Erri De Luca è tornato ad Agerola come cittadino onorario, titolo conferitogli lo scorso anno, suggellando il suo profondo legame con la città sospesa tra il mare e il cielo.
Nell’ambito della 14° edizione del “Festival dell’Alta Costiera Amalfitana di Agerola sui Sentieri degli Dei” si è svolto l’atteso incontro con lo scrittore napoletano che inizialmente doveva svolgersi nel ritrovato anfiteatro ma, per motivi meteorologici, è stato spostato all’interno della suggestiva Chiesa San Pietro Apostolo. A condurre, con bravura, questo piacevole incontro volto a far emergere la poliedrica personalità di Erri De Luca, è stato il Dott. Luca Mascolo. Lo scrittore ha accompagnato il pubblico in un emozionante viaggio fatto di poesia, ricordi, canzoni e leggerezza il tutto mescolato da una sottile vena ironica. De Luca ha sottolineato come lui si senta profondamente legato a Napoli. La sua madre lingua è il napoletano che gli ha regalato una particolare sensibilità che gli ha permesso di elaborare la sua scrittura e per calarsi nella sorte degli altri.
“Sono napoletano, parlo napoletano, quando sono arrabbiato mi esprimo in napoletano, mi parlo in napoletano, ho il sistema nervoso napoletano. I napoletani siamo più tesi, più pronti di riflessi rispetto agli altri. Il napoletano è continuamente in uno stato di allerta. Ho vissuto la stessa sensazione nel periodo degli attentati suicidi a Gerusalemme. Scrivo in italiano perché è il proseguimento del napoletano con altri mezzi. Il napoletano è un modo di essere. È una lingua che passa dall’acustica alla musicalità. Sono napoletano nei sentimenti. La mia educazione sentimentale è tutta napoletana.”
Alla domanda relativa al ruolo dello scrittore nella società contemporanea, De Luca ha risposto che non bisogna considerarsi troppo preziosi o indispensabile per partecipare alle sorti del mondo e il compito dello scrittore è di proteggere il diritto degli ultimi ad esprimere la propria parola. “Nel libro della Bibbia dei Proverbi” c’è questa affermazione: “Apri la tua bocca per il muto”. De Luca ha ricordato che: “Durante il drammatico assedio di Sarajevo avvenuto tra il 1992 e il 1996, un poeta decise di restare nella città tra i bombardamenti, la carestia e il coprifuoco perché si sentiva responsabile dell’amore e dell’infelicità della sua gente e insieme ad altri poeti e musicisti organizzarono delle serate di poesie e musica in una sorta di sospensione dell’assedio.”Ogni parola pronunciata da De Luca è scarnificata fino alle ossa, ha un peso specifico, una profondità che riesce a trasformare la realtà in pura poesia. Ritiene che la prerogativa di uno scrittore sia di scuotere la coscienza collettiva come fece con la sua poesia “Mare nostro che non sei nei cieli/…” che diventò una preghiera laica.Ovviamente per ragioni anagrafiche, Erri scrive a mano e solo dopo riscrive tutto al computer. Il suo rapporto con le nuove tecnologie è molto “discutibile” ed è consapevole di non sfruttare appieno tutte le varie opportunità che possono offrire. “Davanti al computer mi sento come una persona che possiede un frigorifero che però lo utilizza solo per conservare un uovo.” Alla fine dell’incontro le numerose persone presenti nella Chiesa hanno potuto rivolgere allo scrittore delle interessanti domande tra cui quella della Dottoressa Angela Greco che gli ha chiesto come fare ad aggirarsi nella vita senza i componenti della sua numerosa famiglia. Il dolore per la perdita dei suoi cari lo attanaglia da sempre e a distanza di anni, questa sensazione non lo abbandona mai. Per lui sono sempre un punto di riferimento e sente molto la presenza dei suoi cari e li “costringe” a rivivere nelle sue storie. E in tal modo è come se il filo della vita non si fosse interrotto.Serata coinvolgente che ha arricchito la vita dei presenti di preziose emozioni e tutto questo grazie solo alla forza creativa del Maestro Erri De Luca.
