La stagione 2025-26 dell’Opera House di Shanghai si è aperta con un titolo che porta con sé il peso della storia: Falstaff, ultima opera di Giuseppe Verdi e considerata il suo vero e proprio testamento spirituale. Una scelta significativa per un’inaugurazione internazionale, che unisce leggerezza teatrale e profondità culturale.
Dopo aver scandito il suo percorso creativo con grandi tragedie, Verdi si congeda infatti con un’opera buffa, ispirata a Le allegre comari di Windsor di William Shakespeare, rinnovando quel dialogo costante con il drammaturgo inglese che ha accompagnato la sua carriera.
Sul palco, il soprano Francesca Manzo ha debuttato nel ruolo di Nannetta, uno dei personaggi più freschi e luminosi del repertorio verdiano.
Per l’artista campana, già protagonista di produzioni internazionali, questa è stata un’occasione speciale: «Sono molto orgogliosa di essere ancora una volta testimone all’estero della nostra cultura italiana. – racconta Manzo – Portare Verdi in Cina significa portare un pezzo della nostra identità e condividerlo in un contesto multiculturale, insieme a colleghi provenienti da tutto il mondo».
La produzione ha visto in scena, accanto a Manzo, due interpreti europei di rilievo: il baritono Francesco Landolfi nel ruolo di Ford, campano come lei e per la prima volta al suo fianco in palcoscenico, e il tenore spagnolo Juan De Dios Mateos nel ruolo di Fenton. Una presenza europea che ha dialogato in modo fecondo con il contributo degli artisti cinesi, impegnati a confrontarsi con una partitura complessa non solo dal punto di vista musicale, ma anche linguistico.
«È stato commovente – aggiunge Manzo – vedere con quanta dedizione gli artisti locali abbiano lavorato per affrontare un’opera che rappresenta un patrimonio universale ma che richiede uno sforzo enorme per la comprensione del testo e delle sue sfumature poetiche».
Il debutto ha confermato come l’opera italiana continui ad esercitare un fascino straordinario a livello globale, capace di creare ponti culturali e artistici. Falstaff, con la sua ironia raffinata e la sua scrittura orchestrale di altissimo livello, si è rivelato ancora una volta un manifesto dell’universalità verdiana.
Le foto pubblicate nel presente articolo sono state scattate da Jiamiao Cao (Ifficial photographer at Shanghai Opera House)
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