PREMIO PAOLO LEONELLI 2025 | MARINA BRUNO: LA GIOIA DI COMUNICARE EMOZIONI

Cantante, attrice capace d’incantare per le sue doti canore e una carismatica presenza scenica Marina Bruno è tutto questo e molto di più.

Dal 1995 ha recitato nella compagnia diretta dal Maestro Roberto De Simone che fu un grande estimatore della sua tavolozza timbrica. Ha recitato nella Gatta Cenerentola, L’Opera Buffa del Giovedì Santo, Requiem in memoria di P. P. Pasolini, Ecco il Messia, El Diego – concerto n°10 per Maradona. Conclusa questa fase, Marina Bruno si è dedicata al mondo musicale esaltando la sua straordinaria e intensa voce. Artista di respiro internazionale ha lavorato con il cantautore e polistrumentista Vinicio Capossela, il direttore d’orchestra Walter Proost, il sassofonista e compositore Javier Girotto e altri. Si è esibita da solista nei più prestigiosi teatri del mondo riscuotendo sempre una straordinaria accoglienza sia di pubblico sia di critica. La sua prestigiosa carriera è costellata da altre perle artistiche come “Respiri” con Gabriele Mirabassi, 2009; “Stabat mater in jazz”, con Pino Jodice, 2013; “Parthenoplay”, 2020 e lo spettacolo in cui ha recitato e cantato “Emily Emily Emily”, tra testi e musica, la vita e le poesie di Emily Dickinson, regia di Camilla Scala. Inoltre ha collaborato con il sassofonista e compositore Marco Zurzolo, il trombettista Flavio Boltro e il sassofonista Max Ionata. La grandezza dell’artista Marina Bruno è d’imprimere un’impronta interpretativa molto personale a tutti i suoi lavori, evidenziando così lo spirito creativo che la pervade.

L’INTERVISTA

Come è nata la sua passione per la musica e che cosa rappresenta per lei? Come per tanti la mia passione per la musica è nata da bambina, amavo cantare le canzoni dei miei cartoni animati preferiti, ricordo che la prima esibizione fu a scuola di mia madre, cantai la sigla di Heidi con un costume di carta colorata fatto proprio da lei e delle lentiggini disegnate con una matita per occhi da una delle sue alunne! La musica, oggi più che mai, rappresenta il legame con i miei genitori, che mi hanno sempre incoraggiato e supportato in questo percorso. In primis mio padre, che da bambino, vivendo a Roma, aveva cantato nel coro delle voci bianche della RAI. La sua passione è diventata, per dna, la mia!

Per arrivare a certi livelli di perfezione quanto il dono naturale del canto dev’essere supportato dallo studio? Tantissimo! Lo studio, la tecnica, sono fondamentali per la “perfezione”, soprattutto in certi ambiti vocali. Senza una buona tecnica la voce potrebbe danneggiarsi, proprio come uno strumento suonato malamente. Oltre che cantante lei è anche una pregevole attrice.

Qual è il più grande insegnamento del Maestro Roberto De Simone che lei custodisce nel suo bagaglio professionale? Il Maestro De Simone mi ha elevato a professionista. A lui devo tutto! Mi ha dato la possibilità, portandomi per mano nel suo mondo fatato, di mettere in campo tutte le mie capacità vocali e attoriali, facendomi sentire ogni volta profondamente degna di quel ruolo che aveva immaginato per me. Era un pozzo inesauribile di conoscenze, avrei potuto ascoltarlo per ore quando ci dirigeva. Lui mi ha insegnato a non porre limiti alla mia vocalità, confinandola in un’unica “voce”. Ha valorizzato tutti i colori della mia estensione, ed io ho amato tantissimo poterli esplorare tutti. Continuerò ad usare il mio “strumento” così e gliene sarò per sempre grata.

Nel suo album “Parthenoplay” lei ha effettuato una rivisitazione in punta di piedi, dei grandi classici della canzone napoletana. Come è riuscita in questa difficilissima operazione? In “Parthenoplay” ho avuto la fortuna di lavorare con il mio Maestro del cuore, mio marito Giuseppe Di Capua. Il merito va a lui che ha realizzato gli arrangiamenti, con l’intento di rispettare la melodia della canzone classica napoletana che, come di ritorno da un viaggio in giro per il mondo, ha conservato un souvenir musicale di ogni luogo toccato.

Se dovesse indicare tre canzoni napoletane in cui identificarsi, quali sceglierebbe? Non riesco a sceglierne tre. Mi identifico in ogni brano che canto, quasi camaleonticamente! Sono molto passionale, sicuramente l’amore che si vive cantando e ascoltato “Io te vurria vasà”, “Nun é peccato” e “Io te voglio bene assai” (giusto per citare delle tracce di Parthenoplay) lo sento molto mio.

Nei luoghi più emblematici di Napoli, il Cimitero delle Fontanelle, accompagnata dall’Ondanueve String Quartet, lei ha emozionato cantando una splendida versione del “Magnificat”. Quanto quest’esperienza ha inciso nel suo percorso professionale? Devo dire molto, soprattutto a livello mistico – spirituale. Girammo il video del “Magnificat” in piena pandemia, ritrovarsi tra le capuzzelle in quei giorni così difficili, fu profondamente emozionante. Tutto ciò che mi colpisce emotivamente resta nel mio bagaglio personale che mi segue ovunque la mia professione mi porti.

La musica e soprattutto il suo modo di ascoltarla è cambiata tantissimo, basti pensare a Internet. Qual è il suo rapporto con i social media? Il mio è un rapporto quasi esclusivamente di lavoro. Non amo usarli per cose personali, soprattutto per ciò che riguarda la mia famiglia, i miei figli. Spesso discuto con mio marito per l’uso che ne fa lui, diverso dal mio, ma non ne cavo granché, se non qualche tag in meno!

Quando ha capito che la musica sarebbe diventata per lei una professione? Tutte le volte che da bambina e poi da ragazzina correvo a fare le prove per qualche esibizione rinunciando a passeggiate, feste ed uscite varie con i miei coetanei.

Progetti per il futuro? Tanti! Uno sta prendendo forma proprio in questi mesi, ma essendo una irriducibile scaramantica non ne parlo. In generale mi piacerebbe lasciare traccia di ciò che amo più cantare…

Il 5 dicembre 2025 sarà premiata al Premio Paolo Leonelli nella sezione musica in quanto con il suo impegno ha promosso la cultura e la bellezza dell’identità territoriale della Penisola Sorrentina in Italia e nel Mondo. Condivida con noi le sue emozioni. So che sarà un crescendo di emozioni fino alla sera della premiazione, sarò premiata da Raffaello Converso, amico e collega con il quale ho avuto il privilegio di debuttare con il M° Roberto De Simone ne “L’Opera dei 116” nel lontano 1995. Mi mancherà terribilmente il mio papà al quale dedicherò il premio, mi fa sorridere il fatto di immaginarlo chiacchierare di me con il Maestro Roberto.


Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".