Rubrica “Le Voci ‘da’ dentro” di MediaVox Magazine | Premi Oscar 2025
Ci sono storie che brillano come gemme rare, intrecciando passato e presente in un dialogo senza tempo. Storie di mani sapienti, di occhi attenti al dettaglio, di passione che diventa eredità. La Bottega Orafa Paolo Penko è una di queste storie… Un vero scrigno nel cuore di Firenze, dove il metallo prende vita e si fa arte, un luogo dove ogni gioiello racchiude un’anima, un frammento di storia e un soffio di poesia.
Oggi, quella luce si è spinta oltre i confini della città, riflettendosi sulle vetrine del cinema internazionale. Perché quando il talento è autentico, non conosce barriere. E così, dalle antiche tecniche orafe fiorentine ai riflettori di Hollywood, il passo è stato breve. Il film Conclave, l’ultima opera del premio Oscar Edward Berger, ha portato la firma inconfondibile della bottega, accendendo un nuovo capitolo nel destino di una famiglia che ha fatto della bellezza il proprio codice espressivo.
Chiunque varchi la soglia della Bottega Orafa Paolo Penko sente il tempo rallentare, poiché ogni creazione non è semplicemente un ponte tra epoche, ma un tributo alla grande tradizione artigiana fiorentina. Paolo Penko, erede di un sapere antico, lavora l’oro con la stessa devozione dei maestri rinascimentali. Accanto a lui, la moglie Beatrice, raffinata gemmologa e i figli Alessandro e Riccardo, garanti di una passione che continua a scorrere, come un fiume che non smette di alimentare la bellezza.
Ma la loro arte non è solo eredità: è innovazione, è ricerca, è la capacità di far parlare il passato con il linguaggio del presente. E quando il cinema li ha chiamati, si sono fatti trovare pronti ricevendo.

Ma in fondo c’è davvero da sorprendersi? Hollywood ha sempre avuto un debole per le grandi storie, per il dettaglio, per l’autenticità che trasforma una scena in esperienza. Il regista Edward Berger e la celebre costumista Lisy Christl lo sapevano bene quando hanno scelto grazie al consiglio della costume supervisor Ilaria Marmugi, la bottega fiorentina per dare vita ai preziosi simboli del potere ecclesiastico nel film Conclave.
Più di 530 pezzi unici – croci cardinalizie, anelli, gemelli – tutti realizzati con la maestria delle antiche tecniche: fusione a cera persa, traforo, incisione a bulino. Un lavoro che non si è limitato all’estetica, ma ha reso ogni gioiello parte integrante della storia, specchio dell’anima dei personaggi.






Le croci dei cardinali, in particolare, non erano semplici ornamenti. Alcune sobrie, rigorose, altre imponenti e luminose, arricchite da pietre preziose che raccontavano il peso e il prestigio del loro portatore. Ogni incisione era una nota in una partitura silenziosa, ogni cesellatura un segno indelebile della profondità del racconto.
Se esiste un Sogno Americano, la storia ci insegna che esiste anche un Sogno Italiano… Infatti, la magia della bottega non è rimasta nascosta dietro le quinte. Conclave ha conquistato 8 nomination, tra cui la candidatura agli Oscar 2025 per i Migliori Costumi, portando con sé il segno tangibile di un’eccellenza tangibile. Ma il vero riconoscimento è qualcosa che va oltre le statuette dorate. È la consapevolezza che l’arte, quando nasce dal cuore e dalla tradizione, può trovare spazio ovunque. È la dimostrazione che Firenze, nonostante il passare dei secoli, dimostra che il suo sapere senza tempo, continua a scrivere la sua storia nel mondo.

Nell’epoca della produzione seriale, della corsa al consumo veloce, il successo della Bottega Orafa dei Penko è un segnale potente. Perché l’autenticità non si copia, il dettaglio non si improvvisa, la passione non si standardizza. Ciò che viene forgiato con cura e amore ha sempre un valore inestimabile.
Questa che raccontiamo però, non è solo la storia di un film, né solo di una bottega. È la storia dell’intera città di Firenze, della sua capacità di resistere al tempo, di rinnovarsi senza tradire se stessa. Oggi, come nei giorni di Lorenzo il Magnifico, la città continua a regalare al mondo capolavori che parlano di arte, di cultura, di eccellenza.
Nel laboratorio di Paolo Penko, tra strumenti antichi e bozzetti che sembrano pagine vive di un manoscritto rinascimentale, il tempo non si misura: si scolpisce. Perché l’arte vera non segue le mode né conosce confini, ma vive nell’eternità di ogni gesto perfetto, proprio come l’oro che si plasma sotto le mani di chi sa trasformarlo in sogno. E mentre il mondo attendeva la Notte degli Oscar, a Firenze si sapeva già che, qualunque fosse stato l’esito, il vero premio era già stato conquistato: la bellezza senza tempo di chi non ha mai visto limiti, ma solo orizzonti da raggiungere, perché sarà pur vero che Los Angeles è la città degli angeli, ma il paradiso, quello fatto di arte, storia e bellezza senza tempo, è nato a Firenze.





MediaVox Magazine ha avuto il privilegio di scoprire la maestria dei Penko seguendo il Festival il Magnifico, l’evento creato da Leonardo Margarito che celebra l’eccellenza e l’arte, assegnando un premio forgiato proprio dalle loro mani. In un momento straordinario per la loro storia, abbiamo chiacchierato con Riccardo Penko, che insieme al fratello Alessandro porta avanti un’eredità di passione e maestria tramandata di generazione in generazione, custodendo e rinnovando un patrimonio d’inestimabile valore. Ma oggi il loro talento non è più soltanto un gioiello fiorentino: è una luce che risplende nel panorama internazionale, affascinando persino il grande schermo. Scopriamo di più in questa esclusiva intervista!
L’INTERVISTA
La vostra bottega è una fusione perfetta tra tradizione e innovazione. Qual è stata la sfida più grande nel mantenere viva l’antica arte orafa fiorentina in un’epoca dominata dalla produzione industriale? La tradizione è la base di ogni nostra creazione, il punto di partenza imprescindibile su cui si fonda la vera maestria orafa. Senza una solida conoscenza delle tecniche antiche, non può esserci autentica innovazione. Credo fermamente che lo studio e la formazione siano le chiavi per preservare e tramandare l’arte orafa fiorentina, perché solo chi conosce a fondo il passato può spingersi con consapevolezza verso il futuro. L’innovazione, per me, non è mai un sostituto, ma un prezioso alleato: uno strumento che affianca l’artigiano, rendendo il lavoro più preciso e agevole senza mai snaturarne l’anima. Per questo guardo al domani con fiducia, certo che la tecnologia possa essere al servizio dell’eccellenza, senza mai sopraffarla, ma esaltandone il valore.
La collaborazione con il cinema, in particolare con Conclave, ha portato la vostra arte su un palcoscenico internazionale. Come è nata questa opportunità e cosa vi ha emozionato di più nel vedere le vostre creazioni sul grande schermo? Tutto è nato grazie a Ilaria Marmugi, costume supervisor del film, che ha coordinato con straordinaria cura ogni dettaglio della realizzazione. La nostra collaborazione con lei è stata naturale, frutto di una stima e di un rapporto costruito nel tempo, soprattutto nella creazione di arte sacra e teologica. Essendo fiorentina, conosce bene il nostro lavoro e ha subito intuito che la nostra bottega fosse la scelta ideale per donare autenticità e valore ai gioielli dei cardinali in Conclave. Ciò che ci ha affascinato di più è stata la possibilità di sperimentare e interpretare le diverse personalità dei cardinali attraverso i dettagli orafi. Ogni personaggio nel film proviene da una parte diversa del mondo e il suo rango, la sua visione della fede e il suo carattere si riflettono nei materiali e nei colori delle croci e degli anelli. I più tradizionalisti indossano gioielli in oro, più imponenti e solenni, mentre i cardinali di spirito più moderno portano creazioni in argento, dalle linee sobrie ed essenziali. Questa varietà è ben visibile nel film, dove, al di là dell’uniformità dell’abito ecclesiastico, ogni croce diventa un elemento distintivo, un simbolo della personalità di chi la porta. Un altro aspetto emozionante è stato realizzare ogni pezzo su misura per gli attori, creando gioielli che non fossero semplici accessori, ma vere e proprie estensioni dei loro personaggi. Ogni croce è stata finemente lavorata sia sul fronte che sul retro, con incisioni e dettagli pensati per essere perfettamente coerenti con il ruolo di chi l’avrebbe indossata. Infine, il momento più gratificante è stato sapere che, terminato il film, ogni attore ha ricevuto in dono la croce realizzata per il proprio personaggio, portando con sé un pezzo unico della nostra arte e della nostra storia.
Ogni gioiello realizzato nella vostra bottega racconta una storia e ha un’anima unica. C’è un pezzo in particolare, tra quelli creati per il film, che vi ha colpito per il suo significato o per la complessità della lavorazione? Per complessità e significato, ogni opera ha il suo fascino. Ognuna di essa ha lasciato un’impronta indelebile sul grande schermo. Uno dei pezzi più iconici è senza dubbio la croce del cardinale Bellini, interpretato da Stanley Tucci. Il suo personaggio, figura progressista e vicina alle idee del defunto Papa, porta una croce in argento dalle linee sobrie ed essenziali, ma carica di simbolismo. Al centro, un pellicano che nutre i suoi piccoli lacerandosi il petto: un’antica allegoria cristiana del sacrificio e della dedizione assoluta. Un dettaglio di straordinaria potenza visiva e spirituale, che riflette il tormento interiore del personaggio e la profondità delle sue scelte. Sul retro della croce è incisa una frase significativa, un sigillo del suo cammino e della sua missione che recita: “PIE PELLICANE, JESU DOMINE, ME IMMUNDUM MUNDA TUO SANGUINE”. Un’altra creazione di grande impatto è la croce indossata da Isabella Rossellini che interpreta Sorella Agnes. La sua croce è pensata per esprimere il peso e la responsabilità del suo ruolo. Imponente e strutturata, è stata lavorata con un’estrema attenzione ai dettagli per trasmettere la forza e la determinazione che il personaggio incarna. Ogni incisione, ogni scelta estetica racconta il fardello che porta sulle spalle, rendendo il gioiello non solo un ornamento, ma un’icona emblematica. La croce del cardinale Goffredo Tedesco, interpretato da Sergio Castellitto, invece, rappresenta invece la visione più tradizionalista del potere ecclesiastico. Proveniente da Venezia, il personaggio porta con sé un legame profondo con la sua terra, riflesso nell’oro e nelle pietre preziose che impreziosiscono la sua croce. Un’opera che richiama la grande tradizione orafa veneziana, con dettagli raffinati che esprimono il rigore e l’adesione alle tradizioni della Chiesa. Tengo a ribadire che ogni croce e ogni gioiello creato per il film è stato concepito non solo come un elemento scenico, ma come parte integrante dell’identità dei personaggi. Sono dettagli che parlano, che svelano le loro ambizioni, le loro convinzioni, i loro conflitti interiori. Ed è proprio questo il fascino più grande del nostro lavoro: trasformare il metallo in racconto, l’arte in simbolo, la materia in emozione.
Firenze è da sempre una culla d’arte e bellezza. Quanto è importante per voi il legame con la città e in che modo la sua storia influenza il vostro lavoro quotidiano? Firenze non è solo il luogo in cui lavoriamo, è la nostra linfa vitale, la fonte inesauribile di ispirazione che alimenta ogni creazione. Quando vivi circondato dalla bellezza, questa diventa parte di te, si imprime nello sguardo, nella mente, nelle mani. L’armonia delle forme, l’equilibrio perfetto tra arte e architettura, la grandezza silenziosa della storia fiorentina plasmano il nostro senso estetico, elevando ogni dettaglio a qualcosa di più di una semplice decorazione: un’espressione di perfezione senza tempo. Il nostro lavoro è un dialogo continuo con il passato, con i maestri orafi che nei secoli hanno reso Firenze un punto di riferimento assoluto. Ogni creazione nasce da una visione che affonda le radici in ciò che abbiamo respirato per tutta la vita: la luce che accarezza i palazzi rinascimentali, le linee scolpite nel marmo, le opere d’arte che parlano un linguaggio eterno. La creatività, in fondo, è sempre una sintesi di ciò che abbiamo visto, vissuto e amato. E in una città come Firenze, ogni angolo racconta una storia, ogni dettaglio è un invito a fare dell’arte non solo un mestiere, ma una missione.
La candidatura agli Oscar per i costumi di Conclave è un riconoscimento straordinario. Cosa rappresenta per voi questo traguardo e quali nuovi orizzonti immaginate per la vostra bottega dopo questa esperienza cinematografica? Per noi, questa candidatura rappresenta non solo un traguardo straordinario, ma anche un nuovo punto di partenza. Conclave è un film che, a prima vista, avrebbe potuto essere percepito come qualcosa di già visto, con un immaginario consolidato legato alle figure cardinalizie. Eppure, la nomination ha dimostrato che c’è stata un’osservazione attenta, una valorizzazione del dettaglio e dell’unicità delle creazioni. È un riconoscimento senza precedenti, perché per la prima volta nella storia degli Oscar, abiti religiosi sono stati elevati al rango di veri e propri capolavori di costume, trasformati da semplici vesti liturgiche in elementi di alta moda. Ciò che ci emoziona di più è sapere che non solo le grandi apparizioni sceniche, ma anche i dettagli più sottili – dai gioielli alle finiture – hanno avuto un impatto così forte da catturare l’attenzione dell’Academy. Mai avremmo immaginato di vedere la nostra arte orafa fiorentina protagonista su un palcoscenico così prestigioso, eppure oggi ci troviamo qui, con la consapevolezza che il nostro lavoro può dialogare con il cinema, con la moda, con il mondo. Questa esperienza apre nuovi orizzonti per la nostra bottega, spingendoci a esplorare ancora di più il confine tra tradizione e innovazione, tra artigianato e spettacolo. Il cinema ci ha permesso di raccontare storie attraverso l’oro e le pietre, di dare voce ai personaggi attraverso i loro ornamenti. Ora guardiamo al futuro con entusiasmo, pronti a cogliere nuove sfide che ci permettano di continuare a scolpire il tempo, trasformando ogni creazione in un’opera senza confini.
Avete realizzato il Premio Il Magnifico, che è già pronto per la prossima edizione. Cosa significa per voi essere parte di un progetto così ambizioso e visionario come quello di Leonardo Margarito? Quali valori e quale messaggio volete trasmettere attraverso questa creazione? Essere parte del Premio Il Magnifico è per noi motivo di grande orgoglio, perché significa contribuire a un progetto che celebra il talento e il futuro, coinvolgendo le nuove generazioni in un dialogo tra arte, cultura e innovazione. Leonardo Margarito ha dato vita a un’iniziativa ambiziosa e visionaria, capace di risvegliare lo spirito del mecenatismo rinascimentale in chiave contemporanea, e noi abbiamo immediatamente riconosciuto il valore di questa visione. Il sigillo del premio è quello di Lorenzo il Magnifico, un simbolo che incarna perfettamente l’essenza di questa iniziativa. Lorenzo fu il mecenate per eccellenza, colui che seppe sostenere gli artisti, valorizzare la creatività e intuire il genio prima ancora che il mondo se ne accorgesse. Abbiamo scelto di collaborare perché in questo progetto abbiamo visto il potenziale per un nuovo Rinascimento, un’idea che non guarda solo al passato ma che costruisce il futuro, esattamente come faceva Lorenzo. Attraverso questa creazione vogliamo trasmettere un messaggio di eccellenza e lungimiranza. Il Premio Il Magnifico non è solo un riconoscimento, ma un tributo a chi ha il coraggio di sognare, innovare e lasciare un segno. Con la nostra arte, vogliamo rendere tangibile questa visione, trasformando il metallo in simbolo e la storia in ispirazione per le generazioni a venire.
