LA VIOLENZA SULLE DONNE: Il coraggio di essere libera

‘La violenza sulle donne è antica come il mondo, ma oggi avremmo voluto sperare che una società avanzata, civile e democratica non nutrisse le cronache di abusi, omicidi e stupri’ , scrive Elga Schneider. Peccato che la sua sia solo un’utopia. Purtroppo, la violenza sulle donne è un argomento di estrema attualità, diffuso in tutto il mondo e così noto da essersi meritato l’istituzione di una giornata mondiale in suo ‘’onore’’. Il numero di vittime aumenta di anno in anno. Tutto inizia con dei divieti; poi, si passa a gesti forti, troppo spesso si ricorre a ‘’soluzioni’’ estreme. E’ questo ciò che è successo a Filomena Lamberti, sfigurata con dell’acido dal marito nel 2012.  La sua vicenda ha ispirato la compagnia teatrale  ‘La nave dei folli’ che, nel 2017 , ha dedicato alla donna una parte dello spettacolo ‘I volti dell’altro’. Filomena Lamberti è stata, dunque, ospite a Sarno e ha mantenuto con gli studenti del Liceo‘’ Tito Lucrezio Caro’’ un feeling speciale.

Abbiamo deciso di intervistare Filomena Lamberti per MediaVox Magazine: le sue parole ci hanno trasmesso forza e coraggio, sensibilità e tanto amore per la vita.

Nelle relazioni “malate” si tende a considerare l’altra persona un mero possesso.  Si esercita contro l’altra persona violenza, sia essa morale che fisica. Si decide, ad esempio, che cosa farle indossare, quando e con chi uscire e quali atteggiamenti assumere: possono essere già questi i primi segni appunto di violenza? Che cosa consiglia alle ragazze?

Il modo più semplice per ribellarsi è sicuramente quello di non acconsentire a ciò che il partner non vuole che tu faccia; anche in un gesto stupido come quello di indossare una maglietta che a lui non piace può manifestarsi un segno di giusta ribellione. Basta cedere anche solo una volta ad ogni tipo di violenza per ritrovarsi in un vortice da cui non si riesce più ad uscire.

 Secondo lei, uno dei motivi principali per cui le donne non denunciano i loro mariti violenti oltre al timore di una loro possibile reazione può essere rappresentato dalla paura che lo Stato non riesca a tutelare pienamente le vittime e i loro familiari?

Penso che il fatto che lo Stato non tuteli le vittime sia ormai assodato. Considera la mia situazione. Io non lasciavo il mio ex perché dipendevo da lui dal punto di vista economico e non mi sono mai sentita tutelata. Quindi, nel mio caso, non ho lasciato e denunciato prima il mio compagno per un bisogno principalmente economico. Molto spesso, mi sono trovata di fronte alla domanda “perché non l’hai lasciato prima?”. Penso sia una domanda da 100 milioni di dollari. Avevo 3 bambini molto piccoli e nessuno è disposto ad aprirti effettivamente la porta in quei casi, quindi ho valutato molto la situazione: sapevo che se avessi lasciato il mio compagno, non avrei potuto dar loro nemmeno da mangiare. Senza il mio compagno, dunque, non vedevo una via d’uscita per i miei figli. Sarebbe quasi sicuramente intervenuta l’assistenza sociale ed era la cosa che più temevo. Stare accanto ad una persona che ogni giorno commette violenze sia fisiche che verbali fa subito svanire e sfumare il sentimento.

Qual è l’aspetto più drammatico della sua vicenda?

La mia identità violata, ovviamente! Ma ormai con il mio nuovo volto convivo benissimo: all’inizio per me è stato un problema difficilissimo da superare; poi, da questa tragedia sono riuscita a trarre tanti lati positivi. Mi spiego meglio: sono finalmente diventata una persona libera, ho tirato fuori quel lato di me che è sempre stato chiuso a chiave. Ad esempio, ho manifestato la mia voglia di fare volontariato. Per quanto riguarda la bellezza del mio volto: ora ciò non mi interessa più, mi sono abituata a guardarmi allo specchio e a vedere una nuova e più felice Filomena. Poi, dopo l’esperienza vissuta, lungi da me l’idea di trovare un altro compagno. Dopo tutte le terribili vicissitudini che ho dovuto sopportare, mi darebbe fastidio qualunque “imposizione di coppia”, anche il semplice “comando” di spostare un oggetto.

 Quanto il comportamento di suo marito ha influenzato i suoi figli? Come è riuscita, nonostante l’esempio di un padre violento ad educarli alla parità dei sessi?

Probabilmente è stata una fortuna o comunque una mia capacità che nemmeno credevo di avere. In situazioni come queste, i casi sono due: o si tende a riprodurre il comportamento sbagliato oppure si tende a migliorare. In ogni rapporto che hanno avuto i miei figli, ho sempre raccomandato loro di aver rispetto assoluto per l’altra persona, di non usare mai la violenza e soprattutto di non porre limiti nella sua vita. Credo mi abbiano dato ascolto. Sono felice del fatto che i miei figli abbiano scelto di non seguire assolutamente le orme del padre.

 Dopo la gravissima vicenda in seguito alla quale si considera “rinata”, cosa l’ha spinta a testimoniare la sua esperienza scrivendo il libro “Un’altra vita”?

Quello che mi ha spinto a testimoniare è la mia voglia di parlare dell’ingiustizia che ho subito affinché non succeda più che un essere come il mio ex compagno si ritrovi in carcere per soli 15 mesi. Poi sicuramente un altro dei motivi é quello di dare forza alle donne che si trovano ancora nella situazione in cui mi sono trovata io.

A tal proposito Filomena Lamberti, grazie alla collaborazione dell’associazione Spazio Donna, ha pubblicato il libro ‘’Un’altra Vita’’, che lei ritiene non essere un romanzo, ma ‘’il coraggio di testimoniare’’. Si tratta di una biografia che ripercorre la storia della sua vita, dall’infanzia fino alla sera del 28 maggio 2012.

Intervistare Filomena è stato davvero commovente. La sua voglia di ricominciare sono state per noi fonte da cui trarre un importante insegnamento: VIVERE, NON SOPRAVVIVERE.

 

Intervista di Serafina Annunziata, Valentina Leo, Daniela Montoro e Federica Sabatino

Searafina Annunziata: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. E’ un’appassionata di arte e design, adora leggere libri di qualsiasi genere e stare in compagnia. Ha molti hobby, e prova un profondo amore per la fotografia che segue con molto interesse.

Valentina Leo: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. Pratica nuoto, coltiva svariati interessi, è appassionata allo studio e nutre, sin da bambina, un profondo interesse per la medicina. Spera che questa passione possa trasformarsi in professione, infatti sogna di diventare chirurgo.

Daniela Montoro: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. Viene definita dagli amici una ragazza intraprendente, solare e piena di vita. Appassionata di danza dalla tenere età, coltiva tutt’ora il suo sogno, alternando ad esso la passione per la scrittura.

Federica Sabatino: Frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. Ha uno spiccato talento per la danza classica, per cui nutre una forte passione coltivata sin da piccola. Affianca alla danza anche l’amore per le materie umanistiche, che studia con passione.

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