Abbiamo un vanto tutto italiano, anzi napoletano, che ormai è diventato indispensabile anche negli Stati Uniti d’America! E’ oncologo, patologo, genetista, ricercatore, professore universitario e scrittore. Classe 1962. Il suo nome è Antonio Giordano.
Direttore dello “Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine” di Philadelphia, Presidente del Comitato Scientifico della “Human Health Foundation Onlus” e Professore di “Anatomia e Istologia Patologica” presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Neuroscienze, Laboratorio di “Tecnologie Biomediche ed Oncologia Sperimentale” dell’Università di Siena. Famosa ed apprezzata è la sua ricerca nell’ambito della denuncia dei fattori ambientali, causa di un incremento delle patologie tumorali, concretizzata in numerosi lavori scientifici. Le sue pregiatissime pubblicazioni hanno reso noto il collegamento tra l’ambiente inquinato dai rifiuti tossici e l’aumento dei rischi di insorgenza delle patologie tumorali per la popolazione della Regione Campania.
Il Prof. Giordano è stato allievo del premio Nobel James Dewey Watson e ha scoperto alcuni fattori chiave nella regolazione del ciclo cellulare e dei meccanismi legati all’insorgenza dei tumori. Nel corso della sua carriera, si è distinto per aver isolato il gene oncosoppressore, l’RB2/p130, dimostrando successivamente come lo stesso gene, introdotto attraverso un retrovirus in alcuni modelli animali, sia in grado di ridurre la crescita dei tumori.
Negli ultimi mesi, sta tenendo una serie di Conferenze di Presentazione del Volume “Monezza di Stato” (Edizioni Minerva), scritto insieme al Dott. Paolo Chiariello, Giornalista di Sky Tg24. Antonio Giordano, Paolo Chiariello: uno Scienziato ed un Giornalista: due punti di vista alternativi e complementari; due competenze diverse ed importanti. Un libro che è denuncia e speranza al tempo stesso. Un testo attraverso il quale gli autori raccontano la realtà de “La terra dei fuochi” e dei disastri ambientali compiuti nella meravigliosa Campania, Regione bella e fertile. Un libro che, nel ripercorrere, con uno stile dinamico e veloce eppur molto puntuale e tecnico, le vicende giudiziarie e giornalistiche degli ultimi anni, nel contempo, analizza i dati relativi all’incremento delle patologie e al gravissimo nesso di causalità tra danni apportati all’ambiente e decessi in aumento, portando avanti il lavoro fatto dallo Scienziato Giovan Giacomo Giordano, illustre padre di Antonio, e divulgando, in maniera chiara e fruibile, i punti nodali di una questione complessa e terribile. Per non arrendersi. Per trovare una soluzione. Per invertire la rotta.
Lo abbiamo intervistato, per Lyceum, tra un’andata in Italia e un ritorno in America sul tema del momento: carni rosse sì, carni rosse no. Il dilemma che divide le tavole degli Italiani.
Quando parla con noi, Antonio Giordano ha sempre il sorriso sulle labbra. Ha una grande gentilezza comunicativa. Discutere con lui è estremamente piacevole: sa informare su tematiche difficili, con termini di semplice comprensione. Perché ama il dialogo. Perché non si sottrae mai al confronto. Perché crede nella Cultura e in tutte le sue mille sfaccettature.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato che il consumo di carni rosse lavorate aumenta il rischio di cancro al colon. Senza mezzi termini, carni rosse e cancro: c’è un diretto collegamento?
“In verità, il nesso è stato già da tempo messo in luce attraverso accreditati studi epidemiologici. Ma dare spago ad inutili allarmismi creerebbe solo confusione, favorendo il proliferare di false informazioni. Questo tipo di notizie deve esclusivamente indurci a compiere, nel campo della nostra alimentazione, scelte più sane e ponderate. Sono consapevole del fatto che sta dilagando un preoccupante allarmismo di massa. Il primo sintomo di questo fenomeno è il dato del sensibile calo di vendita di carni rosse. C’è chi alimenta l’eterna diatriba tra vegani/vegetariani e ‘carnivori’. C’è addirittura chi comincia a sovrapporre il rischio del fumo a quello legato al consumo di salame. Nella vita quotidiana ci vuole sempre una giusta dose di buon senso, soprattutto a tavola.”
Ma rispetto ai risultati delle indagini epidemiologiche già note, c’è qualche novità sostanziale che ci può spiegare meglio?
“L’International Agency for Research on Cancer (IARC), appartenente all’OMS, che è l’Organismo internazionale che detta le linee guida sulla classificazione del rischio relativo ai tumori di agenti chimici e fisici, ha inserito nel ‘gruppo 1’ della sua classificazione prodotti di cosiddetta ‘carne lavorata’ come würstel, bacon ed insaccati vari. Tutti prodotti alimentari, di cui si fa largo uso nelle varie cucine internazionali.”
Che cosa comprende il cosiddetto “gruppo 1”?
“E’ il gruppo degli agenti ‘certamente cancerogeni’. In esso sono ricompresi tutti gli agenti considerati certamente cancerogeni: ad esempio, il fumo, il benzene e l’asbesto.”
E le carni rosse in generale dove vengono collocate?
“Nel ‘gruppo 2A’, che contiene gli agenti ‘probabilmente cancerogeni’. In esso sono stati inseriti tutti i tipi cioè di carne provenienti da mammiferi. Chiariamo che per carne rossa non intendiamo solo quella di colore rosso, come il manzo o l’agnello, ma anche la carne di maiale; mentre, per carni lavorate, intendiamo le carni sottoposte a processi di lavorazione e cioè di affumicamento e di salatura, come avviene nel caso della pancetta, del prosciutto, dei salami, degli hot dog. Indubbiamente la scelta di includere le carni rosse nella classificazione IARC è una notizia importantissima che va resa nota, ma non va strumentalizzata. In realtà, è un atto ‘formale’ e ‘dovuto’, perché c’è una risultanza epidemiologica, emersa negli anni, che non può essere taciuta.”
Del resto, da molto tempo, l’OMS continua a consigliare il consumo limitato di carni rosse…
“Sì e, in particolare, consiglia di evitare, se possibile, il consumo di insaccati.”
Perché?
“Perché sarebbe emerso che le tecniche di conservazione di queste carni, come la salatura, la stagionatura, la fermentazione e l’affumicazione, produrrebbero sostanze tossiche. In effetti, già da molti anni, è noto che nitriti e nitrati, coinvolti in alcuni di questi processi, sono cancerogeni.”
La “nostra” dieta mediterranea che cosa prevede in merito?
“Ricordiamo, anche a noi stessi, che la dieta mediterranea è patrimonio UNESCO dell’Umanità. Chi segue tale regime alimentare sa che bisogna limitare fortemente il consumo delle carni rosse e, invece, incrementare quello di cereali, di frutta e di verdura. Sono quest’ultimi alimenti ad essere ricchi di antiossidanti, capaci di contrastare l’insorgenza dei tumori, visto che è stato dimostrato che un’alimentazione vegetariana risulta più protettiva dal cancro rispetto ad una dieta che include il consumo delle carni. Mangiare poca carne rossa previene il rischio di cancro, in particolare quello del colon. Dal report reso noto da tutti i media sono emersi tali dati: 22 esperti di 10 nazioni diverse, partendo da circa 800 studi epidemiologici, hanno stabilito che 50 grammi di carne lavorata, mangiata ogni giorno, aumentano il rischio di cancro al colon del 18%. L’aumento del fattore di rischio è certamente da tenere presente, ma il dato non va considerato in maniera assoluta. L’insorgenza della malattia varia da persona a persona e molti altri sono i fattori da considerare. A tal punto, deve essere chiaro un messaggio forte: diffondere panico ed allarmismo è solo dannoso. Invece, va reso noto l’invito a migliorare le nostre abitudini alimentari, privilegiando, oltre ad una dieta varia e ben calibrata, uno stile di vita sano.”
La ricetta per una buona salute esiste?
“La domanda è importante, perché in merito a questa tematica si fanno parecchie speculazioni mediatiche. L’atteggiamento giusto è una visione ampia del problema, affrontato con spirito critico e mente aperta. La nostra salute dipende dall’integrazione di numerosi fattori, non solo alimentari. Mangiare sporadicamente carne rossa, inclusa quella lavorata, non può diventare rischioso per la salute e non è paragonabile al danno da sigaretta. Anche gli esperti che chiedono una riduzione del consumo di carne rossa, infatti, non possono non riconoscerne il valore nutrizionale. Mi sembra molto interessante, però, che si inizi a discutere più spesso dei metodi di conservazione e di cottura delle carni rosse attualmente utilizzati: ad esempio, una combustione eccessiva comporta la formazione di agenti cancerogeni. Bisogna, dunque, mettere in discussione anche l’operato dell’uomo che tenta, di giorno in giorno, di modificare la Natura senza utilizzare criteri accettabili. In fondo, il tema del consumo della carne ha anche una duplice interessante valenza. La prima è di natura socio-economica. Basti pensare che il PIL in crescita di un Paese è sintomo di benessere e ricchezza: dove c’è maggiore ricchezza, c’è maggiore consumo di carne. La seconda è di natura ecologica: non sempre si riesce a garantire un impatto sostenibile; gli allevamenti intensivi, ad esempio, contribuiscono alla deforestazione e all’inquinamento dell’atmosfera. Favoriamo i controlli: questo sì che è davvero importante.”
Quale ruolo produttivo può avere l’Informazione?
“Quello di affiancare la Scienza per invertire il trend di cattive abitudini che intaccano la nostra salute e il benessere del pianeta che ci ospita.La Scienza deve diventare bussola del progresso. La disinformazione, l’ignoranza e l’ansia dovrebbero sempre lasciare il posto alla conoscenza, alla formazione e all’informazione.”
Lei, insieme al giornalista Paolo Chiariello ha scritto un volume da finire davvero tutto d’un fiato: “Monnezza di Stato”. Un titolo emblematico e pregnante. Io l’ho letto e voglio lanciare un’ultima “provocazione”: è più dannoso consumare carne rossa o vivere in zone contaminate da rifiuti tossici?
“Il libero arbitrio ci permette di scegliere di non fare un uso smodato di carni rosse. Più complesso, e spesso impossibile, è il poter scegliere di abbandonare la propria terra. Pensare alla situazione che gli abitanti della ‘terra dei fuochi’ e dei veleni in particolare, ma, più in generale, gli abitanti di tante Regioni italiane e di tanti Paesi nel Mondo sono costretti a sopportare quotidianamente, spesso anche inconsapevolmente, mette letteralmente i brividi. La propria casa dovrebbe essere il posto in cui sentirsi più al sicuro; eppure, proprio quel luogo nasconde insidie altamente tossiche e nocive che spesso scopriamo quando è troppo tardi.”
Intervista di Viridiana Myriam Salerno al Prof. Antonio Giordano, pubblicata sulla Rivista culturale “Lyceum”, numero 50 – dicembre 2015 – Sezione “Speciale Intervista/Stili di vita”.
Il Prof. Giordano è Direttore dello “Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine” di Philadelphia, Presidente del Comitato Scientifico della “Human Health Foundation Onlus” e Professore di “Anatomia e Istologia Patologica” presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Neuroscienze, Laboratorio di “Tecnologie Biomediche ed Oncologia Sperimentale” dell’Università di Siena.
La copertina della Rivista culturale “Lyceum” – n. 50, dicembre 2015Intervista al Prof. Antonio Giordano, pubblicata dalla Rivista culturale “Lyceum” – n. 50, dicembre 2015 – pagina nr. 1Intervista al Prof. Antonio Giordano, pubblicata dalla Rivista culturale “Lyceum” – n. 50, dicembre 2015 – pagina nr. 2Intervista al Prof. Antonio Giordano, pubblicata dalla Rivista culturale “Lyceum” – n. 50, dicembre 2015 – pagina nr. 3
Viridiana Myriam Salerno, laureata in Giurisprudenza presso l'Università "Federico II" di Napoli, è diventata Avvocato nel 2013.
È Giornalista Professionista.
E’ Direttore Responsabile della Rivista culturale nazionale “MediaVox Magazine” dal 2015.
I suoi scritti sono pubblicati in numerosi libri, editi da importanti Case editrici. Ha curato l'editing di molti volumi. Ha realizzato copertine e graphic-novel.
È esperta di comunicazione e linguaggi multimediali.
Si occupa del coordinamento di Uffici-Stampa e dell’organizzazione di eventi culturali, è accreditata a rilevanti eventi nazionali ed internazionali, come il Festival di Sanremo, il Taormina Film Fest, l'Ischia Film Festival o il Premio Penisola Sorrentina. Dal 2022, collabora con il Consorzio Gruppo Eventi che, tra le tante attività, ha ideato e realizza "Casa Sanremo" e cura la produzione esecutiva de "I Nastri d'Argento".
È segretaria dell'Assostampa Campania Valle del Sarno.
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