Articolo di Grazia Serra
Recensioni | “Lettera di Amina dal profondo del mare” di Mariella Marchetti, con illustrazioni di Amaranta Cirillo (Casa Sanremo Edizioni, 2025)

C’è un punto esatto in cui la letteratura incontra l’etica: quel punto, oggi, si chiama Lettera di Amina dal profondo del mare. Il nuovo libro di Mariella Marchetti, pubblicato da Casa Sanremo Edizioni, non è semplicemente un’opera di narrativa illustrata: è un atto di resistenza poetica contro l’indifferenza.
Amina ha otto anni, e come milioni di altri bambini, ha il torto d’essere nata in un paese in guerra. La sua storia, raccontata in forma epistolare e con una straordinaria economia di parole, è un canto infranto, una favola spezzata, un diario che diventa, pagina dopo pagina, documento umano. Ma è soprattutto un monito – tenero, straziante, necessario – che affonda le sue radici nella più nobile tradizione letteraria del Mediterraneo. Scritto con voce limpida e tremante – come quella di una bambina che chiede al mondo di non dimenticarla – questo libro arriva dritto al cuore, per rimanervi a lungo.
Mariella Marchetti costruisce la voce di Amina con una delicatezza che rasenta la sacralità. Nessuna retorica, nessun pietismo. Solo la verità semplice e universale della paura, del sogno e della perdita. La narrazione si sviluppa come un crescendo emotivo: dal ricordo della scuola abbandonata, al viaggio per mare, fino alla rivelazione finale, che è un pugno nello stomaco e insieme una preghiera laica. Non per caso, il libro si apre con la citazione di Terenzio: “Sono un essere umano, niente di ciò che è umano mi è estraneo”. In queste parole si annida l’intero senso del libro.
Accanto al testo, le illustrazioni di Amaranta Cirillo – giovane artista e allieva dell’autrice – amplificano il potere evocativo della narrazione. I suoi disegni, vibranti e intimi, non illustrano semplicemente la storia: la abitano, la traducono in emozioni visive che parlano con la stessa forza del testo. Il tratto è delicato ma non innocuo, anzi, sa essere spigoloso, doloroso, incisivo. È raro trovare un equilibrio così riuscito tra parola e immagine, soprattutto in un’opera rivolta (ma non solo) al pubblico giovane.
Nel tempo delle migrazioni forzate e della disumanizzazione diffusa, Amina – bambina immaginaria eppure più reale di tante figure pubbliche – si fa simbolo e memoria. E grazie alla penna di Mariella Marchetti, la sua voce risuona profonda, come un’eco che dal mare ci chiama a rispondere, umanamente e politicamente.
Lettera di Amina dal profondo del mare è un piccolo libro che contiene un grande insegnamento. Non solo perché parla di diritti negati, guerre dimenticate e sogni annegati, ma perché lo fa con il linguaggio più puro: quello dell’infanzia. È un libro che ogni scuola dovrebbe adottare, che ogni genitore dovrebbe leggere con i propri figli, e che ogni lettore adulto dovrebbe accogliere come si accoglie una verità scomoda: senza voltarsi dall’altra parte.

Articolo di Grazia Serra