Sarno Film Festival

Intervista alla Direttrice Claudia Prisco

 L’interesse per il cinema sembra essere quello più condiviso dalla maggior parte della popolazione. Numerosi sono, infatti, gli eventi organizzati in Italia, per esaltare il mondo cinematografico italiano e tutte le sue diverse sfumature. A Sarno, ormai da più di sette anni, grande importanza è rivestita dal Sarno Film Festival che, attraverso cortometraggi, documentari e lungometraggi, permette, ad un pubblico variegato, di affrontare determinati temi sociali e civili di forte rilevanza. Quest’anno, il Festival, nella sua ottava edizione, si presenta aperto a produttori italiani e stranieri, capaci di raccontare, attraverso documentari e reportage, una realtà in cui emergono le problematiche comuni che maggiormente colpiscono l’opinione pubblica. Il tema centrale dello scorso anno è stato, infatti, “Racconti di Migranti”, incentrato sul motivo della fuga, del viaggio e dell’accoglienza.

La direttrice del Sarno Film Festival, Claudia Prisco, nella sua intervista, sottolinea come il tema dell’evento ogni anno si differenzi, rifacendosi ai diversi Articoli della Costituzione Italiana.

Il cinema tratta da sempre storie universali e, con i suoi diversi generi, riesce ad emozionare e a far riflettere. Da dove nasce, quindi, l’idea di fondare il Sarno Film Festival che, ogni anno, celebra un tema sociale sempre diverso?

Il SFF nasce dalla nostra convinzione che oggi più che mai le informazione e la conoscenza veicolati dai canali tradizionali, sia scolastici che ricreativi, debbano essere necessariamente integrate da strumenti più attuali e fruibili da un pubblico sia giovane che meno giovane, arrivando alla consapevolezza che il medium audiovisivo in generale, e il cortometraggio in particolare, fornisce un ottimo canale didattico e informativo, facilmente godibile dal pubblico che ci siamo promessi di raggiungere, differenziato sia per età che per formazione.

Il Sarno Film Festival si propone di approfondire temi giuridici per discutere di diritti umani e della trasformazione della società attraverso il linguaggio cinematografico. Quanto è efficace l’arte audiovisiva e quanto, a suo parere, permette al pubblico di rapportarsi con più interesse alle questioni affrontate?

Il cortometraggio in particolare, che fa della brevità la sua caratteristica fondamentale, permette a nostro avviso di affrontare con un linguaggio per lo più semplice e accattivante le tematiche dei diritti e della carta costituzionale che, con altri mezzi, potrebbero risultare difficili da sviscerare con completezza. Poi, rispetto alla nostra voglia di intercettare il gusto e le menti “aperte” dei più giovani, il cinema in genere e il corto in particolare, ci sembrano particolarmente adatti a suscitare interesse e riflessioni approfondite.

Sulla base di quali criteri la direzione del Sarno Film Festival opera la scelta dei registi e dei prodotti da premiare?

Ogni anno pubblichiamo il  bando di concorso sui siti specializzati all’attenzione dei registi che vogliano mettersi in gioco. Molto spesso ci capita di affrontare una mole di lavori davvero importante, e il nostro staff si adopera a selezionare i lavori che risultano non solo attinenti al tema scelto, ma anche di buona qualità tecnica e comunicativa. Ognuno di noi del Sarno Film Festival  ha una formazione e attitudini diverse, e questo influenza il proprio giudizio. Personalmente, apprezzo molto la chiarezza comunicativa, un buon uso delle luci e le performance degli attori coinvolti. I lavori che scegliamo vengono poi visionati da una giuria di esperti del settore (registi, attori, sceneggiatori e tecnici in genere), che si occupano di assegnare il premio della giuria tecnica. Durante l’evento finale, poi, il pubblico partecipante può scegliere di far parte della nostra giuria popolare che, di pancia, assegna un premio speciale al corto più votato.

Le tematiche affrontate durante le scorse edizioni del Festival sono collegate agli articoli della nostra Costituzione. L’edizione 2017 è stata incentrata sui “Racconti di Migranti”, altro tema che tocca direttamente il contemporaneo. In che modo i cortometraggi riescono a rendere più immediato l’approccio agli articoli della Costituzione italiana?

Come detto in precedenza, crediamo che le caratteristiche intrinseche alla comunicazione visiva siano quelle che più si adattano ad affrontare temi di scottante attualità in modo semplice e necessariamente senza fronzoli: condensare un’idea o una storia complessa in pochi minuti porta necessariamente l’autore a liberarsi di una serie di orpelli narrativi e meccanismi complicati che aiutano il messaggio di base, per quanto ostico possa sembrare,  ad arrivare al pubblico in modo chiaro e diretto. Parlare di carta costituzionale e diritti fondamentali potrebbe sembrare, a un pubblico affamato di intrattenimento, una scelta faticosa e complessa. Noi, invece, abbiamo riscontrato in questi anni come sia diventato molto più semplice veicolare temi come il ripudio della guerra, il diritto al lavoro, l’integrazione, tramite una rassegna di cortometraggi di qualità che riesce a coinvolgere un pubblico assolutamente trasversale, con l’aiuto di testimonial di eccezione come Domenico Iannacone, Gaetano Di Vaio,  Erri De Luca e i medici di Emergency , che hanno partecipato in questi anni alle nostre serate conclusive.

E’ stata già scelta la tematica a cui sarà dedicata la prossima edizione del Festival? Può rivelare ai nostri Lettori qualche anticipazione?

Quest’anno il festival tratterà l’ Articolo 32 della nostra Costituzione “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge”. Siamo quindi al lavoro per inquadrare in modo corretto un tema di fondamentale importanza che abbraccia ambiti di interesse diversi , dalla tutela ambientale, alla medicina stricto sensu, all’efficace funzionamento della sanità pubblica. Vi aspettiamo a novembre per l’ottava edizione!

Il Sarno Film Festival è, quindi, una celebrazione del cinema come mezzo di diffusione della cultura e che, al giorno d’oggi, è in continua crescita.

Intervista di Paola Robustelli, Chiara D’Ambrosi, Rosa Boccia e Francesco Paolo Orza

Paola Robustelli: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno, nutre una profonda passione per il teatro e prova anche un certo interesse verso il giornalismo. Legge costantemente libri di fantascienza e fra i vari hobby che coltiva, vi è anche quello per l’arte.

Chiara D’Ambrosi: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. E’ da sempre stata appassionata dai racconti gialli e thriller, e tutto ciò che riguarda il mondo della fantascienza. Non le piace praticare sport, ma è molto affascinata dalla danza.

Rosa Boccia: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno, ma la sua passione non sono le lingue antiche, bensì le forme d’arte dei giorni d’oggi. Tra la musica, lo spettacolo, il cinema, spicca la passione per la moda e il sogno di scrivere un giorno su testate quali “Vogue” e “Cosmopolitan”.

Francesco Paolo Orza: frequenta il Liceo classico Tito Lucrezio Caro di Sarno. La sua passione più grande è la musica, coltivata fin da quando era piccolo. Suona con molta maestria la chitarra. Partecipa con molto interesse ad un corso di teatro.

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