Al terzo giorno della Festa del Cinema di Roma abbiamo scoperto un gioellino di film. Non è di produzione statunitense, ma ricalca abbastanza il modus di realizzazione. E’ britannico ed è ispirato da una storia vera di inizio nuovo secolo. ‘Military Wives’, questo il titolo. Se comunque il titolo originale non aiuta un granché è meglio far scoprire fin da subito di cosa si tratta.

All’indomani dell’11 settembre 2001 i militari inglesi partono per il conflitto in Afghanistan, le mogli rimaste a casa e per trovare qualcosa per non pensare ai venti di guerra nel Medioriente. Fonderanno un coro che le porterà ad esibirsi dal vivo ad Albert Royal Hall.
Il film scorre veloce tra momenti divertenti e drammatici. Lo sceneggiatore ed anche il regista hanno scavato a fondo nel dramma di quel periodo con molta semplicità e senza troppe esasperazioni patriottiche. L’orgoglio nazionale non è ostentato, ma fatto intendere. Sottolineato quasi in silenzio.
Le attrici, in particolar modo quella principali, sono brave e simpatiche. In particolar modo quelle principali, Kristin Scott Thomas e Sharon Horgan, sono quelle interpretano le due donne che tra portarono avanti il progetto tra difficoltà, scontri e riappacificazioni. Il regista è lo stesso che stupì il mondo, 25 anni fa ormai, con la commedia musicale ‘Full Monty’: Peter Cattaneo.
Il film, proprio per la schiettezza delle attrici e di come i personaggi sono stati portati sullo schermo oltre che per le musiche, meriterebbe comunque un premio. Anche qui alla Festa del cinema di Roma.
Il giorno 3, comunque, è stato quello di Bill Murray. E’ decisamente una quattordicesima edizione super fino a questo momento per quanto riguarda gli ospiti stellari. Tutti famosi, tutti di una notevole caratura, tutti con un elemento in comune: di aver fatto la storia del cinema in modi totalmente diversi gli uni dall’altro.
Anche a Bill Murray bisogna conferirgli questo merito che sa di premio. Proprio come quello che ha ricevuto questa sera, dalle mani del suo regista Wes Anderson, durante l’incontro con il pubblico e con l’intera sala Sinopoli piena e ed impaziente di vedere l’attore statunitense.
Un incontro che pareva quasi, e con Bill non può essere diversamente, uno show. Con una traduzione che non partiva a dovere per il pubblico presente, non si sa quanto voluto o forse magari era una sorta di sketch preconfezionato, e con le clip dei suoi lungometraggi. Da Tootsie a Ghostbusters, da Ricomincio da capo a Lost In Traslate e tanti altri. Citarli tutti sarebbe impossibile. Le clip cinematografiche hanno fatto da sfondo anche per dei complimenti effettuati da alcuni colleghi di Bill, quasi in sottoforma di auguri di buon compleanno. A sorpresa una piacevole incursione dell’attrice Frances Mcdormand la quale, una volta salita sul palco, si è seduta sulle ginocchia di Murray.
Ma la giornata pareva esser iniziata male per il ‘Dottor Venkman’. Svegliatosi non in tempo per la conferenza stampa programmata all’ora di pranzo; si rifà alla grande sul palco con il suo modo di essere asettico, senza emozioni ma con battute esilaranti: come quella in cui saluta uno del pubblico che sta per lasciare la sala prima della fine e lui, dopo diverse lamentele da parte di altri per la mancata traduzione immediata in alcuni dialoghi tra lui, Wes Anderson ed Antonio Monda, dice: ‘le manderemo la traduzione a casa’.
Naturalmente le domande che gli sono state rivolte erano tutte improntate sulla sua carriera, sul suo modo di scegliere i film e su alcuni compagni di viaggio che lo avevano lanciato nel mondo del cinema e dello spettacolo. E’ risaputo che la sua carriera si aprì con il Saturday Night Live, di fine anni ’70. In quel periodo gente come lo sfortunato John Belushi e l’istrionico Robin Williams cominciavano anche loro a decollare verso il successo.
Certo, i ‘Ghostbusters’ erano lontani anche loro e quando arrivarono permisero a Bill di diventare una star di fama mondiale. Per un po’ di tempo sembrava essere in caduta libera ma, nel 2003, ecco la rinascita con ‘Lost in Traslate’ proprio di Wes Anderson. Con tale regista ha girato diverse pellicole, ricoprendo ruoli sempre un po’ particolari, ma totalmente differenti dal personaggio che gli regalò la fama mondiale.
Il premio alla carriera, dunque, è un riconoscimento meritato, un riconoscimento che ci pone un Bill Murray commosso davanti al pubblico della Sinopoli che lo applaude con la standing ovation. Non è mancato, come sempre, le strette di mano e le firme degli autografi ai fan.
