Articolo di Viridiana Myriam Salerno, scritto dopo la morte di Pino Daniele e pubblicato su Il Nadir.net a gennaio 2015. La Redazione di MediaVox Magazine lo condivide, a distanza di 10 anni, come omaggio all’indimenticato cantautore napoletano “nero a metà”…
Ci sono voci che non puoi fermare. Nemmeno quando il cuore inizia a suonare la più triste delle melodie. Ci sono voci che raccontano di un popolo intero, di passioni, di amori, di ricordi che non sai far tacere. Nemmeno quando la malattia le colora di opacità. Ci sono voci che hanno scritto pezzi di musica e colonne sonore di film che si tramanderanno per generazioni. Nemmeno nuove scoperte o rivoluzioni tecnologiche potranno farle sembrare meno attuali.
“Tu dimmi quando, quando” hai sentito che il tuo cuore ha ceduto il passo alla nera Signora! Perchè ci sono notizie che, inevitabilmente, ti cambiano la giornata. Ti fanno riflettere. Ti fanno sentire la mancanza di chi, in fondo, proprio non conoscevi: Pino Daniele è morto!
Capelli bianchi e barba a pizzetto scura: un ossimoro della sua vita, voce black graffiante e anima napoletana generosa. Il cantautore “nero a metà” che, con semplicità, ha cantato gioie e dolori di un’Italia che è cambiata a suon di sentimenti e di un Sud, tanto bistrattato quanto amato, “sotto ‘o sole” di “chi tene ‘o mare, s’accorge ‘e tutto chello che succede”!
Non amava le foto: me lo ha detto lui, quest’estate, a Taormina, il 22 agosto scorso. Di sera, tenne il suo applauditissimo Concerto al Teatro Antico; io lo incontrai di mattina: passeggiava tra le vie del bellissimo Centro, mimetizzandosi tra turisti internazionali, con il suo accento napoletano che, a volte, sapeva di americano. Visiera del cappello abbassata, occhiali da sole scuri, incedere sicuro con un passo lungo ma andamento introverso con le braccia conserte. Uno di quei sorrisi che non dimentichi perché sono gentili ma, al tempo stesso, malinconici; quei sorrisi che non sai se attirano simpatia oppure ti lasciano spiazzato, lì perplesso tra l’imbarazzo e la voglia di fare mille domande. In fondo, “basta na jurnata ‘e sole” !
Tu, però, Pino, la pioggia l’hai cantata spesso e te ne sei andato via in un giorno grigio…. quasi a voler sfidare quest’acqua che sai non cancellerà tutte le tue note: “…e aspiette che chiove, l’acqua te ‘nfonne e va, tanto l’aria s’adda cagna’…”. Io “dubbi non ho”, come non ne hanno i tuoi fans. Un testo forse profetico, che fa venire i brividi: “…io che non seguo il mio cuore, perché so già dove mi porterà… Non mi fido del mio cuore perché so già che soffrirò…”.
Ma, in realtà, il tuo cuore non ti ha fatto soffrire perché ti ha reso “un uomo in blues”, l’Artista che tutti amano. Di te si parlerà sempre al presente perché la tua Musica ha conquistato l’immortalità. E il tuo nome sarà associato sempre alla Napoli bella: “Napule è mille culure…”. Nessuna “carta sporca”, nessuna “paura”, solo sole, canzoni e… “Na’ tazzulella e’ cafè”!!! “Pigro”, ma cantare non ti stancava mai: la malattia forse ha trasformato la tua voce ma non l’ha mai zittita.
Hai voluto accompagnarci nell’anno che verrà con un tuo ultimo live: “…che soddisfazione, quanto costa la felicità…”.
“Anema e core, it’s gonna be all right”: Pino, “Che Dio ti benedica”!
Articolo di Viridiana Myriam Salerno, scritto dopo la morte di Pino Daniele e pubblicato su Il Nadir.net a gennaio 2015
