L’avventura di Angela Procida nel nuoto paralimpico è la sua potente risposta a non arrendersi alle avversità che la vita ha posto sulla sua strada a causa di un incidente stradale che nel 2005, all’età di 5 anni, le provocò una lesione spinale condannandola all’uso della sedia a rotelle. Il 19 settembre 2024 insieme a tutta la folta schiera della Nazionale Italiana di Atleti Paralimpionici presente alle Olimpiadi di Parigi 2024, Angela Procida è stata ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al Quirinale.
Angela ha diverse vittorie al suo attivo: nel 2019, ai campionati del mondo di Londra, ha conquistato la medaglia di bronzo nei 100 dorso e una d’argento nei 50 dorso; alle Parolimpiadi di Tokyo 2020 si è pizzata quinta nei 100 dorso e nel 2022 ha vinto il primo oro ai Mondiali di Madeira nei 200 metri stile libero.
L’INTERVISTA
Domanda d’obbligo. Che cosa ha provato quando ha capito che aveva vinto la medaglia di bronzo nei 100 metri dorso alle Paralimpiadi di Parigi 2024? Le emozioni che ho provato sono indescrivibili, perché sono emozioni/sensazioni che se non provi sono complesse da spiegare a parole, so solo che mi sono sentita “svuotata” di tutto ciò che viene definita “emozione negativa”, dando spazio così alla felicità.
Com’è nata la sua passione per il nuoto? La mia passione per il nuoto, come tutte le cose belle, è nata un po’ per caso, non avrei mai pensato di poter praticare nuoto a livello agonistico, ma quando dopo un consiglio da parte di un’amica ho sperimentato la sensazione di libertà che mi ha dato l’acqua, e la competizione, non ho più potuto farne a meno.
Qual è l’atteggiamento che più non sopporta da parte del mondo dei “normali”? Il loro sentirsi superiori non solo nel campo della vita, ma anche sportivo, il vederci come sportivi dilettantistici e il pensare che per noi ci siano meno sacrifici e difficoltà di allenamenti. Inoltre, odio le parole di pietismo.
Quando ha capito che la scelta del nuoto, nonostante le difficoltà, sarebbe stata la sua strada per ritornare a credere nella vita?Ovviamente nella vita non ho mai smesso di credere perché la mia famiglia mi ha sempre insegnato che bisogna apprezzare ogni cosa, soprattutto le piccole cose. Più che altro il nuoto mi ha fatto capire, nell’età adolescenziale, che anche io potevo avere un sogno, un obiettivo da raggiungere con tutta la mia determinazione. D’altronde mi ha fatto capire effettivamente che la vita è composta da piccoli step e obiettivi che si possono raggiungere con il tempo e soprattutto come tutti gli altri: con amore, passione e sacrificio.
E’ stata mai oggetto di atti di discriminazione in quanto atleta donna? Come atleta donna e ciclista ho notato che il mondo del ciclismo, come suppongo lo siano altri sport, è composto da molto maschilismo. Per fortuna, nel nuoto ciò non è mai accaduto, perché mi sono sentita sempre valorizzata in tal senso, ciò che mi sconforta sono le notevoli differenze che noto tra un atleta olimpica e paralimpica.
Quando ha iniziato a nuotare si aspettava che un giorno avrebbe indossato la maglia azzurra? Non l’avrei mai immaginato in tutta la mia vita, ma sognato sì, perché quando un atleta si allena sogna sempre di poter raggiungere il proprio sogno, il mio era riuscire a conquistare una medaglia alle Paralimpiadi.
Domanda provocatoria. Ritiene che la sua disabilità le abbia “regalato” una diversa scala di valori della vita? Penso proprio di sì, mi ha fatta sicuramente crescere più velocemente e capire effettivamente chi mi volesse davvero bene, inoltre mi ha insegnata ad essere più combattiva, determinata, poiché certe volte per me era una battaglia anche svolgere un’attività di vita quotidiana.
Qual è un messaggio che vorrebbe dare ai giovani che spesso sono sfiduciati? Più che ad accettarsi, i giovani devono imparare a credere in se stessi, perché tutto alla fine con amore si può concretizzare, bisogna credere nei propri sogni, e che esistono sempre le seconde possibilità, o meglio che la vita è fatta di seconde, terze possibilità che devi soprattutto crearti da sola credendoci sempre.
Oltre a essere un’atleta lei è anche un ingegnere. In che cosa si è specializzata?Adesso sono un ingegnere biomedico, che si occupa quindi di progettare, realizzare e gestire la tecnologia che serve al medico. Sono le due cose che amo di più: le materie scientifiche e la medicina.
Il 24 novembre 2024 sarà premiata al Premio Paolo Leonelli nella sezione sport in quanto con il suo impegno ha promosso la cultura e la bellezza dell’identità territoriale della Penisola Sorrentina in Italia e nel Mondo. Condivida con noi le sue emozioni. Ogniqualvolta che ricevo un premio o un riconoscimento per la promozione dei valori positivi del mio territorio è un’emozione, perché la mia terra rappresenta per me motivo di vanto ed orgoglio, inoltre, non potrei mai pensare di vivere altrove, è il mio presente e sarà il mio futuro.
