PICASSO E ALTRI VIAGGIATORI

L’artista spagnolo arriva al Marte insieme a centoventi opere di altri viaggiatori

Viaggi spirituali lungo la costa d’Amalfi accolgono lo spettatore all’interno del percorso piuttosto eterogeneo costruito in occasione della mostra “Picasso e altri viaggiatori”, al Marte di Cava de’ Tirreni, fino al 18 giugno 2017.

Picasso, come molti altri artisti del ‘900, ha viaggiato numerose volte nel corso della sua vita. Parigi, Madrid, Barcellona sono solo alcune delle tappe fatte dall’artista. Non ultima, l’Italia, dal cui viaggio ricorrono esattamente cento anni; l’artista vi viene condotto da Jean Cocteau per la realizzazione della scenografia di Parade. Ad ogni soggiorno, dunque, Picasso si fa influenzare dalle opere che osserva voracemente, dal clima culturale, dagli artisti che incontra: tutto si riversa nei suoi lavori e contribuisce a crearne lo stile.

La mostra accoglie quarantasei opere originali dell’artista spagnolo, tra incisioni, acqueforti, ceramiche e acquetinte allo zucchero. Queste ultime, tratte dall’Historie Naturelle di Buffon, rappresentano diverse specie animali e vegetali e ci restituiscono quell’incanto – di cui parlava Apollinaire – che sembra pervadere le opere dell’artista. “L’incontestabile talento che egli ha – sottolineava il poeta – mi sembra messo al servizio di una fantasia che mescola in giuste dosi il magnifico e l’orribile, l’abietto e il delicato. Il suo naturalismo di precisione si abbina a quel misticismo che se ne sta rannicchiato in fondo a tutte le anime spagnole…”.

Accanto ai disegni naturalistici, cinque litografie a colori dal titolo Barcelona Suite riproducono invece ritratti celebri del periodo giovanile. Tra di essi, La ballerina nana o L’attesa (Margot), in cui si avverte, nei tratti decisi e nella sicurezza delle forme, l’influenza di Toulouse Lautrec, le cui opere l’artista aveva avuto modo di conoscere durante i suoi soggiorni parigini. Ed è proprio la vita notturna della Parigi del tempo ad essere rappresentata, nei suoi lati più seducenti e contraddittori. In questa serie compaiono, inoltre, quei saltimbanchi e arlecchini che tanto spazio avranno nel cosiddetto “periodo blu” dell’artista, in cui, accanto alla predominanza del suddetto colore, si avverte una tendenza ad una malinconia sottile e simpatetica nei confronti degli emarginati e degli ultimi. Così, storpi, giovani fragili ed emaciati, donne disperate, soggetti deformi diventano tutti “testimoni di una umanità esclusa dalla gioia” (Christian Zervos), di cui Picasso ci restituisce soprattutto una cruda rassegnazione. Alla serie Suite 347, appartengono, invece, tre acqueforti realizzate da un anziano Picasso, testimonianza della “tappa estrema del suo viaggio, a rappresentare energicamente disegni o incisioni dove l’intera iconografia è fatta di autotrionfalismo ed autoironia”.

Ad un altro viaggio (questa volta effettivo), precisamente a Vallauris, nei pressi di Cannes, si deve l’interesse dell’artista per la ceramica. Qui, infatti, entra in contatto con i coniugi Georges e Suzanne Ramié, proprietari del laboratorio Madoura. Le ceramiche picassiane esposte, in cui compaiono ancora una volta gli animali ed in particolar modo il toro – l’artista è sempre stato affascinato dalla corrida – aprono il confronto con le ceramiche di artigiani vietresi, più o meno contemporanei per cronologie e stili. Di qui il viaggio spirituale diventa viaggio effettivo di artisti stranieri attraverso i luoghi della costiera d’Amalfi. “Il tema centrale è la formazione (Bildung) dello “sguardo degli artisti di fronte al visibile”, al sorprendente scenario della Costa, intendendo quest’ultimo quale intreccio inscindibile tra i valori dell’ambiente “naturale” e quelli segnati dall’intervento umano”. Così, si avvicendano sguardi noti e meno noti del passato, come Escher, Kokoschka, Harloff, Zagoruiko a impressioni e forme contemporanee come quelle di Ugo Marano, Bruno Gambone, Mimmo Paladino e Pietro Lista, comprendendo pittura, arti plastiche e opere grafiche. Si dispiega in questo modo il percorso articolato delle oltre centoventi opere, provenienti da Musei Provinciali e da collezioni private del Salernitano e non, la cui conclusione resta sospesa, quasi in attesa di un altro viaggio ancora.

Per maggiori informazioni: http://www.grandimostremarte.com

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Laureata in Storia e Critica d'arte presso l'Università degli Studi di Salerno, ha partecipato in qualità di critica d'arte a diverse esposizioni, recensendo artisti nazionali ed internazionali. Ha collaborato, inoltre, con diversi giornali locali, sia cartacei che online, pubblicando articoli di carattere socio-culturale.