L’UOMO, MARTE E PERCHÈ È IMPORTANTE ANDARCI

Da quando ha messo piede sul suolo lunare nel 1969, l’uomo, inevitabilmente, ha concentrato le sue ambizioni e il suo desiderio di conoscenza e colonizzazione sul pianeta più idoneo, tra quelli raggiungibili, a ospitarlo: Marte. Andare su Marte è diventato, da allora, l’obiettivo più aulico a cui la specie umana possa aspirare, il banco di prova delle intelligenze più fini e dei cuori più coraggiosi.

Di intelligenza e coraggio ne ha da vendere Elon Musk, fondatore di una decina di imprese oggi multimilionarie, una di quelle personalità visionarie che quando parlano ti incantano e ti ispirano e ti fanno davvero sentire che tutto è possibile. Musk non ha mai nascosto il suo desiderio di portare l’essere umano su Marte, tanto che è famosa la sua frase “Spero di morire su Marte, ma non nell’impatto“. Riuscirà il nostro eroe a realizzare il suo sogno? Chi può dirlo; quel che è certo è che non si sta perdendo in chiacchiere, ma ci sta provando realmente: Con la sua azienda SpaceX costruisce razzi potenzialmente riutilizzabili, perché dopo una missione tornano indietro, ideali quindi per far arrivare i passeggeri spaziali su Marte e poi riportarli sulla Terra. Personalmente, auguro a Elon Musk una serena vecchiaia su Marte, non solo per empatia nei suoi confronti, ma anche per il beneficio che una tale impresa porterebbe a tutti gli esseri umani: la realizzazione di una visione, la soddisfazione del desiderio di conoscenza e di esplorazione proprio della nostra natura, e troppo spesso seppellito dalle paure e preoccupazioni quotidiane che soffocano la grandezza delle nostre potenzialità e ci fanno sentire più piccoli di quanto in realtà siamo.

Nemmeno Hollywood è riuscita a resistere al fascino del pianeta rosso, a cui ha dedicato moltissime pellicole: tra le ultime e più degne di nota c’è The Martian di Ridley Scott, in cui Matt Damon interpreta Mark, un astronauta specializzato in botanica che, creduto morto dai suoi compagni di spedizione, viene lasciato solo proprio su Marte, e per sopravvivere dovrà fare appello a tutte le sue conoscenze, al suo intuito e alla sua creatività. The Martian (attenzione per chi non lo avesse ancora visto e non vuole rovinarsi la sorpresa: piccoli SPOILER da qui in poi) non è un film classico, con un buono, un cattivo e una serie di peripezie e comprimari più o meno interessanti: è un inno all’intelligenza umana. Mark sopravvive perché ne inventa sempre una, perché sfrutta le sue conoscenze in modo pratico e innovativo, perché il suo cervello trova una soluzione a ogni problema che mano a mano si presenta, come quando riesce a comunicare con i suoi colleghi sulla Terra usando il codice ASCII o quando trova un modo per produrre acqua e coltivare patate. The Martian è un manifesto per la scienza. È la dimostrazione che l’evoluzione della specie non la portano avanti i calciatori, le fotomodelle, gli stilisti, e chiunque altro i media quasi ci impongono di idolatrare. No. Ci siamo evoluti grazie agli studiosi, gli scienziati, i ricercatori, quelli che, nonostante tutte le difficoltà, i fondi inesistenti e la mancata collaborazione delle istituzioni, ogni giorno cercano di spingere oltre le nostre conoscenze sul mondo e trovare nuovi modi per semplificare, migliorare, allungare la nostra vita.

Non è mai banale sottolineare l’importanza dei progressi che abbiamo fatto e che potremmo ancora fare dalla scoperta del fuoco a oggi, nè ricordare quanto ancora non sappiamo del cosmo, della natura, dell’Universo. Sì, vale la pena ripeterlo ancora fin quando ci saranno persone che sostengono che è uno spreco spendere soldi per scoprire nuovi sistemi solari, mandare sonde su pianeti lontani, inviare astronauti nello spazio.

In definitiva, quindi: andremo mai su Marte? Ovviamente non saprei dirlo. Ma so che è importante per l’uomo provarci. So che è importante per l’uomo porsi obiettivi che sembrano impossibili e trasformarli in possibili, e concentrare i suoi sforzi verso qualcosa che è molto più grande di lui, anche col rischio di fallire. Perchè è così che siamo riusciti (come specie, si intende) a non morire più per un raffreddore, a vedere e sentire i nostri cari anche a un oceano di distanza, e ad andare sulla Luna. E forse, un giorno, su Marte.

Diplomata al Liceo Classico, coltiva la sua più grande passione, lo storytelling, scrivendo, girando spot e cortometraggi, e collaborando all'organizzazione di eventi cinematografici come l'Italian Movie Award, per il quale è responsabile Masterclass dal 2015. Adora i gatti, i film Disney ed è tifosissima del Napoli.