Fiore Robustelli: la poetica del dettaglio e il respiro della grafite


Riceviamo e pubblichiamo l’articolo di Hylde Salerno


Fiore Robustelli, artista originario di Sarno (SA), emerge come una figura di spicco nel panorama dell’arte iperrealistica, mostrando una capacità unica di trascendere i confini tradizionali ed evocare profonde risposte emotive attraverso le sue opere meticolosamente realizzate con un uso magistrale della matita.

L’iperrealismo, caratterizzato da una straordinaria attenzione ai dettagli che rispecchia la realtà con sorprendente precisione, funge da fondamento dello stile artistico di Robustelli. Egli gioca con le infinite possibilità del suo medium, manipola intensità dei bianchi e neri, illuminazione, nitidezza e contrasto per creare rappresentazioni che trascendono l’occhio umano. Il risultato è una realtà amplificata, una visione che supera l’apparenza.

Le sue tematiche oscillano tra riflessioni intime e dimensioni universali, spaziando dalla rielaborazione di dettagli quotidiani fino a visioni cariche di simbolismo. Tra i suoi lavori più rappresentativi troviamo disegni che esplorano spesso il volto umano come fulcro della narrazione visiva, ponendo un’attenzione quasi maniacale ai dettagli espressivi, come gli occhi, che trasmettono stati d’animo mutevoli e profondamente evocativi.

Non si tratta semplicemente di riprodurre il reale con l’accuratezza fredda di una lente meccanica, ma di trasfigurarne l’essenza, portando alla luce dettagli capaci di vibrare, raccontare, emozionare. Ogni sua opera si fa celebrazione del particolare, restituendo una realtà in cui una luce che scivola su una superficie o un’ombra che si adagia nel tempo diventano narrazioni silenziose, microcosmi che rivelano l’infinito.

Nel lavoro di Fiore Robustelli, la realtà si dispiega come un tessuto fragile e luminoso, fatto di segni, di ombre, di frammenti che vanno oltre ciò che l’occhio è abituato a cogliere. Le sue opere non si limitano a replicare il visibile: esse custodiscono il ricordo, la sensazione, il palpito di un’umanità che si manifesta attraverso la materia semplice e al tempo stesso potente della matita, della grafite e del carboncino.

Simili a fotografie nella loro perfezione illusoria ma lungi dall’essere un esercizio di mera abilità tecnica, ogni foglio su cui Robustelli posa la mano diventa una finestra aperta sull’essenza delle cose, su quel dettaglio spesso trascurato che, proprio nella sua apparente marginalità, racchiude una forza capace di commuovere. Non è un caso che la sua arte si inscriva nell’orizzonte dell’Iperrealismo, ma lo faccia scartando ogni tentazione di sterile imitazione: ciò che egli restituisce al nostro sguardo non è una copia del reale, ma una celebrazione del suo spirito. Le rughe che segnano un volto, la lucentezza delicata di una pelle, l’imperfezione che diventa cifra distintiva: ogni elemento è un racconto sospeso, una storia silenziosa che appartiene al tempo eterno della memoria.La tecnica di Robustelli è un atto di maestria e devozione. La grafite si anima sotto le sue mani, sfiorando tonalità impalpabili e poi affondando in contrasti vigorosi.

I suoi disegni non sono semplicemente tridimensionali: essi pulsano, respirano, sembrano trattenerci in una sorta di dialogo silenzioso che, a ogni sguardo, ci svela qualcosa di nuovo. Eppure, il cuore del suo lavoro non è solo tecnico, ma profondamente filosofico.

Robustelli ci invita a guardare più da vicino, a posare il nostro sguardo sul quotidiano con occhi che non si accontentano della superficie. Le sue opere, come i dettagli di un mondo troppo spesso ignorato, ci parlano del sacro che abita il reale. Non è forse questo il compito più alto dell’arte, sin dai tempi di Aristotele? Cercare il vero attraverso il bello, cogliere l’eterno nel finito? Ciò che distingue l’opera di Robustelli è questa capacità di trasformare ogni dettaglio in una soglia: un punto di passaggio tra ciò che vediamo e ciò che ci è sottratto, tra il tempo che corre e quello che si arresta per un istante infinito. In un’epoca frenetica, dominata dalla superficialità del consumo visivo, la sua arte ci riporta alla lentezza del gesto, alla pazienza di chi osserva, alla profondità di un segno che, nella sua apparente semplicità, custodisce l’infinito.

Fiore Robustelli non è solo un maestro della grafite, ma un poeta visivo. Le sue opere parlano a chi sa ascoltarle, sussurrando che anche il più minuto dettaglio può contenere una vastità inattesa.


Articolo di Hylde Salerno


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