“Il dovere di stare accanto” , la nuova guida per gli ambiti sociali, è il recente lavoro del Professore Salvatore Gargiulo, esperto dei servizi sociali e sanitari.

Il libro è edito da Archè con la prefazione del Professore Porfidio Monda; è un manuale chiaro che spiega ed esamina i contenuti istituzionali e legislativi del settore dei servizi sociali con un linguaggio fluido e scorrevole. Il professore Gargiulo ripercorre l’iter degli interventi normativi del terzo settore a partire dalla Legge Crispi fino alle recenti riforme nazionali a sostegno della famiglia, della disabilità e per le persone anziane non autosufficienti. Nel libro si parla di integrazione socio-sanitaria, dell’assegno di inclusione e tante altre interessanti tematiche specifiche dell’ambito sociale. L’autore sottolinea l’importanza della relazione d’aiuto grazie alla quale auspica un rinnovamento del tessuto sociale. Evidenzia inoltre come non si possa fare a meno di instaurare relazioni sociali che mettano al primo posto il valore della dignità umana. Il professore si occupa da decenni di politiche sociali, specializzato nella legislazione sociale dell’Europa e dell’Italia; è Docente di Organizzazione del Servizio Sociale presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e di Legislazione sociale al Master in Management del Welfare territoriale presso l’Università degli Studi di Salerno.
L’INTERVISTA
Professore nel suo libro ha analizzato chiaramente tutti gli interventi legislativi recenti, a livello regionale e nazionale, a favore delle fasce deboli e delle persone a rischio a causa delle condizioni di salute. A suo giudizio quale di queste misure potrebbe essere perfezionata? Più che singole misure, che pure sono tante, da perfezionare, credo sia una questione di mentalità, di approccio ai servizi alla persona. Importante non è il “ cosa” eroghiamo, ma “come“ lo facciamo arrivare a chi ha bisogno. Anche le risorse, ormai, non mancano. Qui si tratta di inseguire un’ambizione. La vera svolta, forse, delle politiche sociali. E, cioè, la evoluzione del welfare da assistenziale, legato alla produzione economica, a generativo, dove la comunità, attraverso le proprie strutture e formazioni sociali, partecipa alla costruzione del ben- essere dei cittadini in difficoltà, col coinvolgimento attivo di questi ultimi. Quindi, non solo una somma aritmetica di risorse per determinati servizi di prossimità, bensì, accanto ad esse, anche quelle strutturali, professionali, soprattutto relazionali e umane della comunità locale.
Si parla spesso “del dopo di noi” in riferimento ai casi di persone gravemente malate o in condizioni di disabilità i cui familiari non sono in grado di garantire cure o vengono a mancare. La legge 112 del giugno 2016, da Lei citata, è sufficiente a garantire sostegno in assenza di figure familiari di supporto? La legge ha avuto degli aggiustamenti che rendono più adeguati gli interventi previsti. Un provvedimento, qui in Campania, dell’anno scorso, consente uno specifico percorso di accompagnamento, sostenuto da un congruo contributo economico. La carta vincente è nel progetto personalizzato, da condividere con la persona disabile, la quale vedrà più garantita, in tal modo, la propria autonomia e autodeterminazione. Fondamentale sarà allestire un supporto sociale non generico, quasi un mero dovere di adempimento formale, magari per alleggerire qualche debito di coscienza. Importante sarà non schiacciare l’aiuto sociale su necessità eminentemente sanitarie della persona ricoverata, il cui vivere “ consapevole” è, praticamente, uguale a zero a causa delle cure devastanti a cui la persona disabile è sottoposta. Il progetto personalizzato potrà promuovere lo svolgimento di iniziative che abbiano un senso proprio, non massificate, a suo favore Solo così potremo aiutarla a mantenere il timone della propria vita.
Professore vuole condividere con i lettori il contenuto del programma P.I.P.P.I.? Fa chiaro riferimento al concetto di povertà educativa; quanto incide sulle condizioni di crescita di un bambino, di un adolescente, la difficoltà di emanciparsi culturalmente? Il progetto P.I.P.P.I.(Programma di Intervento per la Prevenzione dell’Istituzionalizzazione) è lo strumento più potente che abbiamo per combattere la vulnerabilità genitoriale ed evitare il rischio di allontanamento dei bambini dal nucleo familiare di origine. E’ un programma speciale, dunque, che ha come destinatari i genitori “negligenti”, dove c’è una carenza significativa o, addirittura, un’incapacità di risposte ai bisogni dei bambini. Molte sono le misure in campo. Tutte si riconducono a una finalità precisa: contrastare la povertà educativa, una povertà, cioè, che nessuno vede ma incide sulla capacità di ciascun ragazzo di emergere e coltivare le proprie attitudini e il proprio talento. C’è un metodo da seguire nel lavoro di recupero. Lavorare insieme per riannodare, attraverso il dialogo, i legami tra genitori e figli. Il percorso di supporto prevede quattro fasi, dall’analisi del problema alla costruzione della risposta personalizzata, dalla realizzazione di quanto programmato alla verifica, alla fine, dei risultati raggiunti. Ricordiamo che il programma PIPPI è sostenuto anche dal PNRR con “investimenti” mirati proprio alla rimozione del deficit educativo dei genitori e sostenerli nel ritrovamento delle loro delle capacità.
Nel libro troviamo spesso il richiamo al tema della Vita indipendente. Si rimanda ai principi di autodeterminazione e di non-discriminazione. Lei ritiene che nella nostra società ci siano le condizioni per la piena attuazione di un percorso di vita indipendente per le categorie deboli? Il problema non è fare la fotografia del presente, se, cioè, ci sono le condizioni, ma creare queste ultime. In che modo? Anzitutto, credendoci. Una legge di quest’anno ce ne offre l’opportunità. Dal primo gennaio cambieranno le regole nell’assistenza alle persone disabili. Tutto girerà attorno al “progetto di vita”, un piano personalizzato creato per aiutarle a migliorare la qualità della loro esistenza. Senza assumere atteggiamenti di commiserazione o di compatimento. Semplicemente, considerandole esattamente come gli altri. Scardinare una prassi e attivare un percorso di aiuto che va oltre la mera visione medica dell’impedimento. Una novità assoluta sarà costituita dall’ “accomodamento ragionevole”, la cui prima sperimentazione sarà fatta, a partire da gennaio, proprio in provincia di Salerno, assieme ad altre otto province in tutta Italia. In pratica essa permetterà alla persona con disabilità di usufruire e godere degli stessi diritti e accedere ai servizi esattamente come gli altri. Salta lo schema fisso e standardizzato di risposta, e se l’applicazione di una legge non copre tutte le sue esigenze, si potrà derogare e modellare le misure di aiuto vestendole addosso all’effettivo bisogno.
Professore nel 2024 si ricorda la nascita dell’autorevole psichiatra Franco Basaglia, avvenuta l’11 marzo 1924. La legge Basaglia modificò l’approccio alle cure della malattia mentale attraverso l’adozione graduale di un metodo di intervento basato sulla collaborazione di varie figure specializzate. Qual è la sua opinione al riguardo? Il prof. Basaglia è stata una pietra miliare nel faticoso percorso di avvicinamento al riconoscimento pieno dei diritti sociali. Ha rivoltato, come un calzino, il paradigma anacronistico della malattia mentale, ha abbattuto ogni muro che separava le persone portatrici di tale disagio e ha sdoganato un comandamento im prescindibile: considerare queste persone non già un pericolo da cui guardarsi, bensì esseri umani verso i quali il dovere dello Stato, e della comunità territoriale, dev’esser di stare accanto. Come? E’ la lezione che il prof. Basaglia ci ha regalato. Collaborare tra tutti gli attori istituzionali e sociali del territorio e agire, anzitutto, sul contesto, prima che sui singoli casi. Questo aiuta a recuperare il clima di benessere ambientale necessario perche’ il disturbo psichico possa più agevolmente essere accettato e, con la complicità di tutti, superato senza che diventi cronico. Politiche sociali e sanitarie, dunque, in campo per non inaridire un’intuizione che, ancora oggi, ha il sapore, innanzitutto, di civiltà.