Antologia sarnese: un appassionante viaggio nella memoria

Un prezioso volume per festeggiare i 18 anni del Mensile “Eventi”

La copertina del libro
     

“Antologia sarnese”, un libro che contiene un mondo

In occasione dei 18 anni di “Eventi”, Livio Pastore, direttore della Rivista, realizza una splendida iniziativa editoriale

Noi abbiamo un bisogno di storia, che non nasce nel corso della nostra vita, nasce insieme con noi. In nessun momento possiamo, infatti, essere noi stessi sia come individui sia come comunità, se non abbiamo una visione storica di noi stessi. Se non abbiamo, cioè, un’idea di ciò che eravamo nelle varie fasi della nostra vita e di ciò che ci ha fatto diventare quel che siamo oggi. Nessuna identità può, in effetti, sussistere senza un tale retroterra di memoria e di coscienza. Né si tratta di un retroterra fissato una volta per sempre. In ogni momento della nostra vita noi lo ricordiamo e lo raccontiamo in modo nuovo, e magari anche molto diverso da ieri.” Così ha scritto sul Corriere della Sera il grande storico Giuseppe Galasso. Usando parole che ben si confanno a questo splendido volume, Antologia sarnese, che si muove con risultati suadenti e originali tra storia e memoria.

Il merito di questa pubblicazione va tutto al Direttore editoriale di Eventi, Livio Pastore, che ha raccolto, in questo primo volume, dopo 18 anni di presenza di questo Periodico nel panorama editoriale regionale, una parte dei più interessanti articoli sulla storia della comunità sarnese. Dopo una bella Prefazione di Vincenzo Salerno, Assessore alla Cultura al Comune di Sarno, il libro squaderna una serie di articolate sezioni, di cui noi, per motivi di spazio, citeremo solo alcuni articoli, fermo restando che tutti sono di alto valore documentario e giornalistico.

Una prima sezione introduttiva si apre con l’appassionato saggio di Raffaele Capasso sulla storia dello stemma di Sarno, scritto attingendo alle fonti di Raimondo Amato e Pietro Nocera: ne vien fuori il simbolismo dell’Ippogrifo, “metà cavallo, metà grifone, simbolo di dio Apollo, dio del sole, secondo alcuni mitologi; dio delle muse, secondo altri”. Le ali sono il simbolo delle vele, del viaggio marino e la direzione è quella da Oriente a Occidente. In realtà, questo animale fantastico riassume in sé la storia vera della migrazione dei Pelasgi da Est ad Ovest e l’arrivo in una terra bella e fertile, la Valle del Sarno, che era contigua a quella che poi fu denominata Campania Felix.

La seconda sezione presenta uno squarcio sulla profonda e originale cultura folklorica della città di Sarno. Dopo la carrellata sui riti pasquali delle Croci e dei paputi, il libro propone, tra gli altri, due articoli di Franco Salerno. Il primo su San Matteo, visto come “luogo dell’anima”, che si incardina intorno all’effigie della cosiddetta “Madonna Greca”, il cui tipo iconografico è quello della “Vergine che indica la via”. Ritorna il tema del Viaggio, assiale nell’immaginario collettivo sarnese e nell’insieme dei canti che tra l’8 e il 12 settembre vengono intonati a “Mamma Schiavona”, mentre si verifica l’ascesa lungo le rampe Terravecchia, che mima l’azione del Viaggio dell’esistenza. Il secondo articolo ricostruisce la storia della statua dell’Immacolata, vero gioiello artistico, realizzato nel 1696 dal grande scultore Gaetano Patalano. Un’opera che affascina l’intera comunità sarnese, che segue con grande devozione la processione dell’8 dicembre, affascinata dagli occhi della “Tutta  pura”, dal suo splendido mantello celeste, simbolo dell’Infinito, e dal corredo di stelle, simbolo dell’onniveggenza divina, di cui Maria è circonfusa.

La terza sezione “Usi, riti, costumi e mestieri” offre una suggestiva panoramica di questo aspetto della vita sarnese. Luisa Crescenzi ha trattato con la sua squisita e finissima penna, la “Befana del vigile urbano”, la storia dello calzolaio Verdino, il concetto dell’abito come memoria e, soprattutto le ritualità del matrimonio nella prima metà del ‘900 (dalla pratica magica dell’indovinar la sciòrta del futuro fidanzato al fidanzamento ufficiale, dalla preparazione del corredo alla sistemazione di un pettine e di una forbicina sotto il cuscino, dal ricchissimo pranzo nuziale al viaggio di nozze che solo pochi allora potevano concedersi, recandosi al massimo a Pompei o a Napoli).

Altrettanto rivelatori di dettagli inediti sono gli interessantissimi articoli di Gaetano Ferrentino su alcune figure a tutti note (come Zi’ Fonzo e Zi’ Ngiulillo, gli storici zeppolari di Sarno) su sarti, scarpàri e cavararàri e soprattutto su un personaggio mitico, che i giovani non conoscono, come Luigi Tambone, “pioniere dei fotografi”, che, unico fotografo di Sarno dal 1935 al 1952, ha ritratto “le cose belle e le cose brutte”, compresi i protagonisti della Seconda Guerra Mondiale, come i soldati inglesi, che volevano informare così le loro famiglie sul loro buono stato di salute.

Ma il caleidoscopio delle immagini e dei ritratti non si ferma qui. A completarlo ci sono le ultime due sezioni. Una è quella relativa ad “arte e spettacolo”, in cui campeggiano la Musica (con Pietro Marmino, direttore di notissime Bande come quella di Gioia del Colle e degli Abruzzi; con Alfonso Salerno, il cui profilo è stato ricostruito da Viridiana Myriam Salerno nella sua presenza attiva all’interno degli ambienti musicali romani e nella sua produzione di colonne sonore di celebri film come “Fiesta” e “La luna e sei soldi”; con i Maestri Raffaele Vincenti, Giuseppe Crescenzi e Luciano di Sarno), la Pittura (con i Maestri Piero Crescenzi, Salvatore De Angelis e Anna Crescenzi, autori di pregevoli opere) e lo Spettacolo (con Gloria Mazza e Antonio Izzo, protagonisti di performance eccellenti su palcoscenici prestigiosi). Una bella nota di costume è stata scritta da Livio Pastore sulla sfortunata, ma entusiasmante, gara televisiva di “Campanile Sera” del 1959, in cui Sarno fu sconfitta da Saronno. Infine, l’ultima sezione (di certo, non per importanza) dedicata da Gaetano Ferrentino allo sport: in queste pagine si delineano l’attività e le speranze di campioni locali, che molti tifosi ricordano con grandissimo affetto.

In conclusione, un libro, come ce ne sono pochi, in quanto si configura come la storia di una marqueziana Macondo del Meridione d’Italia, un mondo piccolo, però espressione dei grandi valori di una nobile Comunità, che, grazie a queste pagine sarà meglio conosciuta dai suoi cittadini e da coloro che amano la Grande Bellezza dell’Italia.

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Raffaele Di Matteo, dopo la Maturità classica, consegue la Laurea quadriennale in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Salerno, discutendo la Tesi in Istituzioni di Diritto Pubblico, dal titolo “Diritto dell’informazione radio-televisiva e nuove tecnologie”. È Avvocato Cassazionista. Coltiva, fin dall'adolescenza, la sua passione per la scrittura e per il giornalismo. Viene accreditato ad importanti ed internazionali Eventi come, ad esempio, il Festival di Sanremo, l'Ischia Film Festival, il Taormina Film Fest e l'Italian Movie Award. E' Presidente dell'Associazione culturale "Mediavox" dal 2012 e Direttore editoriale della Testata Web "MediaVox Magazine" dal 2015.