L’Opera, che si colloca tra la poesia e la narrativa, invita a una lettura profonda e rivelatrice, adatta a chi ama conferire un senso alla scrittura.
Colto e piacevole, documentato e originale, ispirato ai grandi topoi letterari con intelligenza e finezza, leggibile in modo plurimo e vivificante, tipico dei nostri tempi, travagliati eppur fertili, fondati sulle esigenze del Cuore e della Ragione. Stiamo parlando del libro L’ombra di Agostino. Sogno di una metamorfosi (Edizioni backstage&set) di Nicola Esposito.
Duplice è l’anima dell’opera: essa si esprime attraverso il linguaggio saggistico-narrativo da un lato e attraverso il linguaggio poetico dall’altro lato. Il filo conduttore è il tema dell’Amore. Che è una “condizione di grazia” in cui l’essere si sente potente, rinnovato, capace di fondare o rifondare il Mondo. La struttura stessa dell’Opera è singolare: un gruppo iniziale di poesie, il corpo centrale costituito da capitoli di narrativa e un secondo gruppo finale di poesie.
Analisi testuale della lirica in ouverture
La lirica in ouverture è senza titolo. Potremmo dire che il lettore è chiamato a integrare con la sua sapienza (nel senso letterale di sàpere, che vuol dire “aver gusto”) e a proporre qualunque titolo. Noi proponiamo l’analisi testuale che segue. L’incipit di questa prima lirica si incentra su una raffica di sostantivi e aggettivi in stile nominale afferenti ai 5 sensi: “dolce” (gusto: senso basso), “luminosa” e “radiosa” (vista: senso alto), “invalicabile” (sott. come una montagna: vista – senso alto) e “profumo” (“pro” e “fumus” = è “il fumo” dell’incenso che va avanti e in nome degli dei, a tracciare la strada che dal basso della Terra si innalza per delineare una “via radiosa” e per illuminare-conoscere il mondo. Le vocali che prevalgono sono “a” ed “o”, che indicano meraviglia, la meraviglia del bambino che scopre il mondo.
Le consonanti che prevalgono sono “l” e “s”:
- la “l” indica lo scorrere liquido delle parole;
- la “s” indica lo scorrere silenzioso delle parole;
- poi si aggiunge la “r” (“fiore raro da rispettare), che indica la parola rotolante.
Le parole dell’Autore corrono via, come se non volessero essere catturate e nemmeno toccate per evitare la contaminazione con la realtà. Di contro alla parola che corre si erge la speranza che sta ferma ed è inviolabile. San Paolo diceva nella “Lettera ai Romani”: Spes contra spem (“Speranza contro ogni speranza”, “Bisogna sperare quando sembra che non ci sia più speranza”, “non abbandonare mai la speranza”). La parola “Speranza” (volutamente in maiuscola) campeggia solare e positiva nella luminosa conclusione della lirica.
Di contro al Sole Nicola Esposito pone l’Ombra (titolo della poesia seguente (“L’ombra”): essa è un mot-clé (parola-chiave) “ammalorata” (p. 7): che esprime una sorta di “malore”, il quale deforma e abbruttisce-abbrutisce chi lo prova: il moralmente brutto irrompe come “Male profondo” nella Storia. E nella Storia l’Autore dispiega l’orizzonte del Male per affermare la necessità del Bene o, meglio, del Bene e del Bello (che è il concetto greco della “Kalokagatìa”).
La trama del romanzo
Ma passiamo alla parte centrale, costituito dal romanzo, il cui protagonista è Agostino Fusaro, che, novello Mattia Pascal, durante un naufragio ruba l’identità ad un certo Elthon Person. Dopo il naufragio, Agostino (divenuto Elthon Person) si ritrova trasportato da misteriose e robuste braccia su un’Isola, in cui dominano la Casa (simbolo strutturale del Potere) e la Signora (simbolo della gestione del Potere), la quale gli fa capire che Elthon può restare sull’Isola per tutto il tempo che vuole (p. 54) finché non si sia completata la sua disponibilità a gestire il Potere. “Il mondo è un quotidiano mercato di potere” (p. 43). Lentamente Agostino scopre che Elthon è stato uno sfruttatore di donne e che, durante la sua vita, ha creato una serie di traffici illeciti. Insomma, Elthon ha creato un Impero del Male “allettante e provocatorio”. Le scene di questo Impero servono per far vedere quanto malvagio sia il Potere e quanto necessaria e urgente sia la sconfitta del Potere stesso.
La spiazzante conclusione del romanzo
La fine del romanzo, che non riveliamo, è fortemente spiazzante e straniante. L’Autore stesso sogna una visione metamorfizzata del protagonista.
Un testo così articolato è arricchito da elementi che richiamano altre visioni del mondo:
1. il liminarismo, che comporta la concezione della vita come attraversamento di soglie, di limiti e di confini;
2. la simbiosi costruita insieme da Dio e dall’uomo per “realizzare (p. 14) la speranza quale anti-stadio della vita”;
3. Il dualismo linguistico: Nicola Esposito con grande abilità si sposta dal passato al presente, dal discorso diretto al discorso indiretto, ma soprattutto, come a pp. 28-29, dalla prima persona (“Riuscii ad afferrare”) alla terza persona (“Si ritrovava”).
Un nuovo lector in fabula
L’Impero del Male si squaderna dinanzi agli occhi non solo di Agostino, ma del lettore stesso, che come lector in fabula entra nella storia narrata e trasforma sé stesso e gli altri. A quest’opera di trasformazione-formazione coopera la donna come “fondamento di vita” che, per far germogliare i virgulti del Bene, mette in atto una lotta profonda contro la sopraffazione e l’arroganza, la corruzione e la violenza, l’odio e la prepotenza.
