
Strepitoso successo per la Personale di Pittura di Lorenzo Basile. “Il ciclo dei vinti” è il titolo della Mostra di quadri e poesie, visitabile fino al 22 dicembre presso la prestigiosa Mediateca Marte a Cava dè Tirreni. Il Vernissage si è tenuto il 15 dicembre, alla presenza di un folto pubblico qualificato.
Le poesie / La recensione
Viviamo in un tempo malato. Oppressi da guerre e violenze, soffocati da un ambiente inquinato, travolti da una fretta di essere nel presente, abbiamo perso il sorriso, la fiducia in noi stessi e negli altri, la capacità di meravigliarci dinanzi al miracolo della vita.
In questa nostra “moderna” società, appiattita sul “qui ed ora”, giungono gradite e necessarie le voci della speranza che spesso vengono dalla Poesia, quella vera, sentita, genuina.
E’ questo il Percorso che il Poeta Lorenzo Basile compie in queste sue splendide liriche, che si accampano come gioielli esili eppur fasciati dal fascino dolce-amaro di un’avventura esistenziale, che ha conosciuto la sofferenza e la solitudine, il silenzio e la stanchezza, il freddo e il vuoto. Un’avventura che si dipana in un mondo che è lo specchio del nostro Io travagliato, il quale a sua volta riflette la realtà esterna.
“La Natura -scrisse Baudelaire- è tempio, dove l’uomo passa attraverso una foresta di simboli che lo osservano con sguardi familiari”.
Se vogliamo scegliere questa chiave di lettura, tutto -anche il dolore- acquista un significato e si incardina in un orizzonte di senso.
E così una goccia di rugiada acquista la parvenza di una lacrima, versata da una “anima di vetro”; e quest’anima stessa sembra un albero, i cui “rami non hanno più luce”.
“Il cuore è un vulcano spento”: analogia potentissima, questa, perché Basile elimina il “come”, che avrebbe dato un tono razionale al suo poetare, che invece sgorga spontaneo, immediato, saltando i nessi logici e navigando nel gran mare della fantasia e della creazione poetica.
Il percorso di Lorenzo parte da un “non sapere”: “Io non sapevo / gli abissi del silenzio”. Ma soprattutto “Non sapevo che c’era / un mondo diverso / dalle praterie del cielo”, un mondo fatto di speranza: perciò egli dice a sé stesso: “La tua anima si è fatta cielo”, cioè ha preso dal cielo la purezza e la bellezza e si è fatta guidare da queste due virtù per cercare chi soffre: e così “ho trovato -egli scrive- il sorriso/ che cinge la malattia/ e ho fasciato le mie ferite”.
“Incontriamoci”: è l’invito della lirica finale, un vero e proprio Manifesto esistenziale, grazie al quale tutti noi “viandanti di specchi” falsi e frangibili, possiamo scoprire nell’incontro con l’Altro la gioia di essere al Mondo.
Fotografie di Orsola Supino


