempio Stefano, il “guardiano” della carriera del padre che per quanto voglia staccarsi come era accaduto agli altri fratelli resta a fare da sostenitore al padre. Giancarlo Commare: “E’ stato un lavoro di ricerca di gruppo che ci ha portato a collaborare e a rendere più credibili e reali i nostri personaggi”.

I tratti della sua carriera sono una “messa in scena” dei momenti anche precedenti alla prima di “Sei personaggi in cerca d’autore”, al Teatro Valle, a Roma. Uno spettacolo per cui il pubblico non era pronto essendo innovativo quanto duro, fatto di vita privata, di follia, di momenti scabrosi e dolorosi. “Il pubblico va preso a schiaffi” diceva Pirandello nel teatro Romano ma non fu una prima favorevole: lo spettacolo sarebbe stato fischiato e contestato dal pubblico.

Pirandello portato sul grande schermo non solo viene rappresentata l’immensità di un uomo ma sembra essere un ritratto personale del regista, infatti lui stesso afferma “Ho dovuto raggiungere questa età (circa 80 anni) per riuscire a fare questo film”. Un miscelarsi di esperienze personali con quelle reali dell’autore che tracciano il profilo di una “vecchiaia” che spaventa. Il distacco generazionale tra la giovane attrice con il “Maestro” portano l’autore a doversi guardare dentro e ammettere quasi la sua amara realtà; “Guarda sono vecchio con un cuore giovane”… Un genio capace di trasformare in Arte la propria infelicità. 

Un film di metafore che portano a riflettere sul tempo vissuto da condurre lo stesso spettatore a chiedersi “per cosa ho vissuto?”.

La sceneggiatura di Placido stesso  in collaborazione con Matteo Collura e Toni Trupia, prodotta da Federica Luna Vincenti per Goldenart Production con Rai Cinema in co-produzione con GapBusters, una coproduzione italo-francese della Comunità del Belgio è costata “circa 11-12 milioni”, un piano finanziario elevato. Un intenso lavoro, cominciato circa nel 2023, che ha curato meticolosamente. 

Lo stile registico di Placido è uno tratto distintivo del suo lavoro: scene curate nei dettagli; costumi affidati al tempo; scenografie fedeli all’ambientazione ma come sempre affidarsi alla tecnologia digitale non rende giustizia ad un progetto caratteristico e storico. Gli “effetti speciali” distraggono ma soprattutto evidenziano la “finzione”, ad esempio: la neve che cade ma non tocca i corpi. “Per un film del genere era fondamentale avere una scenografia importante” afferma il regista, perché è stato un progetto molto complesso sotto il profilo tecnico”.

In uscita il 7 novembre, Eterno visionario è una pellicola di tante metafore sulla “vecchiaia” e sulla nostra incapacità di accettarla.


Articolo di Anna Ferrentino (AF-F)

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