Arriva da Daphna Joel, neuroscienziata dell’Università di Tel Aviv, il ribaltone delle grandi conoscenze fin qui accumulate riguardo alle differenze cerebrali uomo-donna. L’équipe della scienziata ha argomentato oggi sulla rivista scientifica Pnas l’assenza di dimorfismo tra le due strutture, sottolineando come “non esistano categorie definite e non sia possibile classificare il cervello umano come maschile o femminile”. Sarebbe dunque l’aspetto social-culturale a portarci alla conclusione contraria, in seguito agli studi specifici del caso.
La presa di posizione dell’équipe arriva in un momento piuttosto “caldo” per ciò che riguarda la discussione intorno al tema. Pochissimi giorni fa infatti era stata Lise Elliot, dell’università di Chicago, ad abbattere una delle pietre miliari delle convinzioni umane come quella riguardante l’ippocampo, in un’analisi presentata, tra le altre cose, su Neuroimage: l’area del cervello considerata “femminile” per eccellenza, poichè legata alla capacità di percepire emozioni e sensazioni, non presenterebbe in verità disuguaglianze dimensionali nei due sessi.
E’ chiaro come il tutto non possa limitarsi a rimanere nell’ambito (pur complessissimo) delle neuroscienze, ma finisca per assumere connotati sociali, di genere, in un’era particolarmente sensibile alla questione di una società paritaria per alcuni raggiunta, per tanti altri ancora meno dal punto di vista effettivo e concreto.
Per la Joel le persone, indifferentemente dal sesso biologico, si sviluppano in svariate forme partendo però da una base cerebrale comune. La prima controversia la instilla Ruben Gur, direttore del dipartimento neurologico dell’università della Pennysilvania. che tempo fa documentò come reale la differenza tra i cervelli maschili e femminili, ma spostando la motivazione dalla struttura al funzionamento. Secondo Gur l’articolo della Joel demolisce “un falso argomento”, in quanto “nessuno sostiene che uomini e donne abbiano cervelli tanto diversi come i loro organi sessuali, ma piuttosto differenze medie, come avviene per il peso o la statura degli individui. Le donne prevalgono nelle connessioni tra un emisfero e l’altro, gli uomini in quelle tra la parte anteriore e posteriore di ciascun emisfero. La forma è identica, ma le differenze di funzionamento ci sono e sono reali. E spiegano molto della varietà dei comportamenti”.
Il discorso è delicato perché la teoria della Joel non solo sfata la leggenda delle differenze di intelletto, ma porta con sé chiaramente anche il concetto di cervello come “mosaico uno” per ciascuno di noi: sarà chiaramente probabile cioè che in un cervello maschile coesistano anche parti neurali statisticamente più diffuse nelle donne, e viceversa. Dalle analisi, infatti, è emerso come la totale “aderenza” del cervello di un individuo con il proprio sesso biologico sia molto rara, precisamente presente solo nell’8% dei cervelli presi in esame. E le ripercussioni saranno certamente d’impatto sul dibattito e sulla nostra vita quotidiana, in quanto toccheranno giocoforza anche quell’area di influenza culturale che per adesso determina ancora lo “stallo” tra i retaggi del passato e le nuove direzioni.