Si resta rapiti davanti alla bellezza delle opere di Marcello Aversa. Presepi minuziosamente cesellati, cascate di fiori, angeli che fluttuano nel cielo, scene sacre tratte dalla Bibbia. Due particolari non secondari: tutte queste sculture sono rigorosamente in miniatura e lasciati con il loro colore naturale. (www.marcelloaversa.com) Scorre la passione pura nel suo studio d’arte a Sorrento, sentiamo un sincero trasporto davanti ai manufatti artistici del Maestro che, istintivamente, ci coinvolgono perché sentiamo che appartengono alle nostre radici.
I suoi lavori hanno la capacità d’incantare lo spettatore e di farlo entrare in un’altra dimensione popolata da figure colte nella semplicità dei gesti quotidiani che narrano la visione di grande armonia del mondo che Marcello Aversa ha dentro di sé.

Quando è nata la sua passione per l’argilla?
L’argilla, in un certo senso, è stata sempre il filo conduttore della mia vita. La mia storia, infatti, comincia nelle fornaci di Maiano, un piccolo borgo della Penisola Sorrentina, dove dal ‘400 si producevano laterizi per forni a legna. Una di quelle fornaci apparteneva alla mia famiglia, ed io ho lavorato lì per dieci anni. Ma contemporaneamente è maturata in me una grande passione: quella per il presepe napoletano.
Le sue opere hanno il potere di trasformare l’argilla in emozioni. Ci aiuti ad entrare nel suo mondo…
In realtà già realizzavo, nel periodo natalizio, grandi scenografie per le chiese della Penisola Sorrentina , poi a mano a mano mi accorsi che con l’argilla oltre a costruire i mattoni, potevo anche modellare piccole figure. Col passare degli anni, e con il bagaglio di esperienza che avevo acquisito, iniziai sempre più a ridurre quelle grandi scenografie fino a farle entrare nel palmo di una mano. Quella passione era divenuta ormai incontrollabile e capii che era il momento di lasciare la fornace ed iniziare un nuovo cammino. Tante persone hanno detto di emozionarsi davanti alle mie opere, è capitato tra gli altri anche a Lucio Dalla e Riccardo Cocciante L’argilla sotto le mani si plasma con una certa naturalezza, anche se spesso mi sembra che esse eseguano solo degli ordini.
Presepi raffinatissimi, donne incredibilmente slanciate, angeli. Da che cosa trae ispirazione per i suoi variegati lavori?
Nelle mie terrecotte cerco di nascondere una simbologia che dia all’opera un filo conduttore per la sua lettura. Mi piace sperare che in un mondo che cammina con un passo così veloce, chi guarderà un mio pezzo, si soffermi..rifletta.. e scopra una nuova realtà. Mi ispiro molto alle parole della Bibbia e spesso prendo spunti da lì per le mie terrecotte. Nascono così, oltre ai presepi, scene tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento. Alte pochissimi centimetri o più di due metri, come “Vita Semper Vincit” la Croce acquisita dal Duomo di Mirandola di Modena, inaugurata in contemporanea con la riapertura del Duomo stesso, dopo il restauro post terremoto. Ultimamente è proprio al tema della Croce che mi sto dedicando. Una croce vista in maniera un po’ inusuale, senza l”Uomo” inchiodato sopra, senza sangue che scorre, vista quindi non in modo macabro, ma come simbolo di rinascita.
Ci renda partecipe del momento in cui ha capito che il suo ruolo nella società era quello di esprimersi attraverso le sue opere…
Ogni artista, ogni artigiano, si esprime più che con le parole con i materiali che usa, così materiali che sembrano inermi come l’argilla, il legno, il ferro, la cera iniziano a raccontare “storie”. Le mie le racconto attraverso un materiale semplice qual e’ l’argilla, da racconto personale hanno iniziato a trasmettere qualcosa anche agli altri. Poi è arrivata qualche soddisfazione che mi fatto capire che il mio modo per esprimermi era attraverso l’argilla.
L’attaccamento alla sua terra è un tratto che fortemente contraddistingue tutta la sua produzione. Come la Penisola Sorrentina entra nelle sue opere?
Ho avuto una famiglia che fortunatamente mi ha trasmesso dei buoni valori, forse è per questo che sono così “attaccato” a questa Terra. Ho sempre osservato tutto quello che mi circondava, ed ecco plasmati nelle mie opere i casolari di campagna, i tufi e i mattoni dell’opus reticulatum ed incertum dei ruderi della villa Pollio Felice, i valloni, la vegetazione e tutto quello che offre lo straordinario paesaggio della Penisola Sorrentina. Il mio obbetivo è di riuscire a trasportare tutto il fascino della mia terra nelle mie opere anche se mi rendo conto che questo è uno degli aspetti più difficili.
Oltre alla sua attività di Maestro-ceramista, lei si occupa anche di avvicinare i ragazzi agli antichi mestieri che si svolgevano in Penisola Sorrentina. In che cosa consiste questa sua lodevole iniziativa?
Io credo, innanzitutto, che non solo l’artigianato, ma il Paese intero, stia vivendo oltre a quella economica, una crisi ancora più pericolosa ciò quella della mancanza di identità. Oggi stiamo perdendo le nostre radici, le nostre tradizioni, anche quelle artistiche ed artigianali. Oggi in un mondo che cammina troppo velocemente, purtroppo, parecchi restano indietro. Dobbiamo iniziare a valorizzare il lavoro degli artigiani che va visto non solo con gli occhi, ma soprattutto con il cuore e capire che dietro un’opera artigianale c’è la passione, la laboriosità e il sacrificio con la quale è stata realizzata. Bisogna interagire sui più piccoli. Ed è questo che sto cercando di fare, sia da solo che attraverso l’associazione “Penisul Art”, il cui scopo principale è di educare i più giovani all’arte e all’artigianato.”