IL CARNEVALE IN ITALIA. Terza parte

Le maschere italiane dell’Italia Settentrionale. Il breve viaggio tra le maschere italiane inizia dell’Italia Settentrionale.

In quest’area geografica ci imbattiamo in Arlecchino, celeberrima maschera bergamasca della Commedia dell’Arte (un tipo di teatro popolare che si fondava sull’improvvisazione). La maschera di Arlecchino, rappresentata con il suo vestito multicolore, ha origine dalla fusione di due tradizioni. La prima è quella incarnata dallo Zanni bergamasco, versione veneta del nome Gianni, molto diffuso nelle aree rurali da dove proveniva la maggior parte dei servitori dei nobili e dei mercanti veneziani. Questa maschera è stata immortalata nelle incisioni del francese Jacques Callot, denominate I balli di Sfessania (1621). La seconda tradizione che contribuisce alla nascita di Arlecchino è quella dei personaggi diabolici farseschi della tradizione popolare francese. Le sue radici europee si deducono anche dal fatto che il suo nome è diffuso anche in lingua francese come Arlequin, mentre in inglese come Harlequin.

Il personaggio di Arlecchino è anche il nome di un demone sotterraneo. Orderico Vitale nella sua Historia Ecclesiastica (XII sec.) parla di una familia Herlechini, una vera e propria “famiglia” guidato da questo demone gigante, qui chiamato “Erlechino”. Ma un nome simile lo ritroviamo nell’Inferno dantesco, in cui Alichino appare  (canto XXI, vv. 115 e segg.) come capo di un intero gruppo di diavoli.

Quanto all’etimologia, il nome potrebbe essere di origine germanica e deriverebbe da Hölle König (“re dell’inferno), divenuto poi Helleking ed infine Harlequin. Durante il paganesimo si credeva, nelle aree del centro e del nord Europa, che d’inverno e in occasione di feste come la “notte di Valpurga” si svolgesse per il cielo e sulla terra una “caccia selvaggia”, composta di spiriti dei morti inquieti: Arlecchino era a capo di questo macabro corteo.

Arlecchino è, inoltre, il protagonista di uno dei capolavori della storia del teatro: Il servitore di due padroni, noto anche come Arlecchino servitore di due padroni (1745). L’autore, il veneto Carlo Goldoni, consegna alla storia in questa sua commedia l’intento di questo personaggio: mangiare a sazietà, obiettivo per il quale non esita a provocare equivoci e guai. In questo testo teatrale compaiono altre due maschere tipiche del Settentrione d’Italia: Pantalone, un anziano mercante, e Brighella, un ricco locandiere. Pantalone, che si afferma a Venezia intorno alla metà del ‘500, rappresenta il vecchio affarista, avaro e lussurioso, che poi Goldoni stesso trasforma nel padre burbero e conservatore dei Rusteghi. Quasi coeva alla maschera di Pantalone è quella di Brighella, di cui si parla nel Testamento di Giovanni Gabrielli, detto “il Sivello” (risalente agli inizi del XVII sec.), che diede  questo nome ad un contadino bergamasco.

Appuntamento a domani per l’ultima parte del nostro viaggio alla scoperta del Carnevale in Italia

Laureato in Lettere classiche e in Sociologia, docente di Italiano e Latino al Liceo Classico di Sarno, giornalista pubblicista, ha insegnato “Linguaggio giornalistico” all’Università di Salerno. E’ autore, tra l’altro, di due storie della letteratura italiana e de “Il Labirinto e l’Ordine” (Commento integrale alla “Divina Commedia”), di testi teatrali e saggi sulle tradizioni popolari. Il suo manuale “Le tecniche della scrittura giornalistica” (Ed. Simone) è citato nella Bibliografia della voce della Enciclopedia Treccani “Giornalismo”, appendice VII – 2007. Ha scritto una trilogia sulla Campania misteriosa che comprende: "la città che urla segreti", il thriller storico ambientato nella Napoli misteriosa (Guida Editori); "le ombre non mentono", il thriller storico ambientato nella Salerno misteriosa (Guida Editori); "che ora è dea notte?", il thriller storico ambientato tra i misteri di Ischia e Procida (Guida Editori).