Premio Penisola Sorrentina: 30 anni di cultura, sogni e successi

A Sorrento, dove il mare incontra la poesia, il Teatro Tasso si è trasformato in un palcoscenico di emozioni per celebrare il trentennale del Premio Penisola Sorrentina, organizzato dall’Associazione “Il Simposio delle Muse”, sotto la raffinata guida del Patron dott. Mario Esposito.

Un anniversario che ha suggellato tre decenni di arte e cultura audiovisiva, in un’edizione densa di simbolismo, in equilibrio tra celebrazione e visione futura. Il sipario si è aperto sulle note del maestro Danilo Rea, che con un’intensa interpretazione di Caruso ha incantato la platea, evocando l’anima più profonda di Sorrento, la stessa che Lucio Dalla aveva trasformato in melodia immortale.

Poi la voce del Patron Mario Esposito ha accompagnato il pubblico in un viaggio temporale tra immagini, memorie e linguaggi visivi, in un racconto per fotogrammi che ha unito passato e presente del Premio. Dal video delle origini, scandito dalle musiche e dai dettagli filmici curati da LabTv, il percorso è approdato alla sezione “La Cultura”, quella che da trent’anni contraddistingue l’identità del festival. A dare spessore umano e professionale alla serata sono stati gli ospiti e i premiati, interpreti di una filiera audiovisiva che conserva ancora oggi la capacità di ispirare.

Stefano Dionisi, omaggiato per la sua carriera, ha accolto il riconoscimento con eleganza e misura: «Sorrento è una città meravigliosa, e le persone qui sono davvero calorose: hanno un’ospitalità unica. Il cinema è il mio mestiere da una vita, ormai da quarant’anni, e mi ha permesso di viaggiare molto e di vivere esperienze straordinarie».

A Dionisi è stato dedicato anche un omaggio al film Maccaroni di Ettore Scola, con Marcello Mastroianni, in cui si rifletteva il valore del ricordo come traccia del tempo.

Il segmento successivo è stato dedicato a Flavio Insinna, protagonista del nuovo spettacolo diretto da Luca Manfredi, anche lui presente e a sua volta premiato come regista di apprezzatissimi biopic.

«Mi fa molto piacere essere tornato a Sorrento: è la mia seconda volta qui. – ha raccontato ManfrediHo una particolare passione per i film biografici: uno su mio padre con Elio Germano, uno su Alberto Sordi con Edoardo Pesce e l’ultimo su Paolo Villaggio con Enzo Paci. Spero che il cinema continui a riempire le sale, perché la condivisione di uno spettacolo è qualcosa di fondamentale».

Le parole di Manfredi hanno trovato eco nella magia del Teatro, dove la pellicola – “questa fragile striscia di celluloide”, come amava definirla Truffaut – continua a essere un linguaggio universale capace di unire le generazioni.

La serata è poi proseguita con la sezione dedicata alla Donna, introdotta dal tema “Verità e Bellezza”. Protagonista ne è stata Simona Cavallari, premiata per la sua raffinatezza interpretativa. Occhi schietti che parlano di sentimenti, un sorriso mediterraneo che contagia.

A chiudere idealmente questa parte, la giovane Aurora Venosa, volto emergente del piccolo schermo, che ha espresso la sua emozione.

«Sono davvero molto felice di essere al Trentennale del Premio Penisola Sorrentina. Nella mia prima apparizione televisiva in La Preside, interpreto una studentessa ribelle e testarda. Artisticamente nasco come cantante, ma mettermi alla prova come attrice è stata un’esperienza importante e formativa.»: ha dichiarato la Venosa.

Il tono si è poi fatto internazionale con il premio a Danny Quinn, figlio del leggendario Anthony Quinn, a cui è stato dedicato un video-tributo dal forte impatto emotivo. Le immagini del padre, simbolo di un cinema epico e umano, hanno attraversato lo schermo come un ponte tra epoche e sensibilità.

Chiusura in grande stile con la voce inconfondibile di Franco Simone, entrato dalla platea sulle note di “Amo”, brano inciso anche con Fausto Leali, portando il pubblico in un’atmosfera di pura emozione.

«Venire a Sorrento è sempre qualcosa di magico – ha detto Simone è una terra benedetta da Dio e da Madre Natura. Il cinema ci aiuta a sognare, e la sala, con i suoi effetti sonori e il suo buio pieno di luce, resta un luogo insostituibile».

Le sue parole sono risuonate tra le ultime immagini proiettate con la videografica “Il viaggio continua…”, sigla finale che ha salutato il pubblico tra applausi e luce dorata.

Un titolo perfetto per il trentennale di un Premio che da trent’anni “racconta la bellezza”, trasformando l’audiovisivo in un atto d’amore e memoria, tra onde, musica e visioni.

In fondo, come ricordava Fellini, “il cinema è il modo più diretto per entrare in concorrenza con Dio”: e a Sorrento, per una sera, quella sfida si è trasformata in poesia.


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