Originale. Divertente. Espressione di una nuova modalità di scrittura. Questo e molto altro è il terzo libro di
Giuseppe Robustelli, docente di Latino e Greco, dall’auto-ironico titolo “Ipse dixit” (edizioni ilibridellaleda). Sottotitolo: “il mio diario non segreto”.
Un libro che non è facile catalogare come genere letterario. Non è un saggio critico, né un romanzo, né un pamphlet: eppure è rigoroso come un saggio, accattivante come un romanzo, incisivo come un pamphlet. Di certo, si avvale della comunicazione social, perché riprende una serie di post, pubblicati su Facebook. Il testo stesso è un “facebook”, perché è un “libro delle facce”. Facce diverse di questa realtà “liquida” che ci troviamo a vivere, come epoca delle grandi crisi e dei grandi cambiamenti.
Sicuramente il like più prestigioso che si può, a buon diritto, assegnare all’opera (davvero “aperta” nel senso echiano del termine) è quello relativo al barthesiano “piacere del testo”. Davvero, Robustelli riesce ad entrare negli angoli più riposti del cuore e della mente del lettore, affascinandolo e avvinghiandolo al testo. Chi si addentra in queste pagine, non può chiudere a metà il libro: può farlo solo a lettura finita. Dopo di che, sarà tentato di rileggerlo e rituffarsi nel suo fluido linguaggio. Che scorre come una navigazione, nel solco del più bel topos del codice internettuale. Viaggio facilitato anche da un dettaglio grafico: il numero delle pagine è “nascosto” in alto a destra. Il lettore è come spiazzato da questa anomala collocazione, non si rende conto del fluire delle pagine e continua la sua lettura.
In questo viaggio “tutto passa e tutto scorre”, come ci hanno insegnato sin dai primi giorni trascorsi sui banchi del Liceo; ma questo libro di Giuseppe Robustelli va oltre l’aforisma di Eraclito, perché sembra incarnare l’ancor più profondo apoftegma di Antonio Machado: “Tutto passa e tutto rimane; il nostro è passare tracciando sentieri”. I sentieri dei grandi Valori.
E, allora, indichiamone almeno quattro, di questi grandi Valori. Il primo: l’empatia (“Condividi le emozioni”: questo è l’invito dell’Autore). Il secondo è l’altruismo: lo sappiamo che molti praticano l’egoismo, il disvalore ad esso contrario; ma -proclama “Ipse dixit”- “l’altruismo è l’unico modo per un uomo di lasciare un messaggio positivo di sé sulla terra”. Il terzo è il desiderio. Il Professore Robustelli scrive un pezzo flamboyant giocando sull’aver bisogno e sul desiderare, due espressioni con cui si può indicare l’amore. Ma “aver bisogno” presuppone un interesse, un vantaggio, un riferimento a se stesso per colui che avverte questo “bisogno”; “desiderare, invece, è il più bel verbo per esprimere l’amore. Ne sapevano qualcosa i Latini, quando inventarono questo termine, che per loro sintetizzava tutto un discorso interiore: “desiderare” per loro significava “trahere de sideribus”, “trarre dalle stelle”. E’ come se l’innamorato dicesse all’amata: “Guarda che io sono capace per te di volare fino alle stelle e di riportare a te da lassù e donarti tutte le cose belle del cielo”.
Il quarto valore: la vita come lotta. Il post del libro sulla necessità di sfatare i luoghi comuni recita al primo punto: “Nella vita l’importante non è partecipare, ma vincere, o tentare di farlo sempre”. Ha ragione l’Autore: il motto attributo a Pierre de Coubertin è riduttivo, bisogna partecipare per lottare e per vincere. Come disse Giordano Bruno nel 1591 nel suo “De monade”: “Qualunque impresa è possibile per chi la vuol fare. Io ho combattuto, è già molto.”
Sono, questi, solo pochi esempi di come questo aureo volume coniughi modernità di linguaggio e profondità di sentire, nel solco di un mélange liminare tra Internet e la grande tradizione classica. Se si riuscisse a importare questo fecondo connubio nell’insegnamento attuale, si potrebbe segnare una tappa importante verso l’obiettivo del “piacere dello studio e della ricerca”, nel quale, come afferma Giuseppe Robustelli, migliorano insieme discente e docente.
