“UniVersi” di Nicola Esposito: uno splendido volume di poesie
Raramente il titolo di un libro è stato così adeguato ed appropriato come questo: “UniVersi” di Nicola Esposito, silloge di liriche profonde e raffinate, edite da Buonaiuto e a cura di MediaVox Magazine (stampate grazie al contributo del Dott. Francesco Squillante), recentemente presentate in un affollato Evento (molti i giovani presenti), realizzato negli spazi dell’Università Popolare, Polo Formativo di Sarno, magistralmente diretta dal Dott. Nicola Troisi.
Titolo opportuno, perché davvero il volume squaderna dinanzi agli occhi del lettore mondi segreti, che, sotto la apparente scorza della normalità e della quotidianità, disvelano arcani orizzonti. Ma anche perché le liriche lumeggiano due Cosmi: il microcosmo dell’Io, composto di esperienze e sentimenti individuali eppur emblematici, e il macrocosmo della Natura. Una Natura intesa quale Grande Madre, come si evince dalla metafora antropomorfica contenuta nel verso “le nuvole gravide di pioggia” in “Salto”. E in questo grande quadro della Natura brillano le stelle e la Luna, parole-chiave dei testi poetici: le prime sembrano gli occhi del mondo e di una potenza numinosa che guarda gli uomini dall’alto; la seconda contiene la duplicità (elemento assiale del libro) di essere sia la creatura celeste sia la creatura infera del Buio.
Il Buio, negli aurei versi di Nicola Esposito, è privo delle sue note cupe e tenebrose. Il Buio è il momento dell’amore, un amore che è sia elegiaco e tenero, sia sottilmente sensuale; e l’amore sensuale trasfonde la sua sensualità sulla Natura/Realtà. Nella lirica “Arrivavi sotto la poggia” (dai sottili ed eleganti toni dannunziani), la figura femminile celebra la sua epifania con il suo “corpo agile” a cui la veste sottile aderisce, divenendo un “sogno di poesia”. E “sensuali sembrano anche le foglie” nel componimento “Sulla scia del vento”, di quel vento che ammanta con le tenere folate il mondo, diventando addirittura anima del mondo: del resto gli antichi ritenevano che nel vento ci fosse una divinità e che l’anima stessa fosse soffio vitale (“psychè”).
Le foglie, che rientrano nel campo semantico vegetale, si configurano, nelle allusive liriche di Nicola Esposito, come il simbolo della Vita. Del resto, anche nella storia delle tradizioni folkloriche la realtà vegetale esprime il superamento della Morte, come nei “sepolcri” pasquali della cultura popolare meridionale il grano viene fatto germogliare al buio (ritorna il tema dell’assenza della luce) e “morire”, ma al tempo stesso prefigura la resurrezione del Figlio dell’Uomo. Ed è per questo che anche “da una pianta grassa nasce un fiore” (come recita la poesia “Passa”). Una pianta grassa, che sembra qualcosa di disprezzabile e di inferiore, è dunque capace di produrre bellezza e purezza. E soprattutto è capace di resistere come la Ginestra leopardiana. Questo è il nobile messaggio finale delle liriche di “UniVersi”, che tutti dovrebbero leggere: bisogna lottare e resistere contro il Male. Parafrasando Montale, Nicola Esposito sembra dire: “Vince solo chi resiste”.