CON “DOPPIO SPECCHIO” DI E CON ANITA MOSCA DAL 17 AL 19 OTTOBRE 2025 AL TEATRO SERRA (FUORIGROTTA, NAPOLI)
Anita Mosca torna in teatro con un nuovo e inedito spettacolo teatrale “Doppio Specchio” che è un viaggio nell’emancipazione delle donne nel nostro Paese. Attraverso un crescendo di incontri/scontri tra una mamma a sua figlia, la pièce racconta la fatica di diventare una donna partendo da una città della provincia napoletana, Castellammare di Stabia, negli anni ’80 in cui sono particolarmente evidenti tutti i limiti imposti dalla società italiana e le sfide sempre più pressanti per l’affermazione dell’indipendenza femminile. (Basti pensare che l’odioso delitto d’onore che prevede il “matrimonio riparatorio” è stato abolito nel nostro ordinamento solamente nel 1981.)
In scena compare un “Doppio Specchio” che simboleggia il riflesso della madre nella figlia e viceversa in cui l’identità tra la scena e la vita reale si intrecciano in maniera mirabile. Da un lato, la voce, i gesti, i silenzi, la prossemica di una madre, che perpetua i diktat di una società secolare. Dall’altro, i tentativi di ribellione, sconnessi e sgangherati, di una figlia, che insegue la propria autodeterminazione.
Lo spettacolo, capace di scuotere nel profondo il pubblico, alterna toni delicati a momenti di forte tensione riuscendo a intrecciare magistralmente il suono dell’italiano e del napoletano.
Anita Mosca ha creato un linguaggio ibrido capace di dar voce a un inconscio collettivo. Riso e pianto. Leggerezza e potenza. Uno spettacolo intessuto di parole crude e scarnificate, e dolci e delicate, e di musiche dal vivo che tracciano un percorso sonoro delle emotività rappresentate ed evocativi i segni grafici che traducono il doloroso percorso della protagonista. La trama che ruota intorno a due donne, madre e figlia, si allarga ad un’altra figura forte ed incisiva nel testo, quella paterna, che si materializza potentemente in scena nella sua assenza.
Regia di Anita Mosca con Anita Mosca e Isabella Mosca Lamounier, musiche di Salvatore Morra, il percorso grafico è di Ciro Di Matteo e i movimenti scenici sono di Mariacira Borrelli e Rosario Liguoro.
L’INTERVISTA
Quanto la Tradizione dei grandi drammaturghi napoletani ha inciso nello scrivere Doppio Specchio? Credo tanto. Ha avuto, sicuramente, un peso nel mio percorso artistico, essere nata e cresciuta in una delle città, insieme ai suoi dintorni, più espressive al mondo, dal punto di vista culturale e teatrale. Fin da adolescente, quando è cominciata dentro di me l’infezione del Teatro, sono stata, inevitabilmente, immersa nella nostra grande Tradizione della scena, vicina e lontana. Leggere, studiare, interpretare, assistere agli spettacoli dei nostri autori, penso agli adattamenti di Viviani, Eduardo, ma anche di Annibale Ruccello e Moscato, mi ha dato negli anni molteplici stimoli e sollecitazioni, tanto da farmi credere, magari chissà, ingannevolmente, (al pubblico e alla critica la parola!) di poter scrivere per il teatro e di poterlo anche dirigere e interpretare, proprio come facevano i miei maestri, fra tutti Moscato, con il quale poi ho avuto il privilegio di lavorare in compagnia per sette anni. Ovviamente, oltre agli stimoli di un ambiente fertile, come il Teatro napoletano, ho seguito un percorso di formazione doppio, se così si può dire, affiancando cioè alla pratica teatrale, con la messa in scena dei miei testi, anche quello di ricerca accademica, con un dottorato e post dottorato sulla drammaturgia, convinta del fatto che l’artista non debba mai fermarsi nel proprio processo di autoformazione.Poi c’è la questione di genere. Tra gli esempi della nostra Tradizione, non c’è stata una donna, una drammaturga di spicco, alla pari dei maestri sopra citati, che potesse fungere da esempio, da apripista per una giovanissima ragazza che voleva fare teatro nella vita. Certamente, molte attrici, formatrici e donne di teatro hanno contribuito a forgiarmi come attrice, regista e drammaturga, ma quando ho cominciato io negli anni ’90, erano pochissime le donne che scrivevano per il Teatro e pochissime le donne che lo dirigevano come registe. Anche se poi io ho cominciato proprio in una compagnia di giovani attori, diretta da una donna straordinaria, Camilla Scala, incontro folgorante che ha cambiato la mia vita. Nonostante questo però, era evidente che i riferimenti che ci passavano allora erano essenzialmente maschili, e forse, in qualche modo, proprio questo mi ha spinta ancor più a voler raccontare un altro punto di vista, che non fosse solo quello degli uomini, il quale certamente mi interessa conoscere ed ascoltare, ma mi interessa, ugualmente, conoscere, ascoltare e proporre anche un’altra visione di mondo, che parte inevitabilmente da un sguardo altro, il mio, quello di una donna, prim’ancora che artista teatrale.
Perché ha scelto di utilizzare la lingua napoletana? Mi risulta inevitabile per la maggior parte dei miei progetti autorali. Come se la lingua di radice, che è si il napoletano, ma nella sua variazione diatopica di Castellammare di Stabia, dove ho vissuto i miei primi vent’anni di vita, riuscisse ad esprimere più di altre lingue, compreso l’italiano, l’immaginario, le ombre, i segreti, i traumi, i territori chiaroscuri dell’anima. Ben radicata nelle mie origini, dunque, ma sempre con uno sguardo aperto al mondo, all’altro. Uno dei flagelli della nostra società è la piaga del femminicidio.
Quanto l’attualità del suo nuovo spettacolo “parla” anche di questo?Il mio spettacolo parla anche di questo, ma spero che lo faccia nel modo in cui, secondo il mio modestissimo parere, dovrebbe farlo il teatro e l’arte in genere, cioè trasfigurando la realtà per andare a toccare nello spettatore/nella spettatrice strati profondi della psiche e dell’anima, al fine di suscitare riflessioni, domande, questionamenti. A raccontarci l’orrorifico degrado delle nostre società, segnate da quasi un femminicidio al giorno, ci pensa già la cronaca nera, i giornali e i telegiornali, che ci presentano dati inaccettabili, che urgono azioni della società civile a più livelli. Il Teatro, invece, a parer mio, deve contribuire ad una profonda trasformazione culturale, necessaria per un cambio epocale di paradigma sulla questione di genere. Allora, in Doppio specchio, più che raccontare anch’io l’ennesimo caso di cronaca, ho sentito di ricostruire in scena, intrecciando vari linguaggi, la parola, la musica, il movimento, quell’humus culturale di certi ambienti di provincia, ma anche di tanti quartieri della grande città, fatto di tabù, non detti, povertà culturale, patriarcalismi, secolarismi, pregiudizi di genere, che opprimono, soffocano e influenzano il processo di auto determinazione di alcuni individui, solo perché di sesso femminile. Lo spettacolo vuole dare un piccolo contributo a stimolare in uomini e donne, una presa di coscienza collettiva su quanto siano ancora arcaiche e arretrate le nostre società sulla questione di genere.
Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".
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