Villa Raiano, 30 anni: quando l’Irpinia diventa visione, vendemmia dopo vendemmia

Trent’anni non sono una semplice ricorrenza…
Sono un tempo che si deposita lentamente, come il vino nelle botti. Un tempo fatto di stagioni attraversate, di scelte meditate, di silenzi rispettati. Trent’anni in cui il territorio non è mai stato un pretesto, ma una responsabilità verso le persone che amano la qualità dell’eccellenza.
Nel 2026 Villa Raiano celebra trent’anni di attività. Un anniversario che racconta molto più di una storia imprenditoriale: racconta una visione che nasce nel 1996, tra i vecchi opifici dell’oleificio della famiglia Basso, nella frazione Raiano di Serino, e che nel tempo diventa una delle espressioni più coerenti e riconoscibili del vino irpino.

Dietro ogni visione, c’è una scoperta sempre nuova…

La nascita di Villa Raiano è infatti già un atto simbolico! Trasformare un luogo di lavoro e memoria in una cantina contemporanea significa scegliere di non recidere le radici, ma di renderle fertili. È un passaggio che tiene insieme passato e futuro, gesto agricolo e pensiero progettuale, tradizione e lettura moderna del territorio. Qui il vino viene “capito” e “studiato”!
Va ascoltato nei suoli, nelle altitudini, nei microclimi dell’Irpinia, ascoltato nelle vendemmie difficili e in quelle generose, ascoltato nelle attese.

Se la storia alle volte è nostalgica, qui ne è invece il punto di forza più grande! La storia di Villa Raiano è anche la storia della famiglia Basso e di un passaggio generazionale che non si limita a custodire, ma sceglie di affinare. Qui la continuità non è gestione ordinaria: è tensione verso una precisione sempre maggiore, verso una identità che si chiarisce nel tempo. È questa fedeltà attiva, mai statica, ad aver permesso all’azienda di crescere senza perdere voce. Perché solo chi attraversa le stagioni con coerenza arriva a un anniversario che ha il sapore della maturità, non della celebrazione fine a se stessa.

I vini di Villa Raiano sono un racconto leggibile, netto, essenziale. Nei grandi bianchi irpini si riconosce una cifra precisa: freschezza, verticalità, trama minerale. Il Fiano di Avellino DOCG e il Greco di Tufo DOCG diventano qui non semplici denominazioni, ma linguaggi identitari. Vini che non cercano l’effetto, ma la profondità… E poi ci sono i rossi… Quelli che chiedono silenzio, tempo, rispetto. Vini che insegnano l’attesa e restituiscono struttura, memoria, durata. Una visione del vino come promessa mantenuta, non come risposta immediata.

Nel messaggio che accompagna questo anniversario, Villa Raiano sintetizza il proprio percorso con parole che suonano come una dichiarazione di poetica:
«30 anni durante i quali abbiamo cercato di interpretare la vitienologia del nostro territorio con una visione originale».

È qui il senso profondo di questa celebrazione. Non il traguardo, ma il cammino. Non ciò che è stato, ma ciò che continua a diventare. Perché l’Irpinia non è uno sfondo immobile: è materia viva, fatta di mani, di scelte quotidiane, di responsabilità. Dopo trent’anni, Villa Raiano continua a fare la cosa più difficile e più necessaria: produrre vini che non inseguono il rumore, ma lasciano traccia. Vini che non chiedono attenzione, ma la meritano.

Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.