BLU: il mare interiore di chi resta. Jaboni e l’arte di attraversare ciò che non passa

Con BLUJaboni, entra in una zona ancora più intima e consapevole della sua scrittura, un luogo in cui le parole non cercano di spiegare, ma di restare. Dopo un percorso articolato e stratificato – che lo ha visto attraversare l’inglese, la coralità, il pop d’autore e la sperimentazione – questo brano segna una scelta netta e coraggiosa: rallentare, spogliarsi, fermarsi sull’essenziale.

BLU non offre risposte definitive, non promette salvezza né consolazioni facili. Al contrario, abita ciò che resta dopo una storia d’amore: la memoria che riaffiora senza preavviso, la nostalgia che scalda e punge allo stesso tempo, il silenzio che continua a parlare anche quando tutto sembra concluso. È una canzone che non chiude i conti con il passato, ma li guarda negli occhi, accettandone il peso e la verità. Il brano, insieme al videoclip costruito come un intenso piano-sequenza, racconta un movimento interiore continuo. Un cammino fatto di passi misurati, di respiro che si sincronizza al ritmo della musica, di distanza che non è fuga ma presa di coscienza. Jaboni non tenta di rimarginare la ferita: la mette a fuoco, la attraversa, la rende visibile. E in questo gesto trasforma il dolore in esperienza, il ricordo in un mare profondo, il blu in uno spazio emotivo in cui perdersi e, forse, ritrovarsi. È una scrittura che guarda ai gesti minimi e li porta al centro, senza sovrastrutture, lasciando che siano l’emozione e il tempo a fare il loro lavoro. BLU non cancella ciò che è stato, ma lo integra, suggerendo una via d’uscita possibile: respirare, nuotare, continuare a camminare, anche quando “casa” non è più la stessa.

MediaVox Magazine ha intervistato Jaboni per approfondire questo nuovo capitolo del suo percorso artistico, entrando nel cuore di un brano che non chiede di essere semplicemente ascoltato, ma vissuto, passo dopo passo.

L’INTERVISTA

BLU è un colore che richiama profondità, freddo e nostalgia. Quando hai capito che questo brano non doveva “guarire” una ferita, ma semplicemente raccontarla? L’ho capito mentre lo stavo scrivendo. All’inizio cercavo una soluzione, poi mi sono accorto che ogni volta che provavo a guarire la ferita la canzone perdeva verità. Accettare che non tutto debba essere aggiustato è stato fondamentale: alcune cose vanno semplicemente raccontate.

Nel testo e nel videoclip il movimento è costante: camminare, respirare, restare a galla. Quanto è importante per te l’idea del percorso, più che quella della destinazione, in questa fase della tua vita artistica? In questo momento, per me, il percorso è tutto. La destinazione spesso è un’illusione di sicurezza. Camminare, respirare, restare a galla sono gesti minimi ma potenti: significano essere ancora qui. Artisticamente mi sento in una fase in cui non ho bisogno di arrivare, ma di muovermi, anche lentamente.

Dopo una prima parte della tua carriera in inglese, l’italiano sembra averti portato verso una scrittura più essenziale e vulnerabile. Cosa ti permette di dire oggi la lingua madre che prima non riuscivi – o non osavi – esprimere? L’italiano mi costringe a non nascondermi. L’inglese crea una sorta di filtro emotivo; la lingua madre, invece, è totalmente esposta. Ogni parola pesa di più. In italiano non posso fingere di essere qualcun altro.

BLU non cancella il passato, ma lo integra. Se dovessi lasciare un messaggio a chi ascolta questo brano portando con sé una perdita o un amore che non c’è più, quale sarebbe? Non c’è nulla di sbagliato nel portarsi dietro ciò che è stato. Una perdita, una mancanza non sono un fallimento, ma una traccia a cui bisogna lasciare spazio. Se qualcosa fa ancora male, significa che ha avuto valore.

Inguaribile e testardo sognatore, si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Salerno e frequenta la magistrale di Filologia Moderna nello stesso Ateneo. Vive l’Arte in simbiosi con la sua vita ed è sempre in cerca di nuove storie da vivere e scrivere per emozionarsi e far emozionare. Ama il mondo dello sport, in particolare quello del calcio e della palestra, seguendoli e praticandoli entrambi. Il viaggio è il suo stimolo per conoscere, imparare e avere tutto ciò che ogni cultura ha da offrirgli, in pratica usa gli occhi per guardare e i sogni per guardare oltre.