PREMIO PAOLO LEONELLI 2024 I COLORI DELLA MUSICA: RAFFAELLO CONVERSO

PREMIO PAOLO LEONELLI 2024 | I PREMIATI: FOCUS SU RAFFAELLO CONVERSO


Artista poliedrico che passa dalla musica classica napoletana a quella contemporanea, dal canto alla recitazione con estrema naturalezza: Raffaello Converso. Suona la chitarra, il violino, il mandolino e il pianoforte ma soprattutto con la sua voce cristallina porta nel mondo la canzone classica napoletana che rappresenta l’identità di un popolo.

Figlio d’arte, voce intensa, dopo aver studiato violino e mandolino presso il conservatorio di Napoli di San Pietro a Majella, nel 1996 Converso entra a far parte nella compagnia teatrale Media Aetas diretta dal Maestro Roberto De Simone con il quale inizia un lungo sodalizio artistico. Tra gli altri partecipa alla (1998) La Gatta Cenerentola, (2001) L’osteria di Marechiaro e (1997) Li turchi viaggiano.E’ uno degli artisti napoletani più apprezzati all’estero, nel 2005 si esibisce in Germania con lo spettacolo “Conversando con Napoli” e nel 2006 è solista nel concerto “Napoli-Vienna sotto il Vesuvio” con la Nuova Orchestra Scarlatti. Nel 2014 si esibisce al Teatro San Carlo di Napoli nel concerto/spettacolo sulla produzione artistica e poetica della canzone napoletana “L’armonia sperduta” che vede alla luce grazie alla sua collaborazione con il Maestro Roberto De Simone, nel 2021 nasce il progetto “Canti de la Dimenticanza” del Maestro De Simone e di Converso in cui sono in evidenza le sue qualità vocali e la sapienza compositiva del Maestro De Simone.

Converso è un artista dirompente che riesce abilmente a intrecciare varie espressioni artistiche che lo rendono padrone della scena. Dotato di una raffinata sensibilità artistica che lo porta a partecipare a spettacoli teatrali e televisivi e a manifestazioni televisive in Italia e all’estero.

Nello spettacolo “L’Historie du Soldat” di Igor Stravinskij svoltosi nel 2004 al Teatro dell’Opera di Roma, Converso mette in evidenza tutte le sue pregevoli doti di attore. Raffaello Converso riesce a riempire di emozioni vibranti le canzoni della musica classica napoletana e la sua voce avvolgente fa vivere al pubblico momenti di grande intensità.


L’INTERVISTA

Lei è un cantante e un polistrumentista. Come si è avvicinato al mondo della musica? Sono cresciuto in una famiglia dove la musica, il teatro e le canzoni napoletane erano pane quotidiano! Mio padre, Pasquale Converso, cantante e caratterista, negli anni ’50 fondava il “Trio Convers”, il primo gruppo napoletano per il teatro di varietà, speciali nel proporre in chiave comico-satirica il loro repertorio di canzoni concertate a tre voci. L’approccio con gli strumenti è avvenuto in modo naturale, in casa mia c’erano vari strumenti, la chitarra, il mandolino e il pianoforte, all’epoca ero appellato come “bambino prodigio”, tant’è che a nove anni debutto suonando il mandolino in una trasmissione televisiva di un’emittente locale, si chiamava: “Napoli in carrozzella” di Renato Ribaud. Contemporaneamente allo studio del violino al Conservatorio di Napoli “San Pietro a Majella” inizio ad esibirmi insieme a mio padre sia come mandolinista sia come cantante chitarrista cominciando così a conciliare lo studio all’attività artistica, in quegli anni oltre al repertorio di musica classica inizio ad apprezzare e ad appassionarmi alla canzone napoletana che ascoltavo dalle voci di mio padre e mia sorella Maria e da quelle dei cantanti della tradizione attraverso i numerosi vinili che avevamo in casa.

Quanto lo studio fatto presso il Conservatorio di Musica di Napoli “San Pietro a Majella” ha influenzato il suo lavoro? Lo studio del violino e del mandolino presso il Conservatorio di musica di Napoli è stato indispensabile per poter affrontare nel modo più giusto i vari repertori che ho voluto portare in scena nel corso della mia attività artistica, sia come cantante che come strumentista. Ricordo che nel 2004 fui chiamato dal Maestro De Simone per prendere parte alla messa in scena de “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” di Claudio Monteverdi nel ruolo dello Storico, che si tenne al Teatro dell’Opera di Roma. Aver studiato precedentemente il periodo musicale del ‘500 mi ha sicuramente giovato per la buona riuscita della mia performance nello stile del recitar-cantando monteverdiano. Grazie alla conoscenza del mandolino sono riuscito a mettere in repertorio la famosa Canzonetta “Deh vieni alla finestra” tratta dal Don Giovanni di Mozart, cantandola e suonando contemporaneamente le parti contrappuntistiche di mandolino.

Quali sono i suoi punti musicali di riferimento? La mia prima esperienza professionale è avvenuta nel 1986, presi parte alla colonna sonora del film Scugnizzi di Nanni Loy con le musiche di Claudio Mattone, ebbene, da allora ho iniziato sempre più ad interessarmi alla musica di periodi precedenti, andando a ritroso nel tempo, quella del ‘900 e dell’800 napoletano, Tosti, Costa, De Leva, Di Giacomo, Bovio, Viviani, Russo, la musica della scuola napoletana del ‘700, Paisiello, Cimarosa, Pergolesi, Vinci fino ad arrivare alle cinquecentesche villanelle della “Napoli gentile”. I miei riferimenti per quanto riguarda lo stile vocale della canzone napoletana sono le antiche voci come quelle di Sergio Bruni, Franco Ricci, Gilda Mignonette, Amedeo Pariante, Nunzio Gallo, Mario Abbate. Ad ogni modo ascolto e studio tanta musica, amo molto quella dei compositori brasiliani come Antonio Carlos Jobim.“La Gatta Cenerentola”, L’Opera buffa del Giovedì santo, Requiem in memoria di P. P. Pasolini questi solo alcuni spettacoli firmati da Roberto De Simone.

Qual è l’insegnamento artistico più significativo che porta nel suo bagaglio professionale del Maestro? Per quanto riguarda il M° Roberto De Simone posso sicuramente affermare di ritenermi fortunato per averlo incontrato sul mio percorso artistico. Lavorare con lui da circa trent’anni, prendere parte alle sue opere è stata e continua ad essere per me una grandissima opportunità di crescita artistica. Negli ultimi anni abbiamo realizzato tanti progetti insieme, “L’Armonia sperduta”, “Canti de la dimenticanza”, “Di Giacomo in the mood”, ha scritto meravigliose partiture prettamente per la mia voce, due prodotti discografici all’attivo ed uno in lavorazione. Tra i tanti insegnamenti che mi ha trasmesso vi è sicuramente l’attenzione allo stile vocale da attivare a seconda del repertorio che si propone e la massima cura dei dettagli, sia dal punto di vista musico-teatrale che vocale ed interpretativo.

A quale spettacolo a cui ha partecipato è più legato? E perché? Sicuramente allo spettacolo “Conversando con Napoli”, un concerto che aveva come protagonisti oltre a me, mio padre e mia sorella, tre generazioni a confronto in un dialogo musicale nella canzone napoletana. Lo ideai da giovanissimo e scelsi il titolo giocando col mio cognome, debuttammo per la prima volta nel Chiostro di San Francesco a Sorrento alla fine degli anni ottanta, da allora tante repliche tra Italia ed estero. Amavo cantare insieme ai miei, mi sentivo completamente a mio agio.Conversando con Napoli, La musica che gira intorno, ecc. Lei porta Napoli nel mondo.

Che cosa significa rappresentare Napoli attraverso il canto? La canzone napoletana è conosciuta in tutto il mondo! Attraverso il canto prodotto, il pubblico estero inevitabilmente riceve i nostri suoni pregni di storia, tradizioni e contraddizioni di una città particolare come Napoli. Posso dire che rappresentare Napoli con la mia musica è un privilegio, provo sempre grande piacere quando mi trovo all’estero e mi esibisco per un pubblico prevalentemente locale il quale pur non comprendendo bene le parole dei brani epocali del repertorio napoletano che canto, e mi riferisco particolarmente ai brani a loro sconosciuti, ne apprezza evidentemente la messa in musica e l’interpretazione dimostrandomi sempre grande affetto e calore.

Nell’epoca del neomelodico, del pop, del funky, del rap come riesce a trovare spazio la canzone classica napoletana? Napoli nel settecento è stata la capitale della musica europea, in quel tempo arrivavano in città musicisti come Mozart, interessatissimi al fermento musicale del momento. Nell’ottocento Wagner venne a Napoli e dopo aver ascoltato la voce di un posteggiatore detto ‘O zingariello lo invitò a cantare in Germania. Oggi le cose ahimè sono cambiate! Credo di poter affermare che il mio è un atto di resistenza culturale in opposizione a questo degrado culturale che imperversa. Qualche mese fa, con mio enorme piacere una ragazza di venti anni mi ha chiesto di voler studiare con me lo stile vocale delle canzoni napoletane antiche, allora c’è speranza!

Qual è stato l’ostacolo più grande che ha dovuto affrontare nella sua carriera artistica?Nei primi anni di attività, l’ostacolo più grande è stato quello di riuscire a non perdere l’entusiasmo per la mia passione nei momenti di sconforto dovuti alla mancanza di occasioni di lavoro.

Chi è Raffaello Converso oltre la musica? Sono un uomo riservato, amo fare lunghe passeggiate vicino al mare con mia moglie Miriam e la mia cagnolina Palù. Ad ogni modo sono anche un godereccio e spesso mi piace invitare gli amici a casa, cucinando per loro del pesce che ho pescato personalmente.

Il 25 novembre 2024 sarà premiato al Premio Paolo Leonelli nella sezione musica in quanto con il suo lavoro ha promosso la cultura e la bellezza dell’identità territoriale della Penisola Sorrentina in Italia e nel Mondo. Condivida con noi le sue emozioni. Sono cresciuto a Sorrento e il periodo della mia cosiddetta gavetta l’ho passato in Penisola Sorrentina. Mi sento figlio di questa meravigliosa terra e ricevere questo graditissimo premio mi rende felice, mi inorgoglisce e mi dà la forza di continuare sulla strada che ho intrapreso già da molti anni. Grazie!



Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".