PREMIO PAOLO LEONELLI 2024 QUANDO IL CORAGGIO DIVENTA ARTE: CATALDO E GIOVANNI APREA FAMIGLIA DI MAESTRI D’ASCIA SORRENTINI DA OLTRE DUE SECOLI

Cataldo e Giovanni Aprea, padre e figlio, sono maestri d’ascia che con il loro lavoro hanno saputo costituire un profondo legame con il territorio sorrentino e lasciato un significativo segno nella nuatica italiana.

Dal 1760 la famiglia Aprea è attiva nel borgo marinaio di Marina Grande di Sorrento dove è sito l’Antico Cantiere del legno Aprea che si occupa sia della costruzione di nuove barche sia della manutenzione, del restauro e della riparazione di antiche barche. Maestro Cataldo negli anni 80’ seppe resistere all’avvento delle barche in vetroresina e continuò con tanto coraggio e professionalità, a costruire imbarcazioni in legno che sono diventate un vanto internazionale nell’arte marinaresca come la PIANOSA o la BARCA DI SAN PIETRO.

L’INTERVISTA

La prima domanda è per Lei: qual è stato il primo progetto che ha visto la luce grazie al suo intervento ma soprattutto in che cosa consiste il lavoro di un “Maestro d’ascia”? “Maestro d’ascia” è colui che è abilitato a costruire imbarcazioni di circa 150 tonnellate di stazza, interamente in legno. Per ottenere questa qualifica bisogna innanzitutto essere iscritto nel libro della “Gente di mare” tenuto presso la Capitaneria di Porto e, poi, venire assunto presso un cantiere abilitato. Infine, dopo 36 mesi di preparazione, occorre sostenere un esame. La famiglia Aprea ha iniziato nel 1790 con la progettazione e la costruzione dei gozzi sorrentini che venivano commissionati principalmente da pescatori, perché il gozzo nasce come barca da lavoro. Ogni gozzo veniva realizzato diversamente in base alla modalità di pesca a cui erano destinati. Per esempio, per la pesca di acciughe si usavano modelli più filanti e manovrabili mentre per la pesca con reti di profondità i modelli erano più larghi, per avere maggiore portata. Il primo gozzo a cui ho lavorato è il “Pianosa”. Era il 1947 e avevo 15 anni.

Da chi ha imparato questo lavoro? Questo mestiere viene tramandato da padre in figlio, da generazioni. Io l’ho imparato da mio padre Cataldo Senior. Mio figlio Giovanni lo ha imparato da me. E lui lo insegnerà a suo figlio Cataldo.

Giovanni le prossime domande sono per Lei: che differenza c’è tra costruire e restaurare una barca? La costruzione è un progetto nuovo e ben definito nelle fasi iniziali. Il restauro di una barca può essere più complesso di un progetto nuovo perché bisogna analizzare bene prima la struttura della barca, immedesimandosi nel maestro d’ascia che l’ha costruita, per poi eseguire i lavori senza stravolgere l’imbarcazione, in modo da ottenere un risultato filologico e preservare l’autenticità della barca. In quel caso bisogna soprattutto avere grande conoscenza delle proprietà del legno utilizzato al momento della costruzione e di quello che si userà per la sua sostituzione.

Michelangelo Buonarroti affermava che lui “liberava i personaggi dal marmo” invece quale relazione c’è tra voi e il legno? E’ giusta l’affermazione che è la natura intrinseca del legno che determina il progetto finale? Esatto. Il maestro d’ascia, quando inizia un progetto, va alla ricerca di stortami con le giuste venature del legno per poter avviare la costruzione delle ruote di prua e di poppa, delle ossature e delle altre parti di struttura. Così, sfruttando la natura del legno, si rende la barca robusta e sicura.

Il “Maestro d’ascia” è un lavoro che ancora oggi ha un richiamo presso i giovani? E che cosa bisogna fare per tramandare tutto questo antico sapere? Il mestiere del “maestro d’ascia”, nonostante il passare degli anni, continua ad attirare ragazzi con la passione per il mondo della nautica e della costruzione navale con l’antica tecnica del legno. Il nostro cantiere è un riferimento per molti giovani appassionati e predisposti ad imparare questo antico mestiere, che può essere appreso solamente con l’insegnamento e la pratica. Presso di noi si sono formati, per esempio, studenti di istituti nautici come “Nino Bixio” di Piano di Sorrento e ragazzi provenienti dall’estero; ragazzi che, anche grazie alle nuove tecnologie, hanno appreso l’arte e il mestiere di progettare, costruire, restaurare e manutenere le imbarcazioni di legno, conseguendo la qualifica di “Maestro d’ascia”.Tramandare tutto questo, per noi appassionati all’arte marinaresca, è un piacere e una speranza per il futuro.

Di che cosa si occupa il vostro Antico Cantiere del Legno Aprea? Il cantiere di Sorrento è e resta il luogo dedicato al gozzo sorrentino in legno. Il cantiere di Torre Annunziata, invece, è destinato alle imbarcazioni sempre in legno ma di più grandi dimensioni, sia a vela sia a motore, che da noi vengono progettate, costruite, restaurate e mantenute utilizzando materiali e tecniche tradizionali. Ci occupiamo anche dell’allestimento dell’armo a vela latina.

Nel 2022 avete costruito la “Barca di San Pietro” che, poi, e stata donata al Santo Padre Francesco che l’ha voluta all’ingresso dei Musei Vaticani. Parlateci di questa bellissima esperienza. Il progetto nasce dalla commissione degli armatori Bruno e Mariano Aponte, i quali desideravano fare un dono al Papa per ricordare il padre Pietro Aponte. L’imbarcazione che abbiamo realizzato è la rappresentazione filologica della c.d. “Barca di San Pietro” i cui resti, ritrovati sul Lago di Tiberiade, sono ad oggi conservati nel museo Ygan Allon in Galilea. I lavori sono iniziati con un accurato studio delle tecniche costruttive e dei materiali del 40 a.C., epoca a cui risale l’imbarcazione. Pur sapendo che era un progetto destinato ad un museo, il nostro cantiere ha voluto progettare e realizzare la barca nelle dimensioni originali del rilievo del relitto (8.80 metri), con materie dell’epoca e con tutti i requisiti per poter navigare. Le vele sono in lino e cotone cucite a mano, il cordame è stato utilizzato con filamenti di canapa e per l’ancora abbiamo utilizzato una pietra.Aver realizzato questo progetto è un grande motivo di orgoglio per l’Antico Cantiere del Legno e per tutti coloro che hanno contribuito alla costruzione di questa barca. Siamo orgogliosi perché rimarrà nella storia questo dono tanto apprezzato da Papa Francesco il quale, infatti, ha voluto fortemente che fosse visibile a tutti coloro che varcano l’ingresso dei Musei Vaticani.8) E attualmente cosa bolle in pentola?Oggi in cantiere, dopo il successo del Gozzo di 10 metri, modello G10, stiamo iniziando una costruzione ispirata a tale modello ma con una lunghezza di 12 metri che unisce modernità e tradizione.

Il 25 novembre 2024 vi verrà consegnato il Premio Paolo Leonelli per l’Arte in quanto con il vostro lavoro avete promosso la cultura e la bellezza dell’identità territoriale della Penisola Sorrentina in Italia e nel Mondo. Condividete con noi le vostre emozioni. Mio padre e io siamo onorati di ricevere il Premio Paolo Leonelli.Per quanto mi riguarda, fin da piccolo sono stato preso da questo bel mestiere, anche perché avendo tutto sotto casa ed è iniziato come un gioco. Durante il tempo trascorso insieme nel cantiere di famiglia a Marina Grande mio padre mi ha insegnato ad apprezzare non solo la nostra arte, del maestro d’ascia, ma tutte le forme di Arte che si praticavano nella nostra penisola. Ho conosciuto tanti artigiani Sorrentini che frequentavano il nostro cantiere; ricordo le storie che raccontavano per far capire l’importanza della passione che viene trasmessa da generazione a generazione e l’effetto che avevano su di me giovane. I loro racconti mi davano energia positiva e, in quel tempo della mia vita, mi sono servite a non farmi distrarre da quanto accadeva velocemente intorno a me. La frase più frequentemente detta da mio padre è: “bisogna salvare le tradizioni del passato per avere un sereno, robusto presente/futuro”. Oggi Antico Cantiere del Legno Aprea 1760 conserva un patrimonio culturale ricco di tradizione che viene proiettato in un futuro che servirà ad emozionerà nuove generazioni di armatori, nuove leve che vorranno fare parte di questa Arte e di questo Mestiere.Il Premio Paolo Leonelli segnato al nostro Antico Cantiere del Legno Aprea 1760 vorrei dedicarlo anche alle persone che non ci sono più, a quelli che credevano molto nell’Arte del “maestro d’ascia”, a quelli che la notte non dormivano per immedesimarsi in una linea di una barca così da dare vita a una creatura sicura e robusta, idonea per solcare il mare della nostra magica Penisola Sorrentina. Infine, lo dedico anche alla mia famiglia e a mia moglie Anna che mi sopportano e, soprattutto, a mia Madre e a mio Padre.



Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".