“Eppure tutto questo non basta”: viaggio critico ed esistenziale nella narrativa di Giancarlo Palumbo

La scrittura come atto di salvezza e riconoscimento in un’opera che diventa ponte tra memoria, sogno e realtà

“Eppure tutto questo non basta” di Giancarlo Palumbo (Buonaiuto Editore) è un testo di narrativa contemporanea, variegato e intenso, che attraversa le molteplici dimensioni dell’esperienza umana con una scrittura critica e riflessiva. La struttura a capitoli tematici e la densità della prosa accompagnano il lettore in una esplorazione esistenziale dove memoria e sogno si fondono con il dubbio e la tensione verso il riconoscimento, offrendo uno spazio letterario aperto alla riflessione condivisa e alla ricerca del senso dell’essere nella modernità.



Eppure tutto questo non basta” di Giancarlo Palumbo, pubblicato da Buonaiuto Editore, si afferma come un viaggio denso e stratificato nelle profondità dell’esperienza umana, in cui la scrittura si trasforma da mera pratica stilistica a vera e propria soglia tra privato e pubblico, ponte impercettibile che consente all’interiorità di affiorare in superficie e di dialogare con il lettore.

La prefazione evidenzia come lo scrivere risponda a un impulso originario, quasi archetipo della ricerca di eternità e riconoscimento, facendo del gesto letterario uno strumento per raccogliere amici, lasciando dietro di sé tracce ricche di significato: inviti all’incontro, sollecitazioni all’ascolto e alla comprensione reciproca.

Il titolo stesso trova radice in una narrazione originata da un sogno che condensa memoria e principio di realtà, e una celebre frase di Bellocchio viene qui assunta a sintesi critica e commento di storie che dal sogno prendono corpo nella realtà concreta.

La struttura del libro si articola in sezioni tematiche (“Gutenberg”, “Camminare per la città”, “Non si accettano cambi”, “Lo dico a te”, “La ricreazione non è finita”, “C’è un post per te”) ciascuna rispondente a specifiche esigenze narrative e riflessive, per offrire un percorso coeso, polifonico, dove il dubbio e il limite, uniti alla tensione verso il dialogo, vengono costantemente rilanciati tra le pagine.

Il lessico e la sintassi, misurati e raffinati, rivelano la cifra stilistica di Palumbo: una prosa saggistica che sa sfiorare con eleganza la lirica, mantenendo sempre un rigore critico nell’indagine delle cose. Numerosi i richiami filosofici e letterari, che affondano nella tradizione del diario esistenziale e della prosa poetica, così che il testo alterna frammenti, memo, sogni, e sguardi sulla realtà, inserendosi a pieno titolo nella narrativa di ricerca contemporanea. Costante è la meditazione sulla memoria e sulla necessità di salvare ciò che rischia l’oblio: un tratto che diventa marchio concettuale dell’opera, come si può cogliere nella dedica alla moglie Luigia e nella ragionata riflessione sull’archeologia della creazione, figura metaforica del “risalire controcorrente” nella storia per restituire valore e salvezza a ciò che rischia di andare perduto.

La voce narrativa, tesa e consapevole, si orienta sempre verso un dialogo autentico e mai banale con chi legge, rendendo “Eppure tutto questo non basta” un vertice di scrittura contemporanea italiana, capace di interrogare con lucidità i sensi e i limiti della nostra esperienza, aprendo uno spazio di riflessione condivisa e di ricerca irrinunciabile di salvezza e riconoscimento.


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