Oggi, 23 novembre, è stata stampata la prima copia di Amor Fati, il nuovo romanzo di Antonio Giugliano che trasforma una vita fatta di cadute, silenzi e rivoluzioni interiori in un dialogo profondo con il lettore. Un’intervista senza nome, ma con una verità che appartiene a tutti.

Ci sono libri che non si limitano a essere letti, ma chiedono di essere attraversati. Amor Fati, esordio letterario di Antonio Giugliano, appartiene a questa categoria rara: un’opera che va oltre la semplice pubblicazione e diventa un atto di rivelazione personale.

Il romanzo curato dallo scrittore e giornalista Carmine Pelosi, si apre in una stanza sospesa tra luce e silenzio, un luogo dove gli oggetti non arredano, ma custodiscono significati. È lì che prende forma un’intervista che presto si trasforma in un viaggio nell’anima di un uomo che, dopo una vita di scelte difficili e rinascite coraggiose, sceglie finalmente di raccontarsi. Non per spiegare, ma per condividere la verità più profonda: il modo in cui il destino si incide dentro di noi prima ancora che sulla pelle.

Tra le pagine affiorano simboli che non vengono mai svelati del tutto, mappe emotive che l’autore lascia intravedere con delicatezza. Tra tutti, uno domina la scena con una presenza silenziosa e costante: il 23. È una cifra che ritorna, che segue, che abita i ricordi e gli snodi importanti della storia. Non viene spiegata e non viene interpretata, ma si percepisce come una bussola interiore, un nodo affettivo che unisce ciò che è stato a ciò che ancora attende. Il 23 diventa così il filo invisibile che attraversa il romanzo e che accompagna il lettore senza mai rivelare completamente il suo mistero.
Attorno a questo numero ruota una storia che Antonio Giugliano sceglie di far filtrare con misura. I tatuaggi, elementi narrativi che emergono solo per accenni, non vengono descritti né interpretati. Restano porte socchiuse, segni che testimoniano un percorso, ma che non si impongono mai come spiegazione. Il romanzo invita il lettore a intuire, non a decifrare, mantenendo intatto il fascino del non detto. Il ritmo dell’opera alterna momenti di intensa vulnerabilità a pagine di grande forza. Non racconta in modo diretto ciò che è accaduto, ma suggerisce ciò che significa trasformare le ferite in consapevolezza, il caos in visione, il dolore in energia creativa. Amor Fati non è una cronaca, è un cammino interiore.
Nel capitolo finale emerge la filosofia che dà il titolo al libro: Amor Fati, l’amore per il proprio destino. Non un’accettazione passiva, ma una scelta consapevole. Amare ciò che accade significa riconoscere che ogni evento, anche il più fragile, ha portato esattamente dove si doveva arrivare e ha contribuito a formare la persona che si è diventati. Ed è in questa luce che il 23 ritorna ancora una volta, non come risposta, ma come presenza. Un richiamo silenzioso, una costante da cui ripartire, un simbolo che continuerà a vivere anche dopo l’ultima pagina. Amor Fati diventa così un invito: guardare la propria storia con sincerità, accoglierla senza paura e scoprire che, in fondo, il destino sa sempre dove condurci.

MediaVox Magazine ha incontrato Antonio Giugliano in occasione dell’uscita della prima copia del suo romanzo Amor Fati, un’opera che sta già facendo parlare di sé per profondità, eleganza narrativa e capacità di toccare corde intime senza mai rivelare troppo. Ne è nata un’intervista intensa, essenziale e sorprendente, in cui l’autore condivide la filosofia e l’emozione che hanno dato vita al suo libro.
L’INTERVISTA
Che cosa l’ha condotta, in questo preciso momento della sua vita, a sentire l’esigenza non solo di scrivere, ma di dare forma narrativa a una parte così profonda del suo percorso personale? Amor Fati è nato nel momento in cui ho compreso che alcune verità non potevano più restare chiuse dentro di me. Non volevo creare un’autobiografia, ma dare voce a tutto ciò che negli anni era rimasto sospeso: le cadute che hanno cambiato il mio modo di vedere il mondo, gli slanci che mi hanno riportato in piedi, le domande che non trovavano risposta. Scrivere questo libro è stato un gesto di libertà e anche un atto di coraggio. Ho sentito il bisogno di trasformare un percorso personale in un ponte verso chi legge, affinché ognuno potesse ritrovarsi almeno in una frase, in un’immagine, in un’emozione. Questo libro non è nato per raccontare una vita, ma per restituire un senso a tutto ciò che, nella vita, ci forma senza che ce ne accorgiamo.
Ci può raccontare cosa l’ha spinta a scegliere proprio Amor Fati come titolo e quale significato profondo racchiude per lei? Amor Fati non è un titolo scelto per evocare filosofia, ma per incarnare una visione. Significa abbracciare il proprio destino, non come rassegnazione, ma come atto di potenza interiore. Amare ciò che accade, anche quando è difficile, richiede una forza che non nasce dall’esterno, ma dalla capacità di accettare che ogni evento, bello o doloroso, abbia un posto preciso nel nostro cammino. Per me è stata una scoperta lenta, una consapevolezza maturata con il tempo, fino a diventare una bussola che non tradisce. Amor Fati è un invito a riconoscere che la vita non va combattuta, va interpretata, accolta, trasformata. È la chiave che permette di restare integri anche quando tutto ciò che ci circonda sembra andare in frantumi.
Nel romanzo compaiono diversi simboli, ma il 23 è quello che ritorna più spesso. Perché? Il 23 è una cifra che mi accompagna da sempre, un richiamo che torna senza chiedere permesso. Non è un numero fortunato, non è una superstizione, non è una coincidenza… È una presenza! Ci sono momenti della mia vita in cui il 23 è apparso come una linea da seguire, un segnale da ascoltare, quasi un battito invisibile che mi riportava sempre allo stesso punto: alla radice. Per questo nel libro ricorre senza bisogno di essere spiegato fino in fondo. Alcuni simboli perdono significato quando vengono analizzati e diventano più veri quando vengono semplicemente percepiti. Il 23 è così: un legame, un ricordo, un richiamo emotivo che attraversa il tempo. Nel romanzo rimane volutamente misterioso, perché alcune verità funzionano solo se conservano la loro sacralità.
Qual è il messaggio che desidera lasciare al lettore? Il messaggio di Amor Fati è che nessuno di noi è definito dalle proprie cadute, ma dal modo in cui sceglie di rialzarsi. La vita non è una linea retta, ma una sequenza di spigoli che ci modellano. Ogni ferita è una mappa, ogni silenzio è un passaggio, ogni incertezza è un’istruzione per diventare ciò che siamo davvero. Vorrei che il lettore comprendesse che non è necessario essere invincibili per essere forti e che la Resilienza non è resistere, ma trasformare. Vorrei che ognuno trovasse nel libro un varco, anche piccolo, per guardare se stesso con più gentilezza. E soprattutto vorrei che comprendesse che amare il proprio destino non significa celebrarne ogni parte, ma accettare che tutto ciò che accade contribuisce alla nostra forma più autentica. Amor Fati è un invito a vivere con pienezza anche quando il presente fa paura, e a scoprire che la forza più grande che possediamo è la capacità di continuare.