Alfonso de Liguori (1696-1787) è il Dottore della Chiesa che con i suoi scritti ha segnato la cultura cattolica degli ultimi due secoli, in Italia e in Europa. Le sue opere di contenuto dogmatico, morale e ascetico sono state tradotte nelle principali lingue del mondo e sono ancora di grande attualità.
Questo breve lavoro si limita qui al settore ascetico, e particolarmente ai suoi scritti sulla passione di Cristo, numerosi su tale argomento, perché il mistero redentivo della croce è stato oggetto non solo delle sue riflessioni e meditazioni, ma scopo di tutto il suo intenso apostolato.
Per far conoscere e portare, soprattutto ai più poveri ed emarginati, la sovrabbondante redenzione di Cristo, Alfonso ha fondato (1732) un Istituto missionario che ha appunto come motto l’espressione del Salmo 129: Copiosa apud eum redemptio, e si è servito di tutti i linguaggi possibili al suo tempo: stampa, predicazione, pittura, musica. Cristo crocifisso e redentore è il centro della vita ascetica e apostolica di Alfonso. I poveri sono per lui “sacramento” di Cristo: il volto dei più poveri gli rivela Cristo, servo negli schiavi, carcerato nei condannati a morte, nudo sulla croce negli orfani e nelle vedove, assetato nei condannati alle galee, crocifisso negli ospedali, affamato nei bassi napoletani.
Sant’Alfonso, animato dall’amore per il Crocifisso, mosso dallo zelo per le anime, volle portare a tutti l’annunzio della Croce. Perciò ripetutamente si accinse a scriverne e a rilevarne il mistero così come lui lo riviveva. Compose, in tempi successivi, una serie di libri, di mole più o meno ampia, di valore ineguale, che costituiscono uno dei suoi meriti di scrittore ascetico.
La maniera secondo la quale sant’Alfonso conduce la meditazione sulla Passione è tipica del suo stile e del suo spirito pastorale. Più che una trattazione calma e ragionata, la sua è un’esposizione viva e varia in cui si alternano riflessioni, dialoghi, affetti e preghiere, in un fluire spontaneo, libero da qualsiasi forzatura. È quasi una rappresentazione drammatica: l’autore si sente presente all’azione, ne rivive tutti i momenti, portato dall’onda dei sentimenti di dolore e di amore, di sdegno e di rimorso, di stupore e di compassione.
I generi letterari delle diverse opere di Alfonso sono stati analizzati negli Atti della Causa del Dottorato e sono: teologia dogmatica, teologia morale, ascetica, apologetica, letterario-poetico ( Cf. Atti della Causa del Dottorato. Catalogo degli scritti di S. Alfonso, Propaganda Fide, Roma 1870. Cf. anche C. ROMANO, Delle opere di Alfonso de Liguori. Saggio storico, Roma 1896; O. GREGORIO – G. CACCIATORE – D. CAPONE (a cura), Opere Ascetiche di S. Alfonso de Liguori, Roma 7960).
Le opere sulla Passione del Signore sono ventuno, tutte appartenenti al genere ascetico con possibili, ma non necessarie suddivisioni: devozionali, poetiche…
Tutti gli scritti di sant’Alfonso sulla passione di Cristo sono raccolti nel volume V delle Opere ascetiche, intitolato Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, Roma 1934. Si tratta di uno strumento fondamentale per studiare in modo approfondito la soteriologia nel pensiero di Alfonso.
Per quanto riguarda la visione cristologica di sant’Alfonso, in particolare la teologia della passione, gli studi specifici sono pochissimi (vedi G. VELOCCI, Cristo: centro della spiritualità alfonsiana; N. LONDOÑO, Se entregó por nosotros. Teología de la Pasión de Cristo en san Alfonso de Liguori), sicché il pensiero cristologico alfonsiano si può desumere solo da una bibliografia “trasversale”.
Alfonso per parlare dello stesso argomento si serve di diversi linguaggi, tecniche e registri. I suoi linguaggi e generi (scrittura, musica, poesia, pittura…) sono distinti, ma non scindibili. Tantomeno “divisi”.
Così, quando Alfonso parla della Passione di Cristo, lo fa in modo diversificato per adattare l’argomento alla duttilità di diverse categorie di persone. In questo, egli è un grande comunicatore e mediatore di cultura. Per le persone più preparate scrive L’amore delle anime (1751), dove utilizza Bibbia, patristica, tradizione, exempla… Per le persone che non sanno leggere, ma sanno ascoltare, scrive l’Esercizio della Via Crucis (1761), dove uno legge e gli altri ascoltano. Per quelle non “sensibili allo scritto”, ecco la musica: Duetto tra l’anima e Gesù Cristo (1760). Per quelle persone, infine, che sanno solo “guardare”, si serve della pittura e del grafico: la tela del Crocifisso (1719). Saranno gli squarci delle carni o le frecce a colpire i cuori.
Da qui l’esigenza, parlando di cristologia alfonsiana, di non separare e escludere le diverse forme espressive utilizzate da Alfonso. Eludendole o non leggendole trasversalmente, non è possibile parlare compiutamente della passione di Cristo.
Molte di queste opere si trovano nella storica biblioteca S. Alfonso di Pagani, fornita di 50.000 volumi, specialistica sull’argomento.
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