Nel backstage di Belcanto: la fiction Rai che celebra l’opera lirica


Daniele Santonicola sul set | Ph: Federica Di Benedetto


Rubrica “Le Voci ‘da’ dentro” di MediaVox Magazine


Ogni spettacolo inizia dietro il sipario, dove il pubblico non può vedere. L’attesa, la tensione, il lavoro meticoloso che precede il debutto: è lì che nasce la magia. Belcanto, la nuova fiction Rai, racconta il fascino dell’opera lirica non solo attraverso i suoi protagonisti, ma anche attraverso il rigore, la disciplina e la passione che questa forma d’arte richiede. Ambientata tra Napoli e Milano, la serie intreccia le vicende di giovani talenti con il peso della tradizione, restituendo agli spettatori il senso autentico di un mondo fatto di sacrificio e trionfo.

Ma se la fiction illumina il palcoscenico, il suo backstage è un microcosmo altrettanto affascinante, un universo nascosto dove ogni dettaglio viene orchestrato con precisione per dare vita alla magia della scena. Dietro ogni ripresa, ogni inquadratura perfetta, c’è un lavoro meticoloso, fatto di tempismo, coordinazione e dedizione assoluta.

Tra i protagonisti di questa macchina invisibile spicca Daniele Santonicola, un professionista capace di muoversi con discrezione ed efficienza nel complesso intreccio del dietro le quinte. Con il suo sguardo attento e la sua esperienza, garantisce che ogni elemento della produzione si incastri alla perfezione, trasformando la visione creativa in realtà.

Daniele, ormai da tempo amico di MediaVox Magazine, ha approfondito dettagli e considerazioni di una fiction che tutta Italia sta amando. Scopriamo subito insieme le sfide e le dinamiche del backstage di Belcanto attraverso la sua intervista!

L’INTERVISTA

Daniele Santonicola sul set

Qual è stato l’aspetto più impegnativo nella gestione del backstage di Belcanto e come hai affrontato questa esperienza lavorativa? Uno degli aspetti più complessi è stato sicuramente quello logistico. Sebbene la storia sia ambientata tra Napoli e Milano, le riprese si sono svolte in numerose location sparse tra Campania, Lazio e Lombardia. Alcuni set sono stati ricostruiti da zero, altri riadattati, mentre alcuni sono stati utilizzati nella loro autenticità. Un’ulteriore difficoltà è stata la gestione delle giornate di backstage, ormai ridotte rispetto al passato. Abbiamo avuto un numero limitato di giorni per coprire l’intera produzione, il che ha spesso richiesto trasferte improvvise al Nord anche solo per una giornata, per girare in una specifica location. Inoltre, ho dovuto bilanciare la mia presenza sul set con le esigenze del regista Carmine Elia, che preferisce un ambiente con meno distrazioni. Il suo stile di regia, che prevede spesso l’uso simultaneo di tre macchine da presa in movimento, ha reso necessario prestare la massima attenzione a dove posizionarsi per evitare di interferire con le riprese.

Dietro ogni scena c’è un grande lavoro di squadra. Quali professionalità hanno giocato un ruolo chiave nel rendere Belcanto così credibile e coinvolgente? La qualità di Belcanto è il frutto di un imponente lavoro produttivo che ha coinvolto tutti i reparti, sia tecnici che artistici. Il contributo del location manager, del reparto scenografia, dei truccatori, parrucchieri e del reparto costumi è stato fondamentale per ricreare con autenticità l’atmosfera dell’opera lirica e restituire allo spettatore il fascino di un mondo ricco di dettagli.

L’organizzazione del backstage influisce direttamente sul risultato finale. Ci sono stati momenti in cui la tua gestione ha fatto la differenza per il buon esito di una scena o di un’intera giornata di riprese? L’organizzazione delle interviste è stata una delle sfide più grandi. È essenziale programmarle nei momenti giusti, tenendo conto delle esigenze della produzione, delle location e degli attori. Tuttavia, i piani di lavorazione cambiano continuamente, spesso anche all’ultimo minuto, rendendo difficile mantenere la programmazione iniziale. Mi è capitato di preparare un intero setup per un’intervista, attendere a lungo che l’attore fosse disponibile e poi dover smontare tutto perché il piano di lavorazione era cambiato all’improvviso. Nel caso di Belcanto, la difficoltà era amplificata dal fatto che gli attori dovevano essere intervistati in character, quindi già vestiti, truccati e acconciati come i loro personaggi. Questo significava dover sfruttare al meglio il tempo in cui erano sul set e di conseguenza le interviste non potevano essere svolte al loro arrivo o prima che andassero via. Tutto questo è un lavoro di precisione e coordinazione che, se ben gestito, può davvero fare la differenza nel risultato finale.

Daniele Santonicola sul set | Ph: Lia Ceccarelli

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Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.