Recensioni / La città che urla segreti: un originale noir simbolico nella Napoli misteriosa

“D’una città non godi le sette o settantasette meraviglie, ma la risposta che dà a una tua domanda.” Con queste parole Marco Polo spiega il senso che sta alla base del fortunato romanzo firmato da Italo Calvino.

 Spazio reale e onirico. Il protagonista del romanzo La città che urla segreti (Guida Editori) si muove in uno spazio preciso, quello di Napoli. La vicenda prende le mosse dalla Cappella di Sansevero, ma insieme al protagonista attraversiamo tutta Napoli nei suoi luoghi simbolo: San Domenico Maggiore, Via Nilo, la Chiesa dell’Annunziata, quella del Carmine o della Madonna Bruna, Santa Maria del Parto, Castel dell’Ovo, fino a Baia. Lo spazio presenta una duplice chiave interpretativa: da una parte abbiamo la topografia plastica, oggettiva (tutti i luoghi in cui si muove il protagonista, Giacomo De Marinis, rappresentano uno spazio geografico preciso); eppure, quanto più la topografia è plastica, tanto più rinvia a una topografia morale. Lo spazio reale si mescola allo spazio onirico. Già nella cappella di Sansevero, Giacomo vede le figure imprigionate nel marmo divenire creature pulsanti, reali, vitali. I luoghi inducono ai sogni, ma i sogni sono popolati da incubi, che sono le proiezioni dell’inconscio. Il sogno unisce lo spazio della città allo spazio dell’io. La città diviene il luogo dell’io.

 Mitologema del labirinto. Il nostro protagonista assume i connotati del cavaliere errante alla ricerca del vello d’oro e i luoghi descritti gravitano tutti nell’area simbolica del mitologema del labirinto. La città si presenta, appunto, come un sistema di labirinti in fieri da percorrere e in cui perdersi per ritrovarsi. La città diviene, dunque, un simbolo dell’errare, nella duplice valenza di errore e di erranza. E’ la quête del cavaliere che è alla ricerca di sé. Ogni luogo preciso ha un sovra-senso, anzi un eso-senso. Napoli la città archetipica: nessun altra città condensa in sé i 4 elementi dell’acqua, della terra, del fuoco e dell’aria. Questi elementi si compenetrano con Napoli al punto tale che l’autore, attraverso il protagonista si chiede, capovolgendo l’idea di Anna Maria Ortese: ma il mare bagna Napoli? O forse è il contrario: è Napoli che bagna il mare. Franco Salerno ci presenta una Napoli che esce dallo stereotipo della pizza e del bel canto, descrivendoci il “ventre” di questa città, la sua malìa, la sua passionalità, i suoi caratteri ambigui e complessi, il suo aspetto pagano e misterico e esoterico. Non a caso il disviamento e la perdita dell’orientamento partono da un altro luogo reale, ma al contempo profondamente simbolico: Villa degli Spiriti. La leggenda attribuisce alla Villa degli Spiriti una fama sinistra (peraltro tutte le leggende presenti nel romanzo sono riprese da cronache e da fonti). Questa tragedia, dovuta a intrighi amorosi, si dice che abbia avvolto con una “jattura” la Casa degli spiriti. Eros e Thanatos.

 Simbolismo. Da villa degli spiriti parte la Napoli misteriosa. L’autore, abbiamo detto, scende nel ventre più profondo di Napoli, nelle viscere di un Inferno, e ci presenta la Napoli voragine luciferina. Un paradiso abitato dai diavoli, così Salerno ce la presenta, con la dotta citazione crociana. Quando nelle loro indagini Il professor Giacomo De Marinis e il professor Elias Norton vengono rapiti e condotti nella sede della setta del sodalizio di Mercurio attraversano 7 stanze. Ora, nell’esoterismo, il numero 7 è considerato un numero perfetto, ma è anche il numero dei poteri occulti. Il Sette è l’espressione privilegiata della mediazione tra umano e divino. E proprio lì, nello spazio della setta, ritorna il tema del labirinto. Giacomo ed Elias vengono condotti verso lunghi corridoi, fatti passare da una stanza ad un’altra, un labirinto che genera stordimento, straniamento.

 Folklore. Franco Salerno non indulge al ritratto della Napoli oleografica, che si dispiega in tutta la sua bellezza, come le onde che si avvoltolano come un papiro. Preferisce descriverci la Napoli femmina mediterranea, sinuosa e avvolgente. A Napoli sacro e profano coesistono da sempre, fede e superstizione si mescolano. Sappiamo di dire una cosa vera quando affermiamo che Napoli è una delle metropoli più misteriose d’Europa, una città in cui gli spazi sono infestati da fantasmi e da sogni, in cui palazzi e chiese sono popolati da misteri e leggende. Salerno ci accompagna con questo libro nella Napoli misterica, Quella dei sacrifici umani della cappella di Sansevero, del palazzo dell’impiccato, abbiamo già detto della Villa degli spiriti, dell’uovo di Castel dell’Ovo, il rapporto con i morti; sarebbe facile indulgere al folklore. Ma il rigore dello storico, invece, ci presenta la Napoli nuda, fa un’opera di spoliazione della napoletanità, per ritrovare la Napoli più vera. Quando ci parla della festa del patrono dalla faccia gialluta, del miracolo di Santa Patrizia, noi vediamo il popolo di Napoli, nella sua drammatica verità.

 Ventre. Le scoperte più interessanti avvengono sempre dentro, nel ventre: luogo occulto, ma di dis-velamento. Nella cavea allagata di Sansevero il nostro professore De Marinis viene in possesso del canzoniere che contiene un epigramma che dà l’avvio alla ricerca, nella sotto-cripta dei Girolamini, scopre una strabiliante confessione. Peraltro, proprio nella cripta è evidente il rapporto con l’Oltre. A Napoli è molto vivo il rapporto con i morti, le capuzzelle. Qui ancora aneddoti, come quello del Capitano oltraggiato da uno sposo, che si presenta a rovinare la festa di nozze. L’ultimo luogo simbolo è Castel dell’Ovo: anche qui, di nuovo, si presenta il ventre. Il ventre che contiene la leggenda, l’elemento dell’uovo, e il ventre dell’edificio, in cui succede qualcosa. Da quel ventre emergerà qualcosa, la risposta a una domanda o, forse, una nuova domanda di cui cercare di nuovo una risposta.

Articolo di Paola De Vivo

Il Romanzo, il thriller storico sulla Napoli misteriosa, edito da Guida Editori, è disponibile nelle Librerie, su Amazon, su Mondadori Store, su IBS, su Libreria Universitaria, su UniLibro e  naturalmente sul sito di Guida Editori.

La bellissima fotografia in copertina è stata scattata da Carlo Pane

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