I Carnevali in Italia. Molti i Carnevali famosi della Penisola. Cominciamo da quello di Ivrea (Torino), che ha il suo clou nella spettacolare Battaglia delle arance, che ricorda una rivolta popolare dell’età medievale. L’evento prevede (dal secolo scorso) il lancio di arance da parte di cittadini a piedi, simbolo del popolo ribelle, e di quelli sistemati sui carri, simbolo delle guardie del tiranno locale. Personaggio importante della festa è un’eroina, Violetta, detta anche “la mugnaia” perché figlia di un mugnaio di Ivrea. La leggenda vuole che ella fosse stata dal rapita dal tiranno che pretendeva il “diritto della prima notte”. Ma la fanciulla riuscì a far ubriacare il tiranno, per poi tagliargli la testa nel sonno: la vicenda si concluse con la distruzione, da parte del popolo inferocito, del castello cittadino.
A Venezia il Carnevale perde queste tinte aggressive e si connota per la sua raffinatezza. Moltissimi artisti di strada e comuni cittadini, mascherati in maniera ricercata, animano questa che è una degli appuntamenti carnascialeschi più famosi d’Italia e del mondo. Le origini di tale festa risalgono ad un documento del Doge Vitale Falier del 1094, in cui si parla esplicitamente di festeggiamenti pubblici relativi al Carnevale. Quasi due secoli dopo, poi, a Venezia si andò sviluppando un’attività di produzione di maschere e di scuole che insegnavano la loro realizzazione. All’interno del Carnevale veneziano si è svolta per molti anni la Festa delle Marie, che, risalente all’inizio del secondo Millennio, consisteva nel donare la dote alle fanciulle bisognose della città.
Nell’area del Centro Italia si segnala il Carnevale di Fano (Pesaro-Urbino): secondo Vincenzo Nolfi, esso è nato nel 1347, per celebrare la riconciliazione delle due più importanti famiglie cittadine di allora, i Del Cassero e i Da Carignano. In seguito, verso la metà del sec. XV, viene in esso introdotto il Palio disputato con cavalli ed asini, alla fine del quale il vincitore lanciava ai presenti delle focacce al miele. Questa tradizione si è poi trasformata in una battaglia, combattuta a colpi di dolciumi.
I carri allegorici caratterizzano invece il Carnevale di Viareggio, che risale al 1873, quando alcuni borghesi decisero di mascherarsi per protestare contro le tasse eccessive che erano costretti a pagare. Il primo carro di cartapesta fu realizzato a Viareggio, nel 1925; da allora questa abitudine si diffuse fino a realizzare una monumentale sfilata, che ha spesso come argomento anche vicende e personaggi contemporanei.
Nel Meridione si segnala il Carnevale campano, in cui, soprattutto in provincia di Benevento, prevalgono le gare e le farse. Rimarchevole è la Ruzzola del formaggio, che si svolge, ogni sabato e domenica, a partire dal 17 gennaio (festa di Sant’Antonio Abate, considerata il vero inizio del Carnevale), fino a martedì grasso, a Pontelandolfo. Il gioco, che consiste nel far ruzzolare, lungo itinerari preordinati, una ruota di formaggio, è stato importato 700 anni fa dalla Ciociaria, da dove si verificò in terra campana un flusso migratorio per scampare al pericolo di una pestilenza. Altrettanto arcaico è il rito carnascialesco della zingarata, tipico di Cerreto Sannita: questa farsa, indice dello scontro fra due culture, quella autoctona (rap-presentata dai cittadini ) e quella forestiera ed “altra” (incarnata dal popolo zingaro, il “diverso” per antonomasia), si conclude, in un’atmosfera di magia, con l’offerta da parte di una giovane zingara dell’elisir d’amore. Nella medesima città si usa dar vita alla rottura della pentolaccia: vince chi riesce a rompere con una clava una pignatta contenente oggetti e leccornìe. La distruzione della pentola ha una funzione apotropaica, cioè esprimente il desiderio di liberarsi dal Male .
Nell’Avellinese diffusi sono i riti di capovolgimento. Filo conduttore di tutte le espressioni carnascialesche, che in ogni caso esaltano l’archetipo del mondo alla rovescia, è il tema del capovolgimento, celebrato con la Fila, che segna il Carnevale di Santa Lucia di Serino. Si tratta di un corteo nuziale, in cui i figuranti, guidati da ‘o primme omme, vestiti con abiti tradizionali e con cappelli addobbati da penne, sfilano distribuendo mimose alla gente. La grottesca sfilata, tra cui si segnala la ’mpacchiatrice, che è un uomo travestito da donna, termina con un ballo di cui è protagonista Pulcinella.
I carri allegorici dominano invece nel Carnevale più famoso della Puglia: quello di Putignano, la cui origine si fa risalire al 1394. In quell’anno, i Cavalieri di Malta decisero di mettere in salvo dalle incursioni saracene nel territorio di Putignano le reliquie di Santo Stefano protomartire (che erano conservate nell’Abbazia di Santo Stefano di Monopoli); i contadini festeggiarono l’arrivo delle reliquie, dando vita a balli e canti, che assunsero movenze ridanciane e carnascialesche.
Il più celebre carnevale siciliano è quello di Acireale (Catania), dove già nel 1600 vi era l’usanza di dar vita (come ad Ivrea) per le strade a vere e proprie battaglie con agrumi, a cui poi sono state aggiunte uova marce. Divertimento, peraltro, pericoloso, tanto che già nel 1612 un bando della Corte criminale di “Jaci” (arcaico nome della città, denominata anche “Jaciriali”) proibì ai cittadini di tirare arance e limoni durante il periodo di Carnevale (chiamato “Carnelivari”) per evitare ferimenti alle persone e danni alle cose. I primi carri allegorici, invece, si diffusero nella città siciliana solo nell’Ottocento ad opera di valenti artigiani, che ripresero questa tradizione dalla città di Palermo, dove i carri furono costruiti fin dal 1601.
La carrellata sul Carnevale insulare si conclude in Sardegna, dove si tiene la Sartiglia di Oristano. Si tratta di una gara equestre, in cui giovani cavalieri mascherati si confrontano nell’uso della lancia stando in sella a cavalli elegantemente addobbati. Il re della Sartiglia è Su Cumponidori, eletto ogni anno dai rappresentanti degli artigiani e dei contadini. Dopo essersi sottoposto all’iniziatico rituale della vestizione, percorre le vie del centro, ricoperte di sabbia, e non può più mettere piede a terra. Insieme ai suoi cavalieri, deve infilare, mimando un atto di fecondazione, una stella d’argento. Un amante dunque e ben virile; eppure la sua maschera è femminea: dal velo da sposa alla camelia rossa. La buona riuscita dell’impresa garantisce una primavera segnata da fertilità e prosperità.
Appuntamento a domani per la terza delle quattro parti del nostro viaggio alla scoperta del Carnevale in Italia