Prix Italia | Specchi di Napoli: il doppio sguardo di Ricciardi, tra racconto e arte visiva

Prix Italia 2025 - Napoli, anteprima de "Il Commissario Ricciardi 3"

Prix Italia è un evento targato Rai che da sempre rappresenta l’eccellenza internazionale dell’audiovisivo e della cultura radiotelevisiva.

Napoli, 20 ottobre 2025 | Nella penombra dorata del Teatro San Carlo di Napoli, il sipario si è alzato sulla 77ª edizione del Prix Italia, in diretta su RaiPlay.

A condurre l’apertura, la giornalista Giorgia Cardinaletti; elegante e misurata, ha inaugurato la serata con la grazia di chi sa abitare la scena con equilibrio e calore. Sul palco, accanto a lei, i vertici Rai, le autorità cittadine e culturali; il sindaco Gaetano Manfredi ha definito Napoliuna città ormai globale, capace di riscrivere la propria narrazione e imporsi al mondo come laboratorio di creatività e dialogo“.

Il logo trasmette la forza della trasposizione in chiave moderna del mito di Partenope, proiettato all’ombra del Vesuvio, unendo mare blu, terra dorata e onde bianche per esprimere autenticità e profondo legame con la Città. Il claim di quest’anno del Prix Italia è Get Real; un invito a tornare alla realtà autentica dell’umano. Napoli è stata scelta, dunque, come cuore dell’appuntamento perchè non è solo una città, è essa stessa un organismo pulsante di realtà, un personaggio che respira, soffre, ama, urla e canta. Non a caso, proprio qui, nel suo ventre lirico, è stata presentata in anteprima la terza stagione de Il Commissario Ricciardi, la serie che più di tutte incarna il fascino dolce-amaro di questo luogo.

Lino Guanciale è salito sul palco: la sua presenza scenica ha trasmesso la forza di un attore capace di fondersi con il personaggio fino a diventarne l’essenza più luminosa, senza mai smarrire la propria verità. Il suo sguardo profondo, il taglio delle luci che gli ha accarezzato il volto come un chiaroscuro caravaggesco, la giacca dalla linea essenziale che ha slanciato la sua figura proiettandola verso l’immagine gigante di Ricciardi alle spalle… la voce di Guanciale, vellutata e contenuta, ha riempito la sala senza forzature: “Ricciardi non è un eroe, è un uomo attraversato dal dolore degli altri. Interpretarlo significa imparare il silenzio e la compassione“. Così ha detto. E il pubblico lo ha ascoltato come si ascolta una confessione, riconoscendo in lui la misura profonda e complessa del personaggio che da anni abita l’immaginario dei lettori e degli spettatori, ma anche un amore sincero per Napoli e per i suoi abitanti. Lui che è abruzzese di nascita, e non campano.

Accanto a Lino, con un’emozione sincera che vibrava dietro il tono controllato, Maurizio de Giovanni, lo scrittore napoletano che ha dato vita al Commissario e al suo universo di ombre e sentimenti: “Napoli non è lo sfondo della sua storia, è la sua stessa anima. È la città del dolore e della pietà, della fame e del canto, dell’amore impossibile e della speranza che non muore mai“.

In questa terza stagione, come ha spiegato de Giovanni, il personaggio, Luigi Alfredo, affronta il bivio più umano e struggente: aprirsi finalmente all’amore o condannarsi a una solitudine senza scampo. “Anche lui dovrà fare i conti con il cuore“, ha ammesso Guanciale, lasciando trasparire un suo sorriso tipico, appena accennato.

Attorno, il pubblico del San Carlo ha respirato la magia di quei momenti in cui la fiction incontra la letteratura, la realtà si intesse con la messa in scena e il teatro diventa una soglia liminare tra mondi.

Gli altri attori del cast, presenti insieme al regista Gianpaolo Tescari, hanno raggiunto il centro del palco, come una compagnia d’altri tempi, salutati da applausi lunghi e convinti che sapevano di riconoscenza. Le luci disegnavano sui loro volti un mosaico di personalità. Enrico Ianniello, con la leggerezza ironica di chi conosce bene la grammatica del teatro: “Ogni personaggio intorno a Ricciardi rappresenta un’emanazione diversa di Napoli, una città che cambia, ma resta sempre fedele alla sua storia“. Serena Iansiti, avvolta in un tailleur scuro con delle piume vezzose a valorizzare le movenze eleganti delle mani e la sua grande forza interpretativa: “Interpretare personaggi che vivono ai margini di una realtà difficile è una sfida, ma anche un dono perché ti permette di raccontare storie di grande umanità e verità“. Antonio Milo, con la schiettezza partenopea che lo rende parte viva della città che sullo schermo interpreta: “Il mio ruolo incarna la Napoli vera, quella fatta di legami e contraddizioni profonde, un porto sicuro, ma anche un luogo di prova per tutti“. Daniela Ioia, con una grande intensità emotiva: “Ogni scena è una piccola indagine nell’animo umano, e lavorare a Ricciardi significa immergersi nel cuore pulsante di Napoli e delle sue storie“. Maria Vera Ratti, tra i riflessi cangianti del suo completo chiaro, a incarnare la dolcezza malinconica ed eterea di Enrica, figura silenziosa che osserva da lontano l’uomo che ama: “Enrica è la parte più fragile eppure più coraggiosa della narrazione, e io ho cercato di restituire tutta la sua complessità emozionale“. Ognuno di loro, tra emozioni e soddisfazioni, ha dialogato con il pubblico.

Napoli, in tutto questo, non è rimasta fuori scena. È entrata dalle finestre del San Carlo, con il suo respiro di mare e pietra, con la voce lontana dei vicoli che sembrava attraversare le note dell’orchestra. È lei la protagonista invisibile di Ricciardi: la città che non giudica ma custodisce, che accoglie ogni dolore senza chiedere riscatto. In ogni strada, in ogni suono di campane e passi notturni, si riflette l’eco delle parole che aprono uno dei romanzi più amati di de Giovanni, “Il senso del dolore. L’inverno del Commissario Ricciardi”: “Io so. Io vedo“. È questo il segreto che rinnova l’eternità della serie: la capacità di vedere, di sentire, di non fuggire la vita e la morte, che per Ricciardi e per Napoli sono la stessa cosa, due lati di una verità che si abbraccia nel silenzio.

Sul palco, tra le luci calde del San Carlo (dove era stato ambientato l’omicidio del tenore Vezzi nella prima puntata della prima serie) e il brivido dell’annuncio di una nuova stagione di Ricciardi, Napoli si è mostrata come sa fare solo lei: bellissima sempre e talvolta imperfetta, viva e crudele, narratrice e voce del mondo. In fondo, come scrive de Giovanni ne “Il posto di ognuno”: “la vita è fatta di attese e di rimpianti, ma anche i rimpianti hanno un’anima, se qualcuno sa ascoltarli“. Napoli, Lino Guanciale, Maurizio de Giovanni, il regista e tutto il cast hanno parlato ed ascoltato insieme, restituendo a un pubblico incantato la verità vibrante di una città che resta, per sempre, teatro dell’anima.

La serata, tra omaggi letterari, citazioni e standing ovation, ha avuto il sapore di una dichiarazione d’amore collettiva. Prix Italia 2025 non è solo un festival, ma un rito d’appartenenza: un invito a “tornare reali” attraverso la finzione più intensa, quella che nasce dal racconto e si fa arte visiva.


Rileggi insieme a noi alcuni articoli di Viridiana Myriam Salerno dedicati a “Il Commissario Ricciardi”:


Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è diventata Avvocato nel 2013. È Giornalista Professionista. E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015. I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel. È esperta di comunicazione e linguaggi multimediali. Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali, è accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest, l'Ischia Film Festival o il Premio Penisola Sorrentina. Dal 2022, collabora con il Consorzio Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha ideato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento". È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno.