Davanti ad un caffè…

Schietto, genuino, talentuoso. E’ questa la carta d’identità dello scrittore Elio Esposito che torna in libreria con “Richiesta d’amicizia”. Dopo il suo primo romanzo “L’ultimo volo dello scarabeo scarlatto” ha continuato a coltivare la sua passione per la scrittura e ha conquistato il favore del pubblico anche internazionale sia con “Nadia e i girasoli” sia con il racconto “Il balcone dei gerani” da cui è stato tratto un film. La sua scrittura è un felice connubio tra tensione e immediatezza che riesce a coinvolgere sempre più il lettore.

Lei è nato a Castellammare di Stabia (NA) ma da trentasei anni vive a Chiavari in Liguria. Quanto c’è della sua terra nei suoi testi?
C’è sempre qualcosa che ricorda la mia terra, cerco sempre d’inserirla nei miei lavori, vuoi come luogo di provenienza di qualche protagonista o con qualche riferimento storico, come ho fatto nel mio “Ultimo volo dello scarabeo scarlatto”. Infatti il protagonista della storia è di Castellammare, così come la nave su cui si imbarcò che venne costruita nei Cantieri Navali di Castellammare di Stabia, mentre in “Richiesta d’amicizia”, il mio ultimo romanzo, ci sono addirittura componenti della mia famiglia con nomi e cognomi.
Le sue storie sono create ispirandosi a fatti reali oppure sono frutto della sua immaginazione?
Diciamo che sono soprattutto frutto di immaginazione, ma mi piace inserire fatti reali nel contesto dei miei romanzi, cito non a caso “Nadia e i girasoli” dove la bambina protagonista è realmente esistita e la sua storia, seppur romanzata, è molto simile alla realtà, così come i luoghi citati, da me realmente visitati a Mosca.
Che cosa prova dopo aver scritto un bel testo?
Un grande senso di appagamento ma anche un senso di angoscia per il giudizio dei lettori. Confesso che le critiche, seppur costruttive, mi fanno male, amo sentirmi dire dalla gente “che bel libro che hai scritto”. Condividere emozioni è il mio obiettivo. Pochi giorni fa, durante una cena seguita alla presentazione di un mio libro, una mia lettrice mi ha avvicinato e mi ha confessato: “Ho letto “L’ultimo volo dello scarabeo scarlatto” e mi sono sentita così coinvolta che ho pianto tanto.” Sentendo queste parole mi sono commosso.
Quando ha capito che la scrittura avrebbe occupato uno spazio centrale nella sua vita?
Alla presentazione del mio primo romanzo, ho ordinato cinquanta copie (il cui incasso totale è stato devoluto in beneficenza), la sala era gremita, gente fin nelle scale. Ho dovuto fare diversi ordini, il libro era piaciuto! Successivamente una compagnia teatrale ne ha estrapolato un capitolo e lo ha presentato a teatro. Un vero successo!
Qual è il suo pubblico ideale? A che lettore pensa quando scrive?
Soprattutto al pubblico femminile perché ritengo che le donne abbiano un animo più sensibile, in grado di comprendere appieno quello che scrivo, non a caso l’ottanta per cento dei miei lettori è composto da donne. Comunque, non penso a un tipo di lettore in particolare, mi piace che i miei testi siano semplici e di facile lettura. Un libro non deve essere un testo universitario per pochi eletti. Quindi deve poter essere letto dalla casalinga alla laureata in legge. Amo la scrittura semplice, i lettori non devono consultare il vocabolario quando leggono i miei libri.
Ciak, si gira! Dal suo racconto “Il balcone dei gerani” nel 2018 venne tratto un film, presentato alla 76° Mostra Internazionale d’arte cinematografica la biennale di Venezia. Ci renda partecipi di questa nuova avventura…
“Il balcone dei Gerani” nasce per un caso fortuito. Il Secolo XIX pubblicò una serie di racconti, era da poco uscito il mio primo romanzo e mi chiesero se potevo scrivere un racconto breve. Confesso che non avevo il “taglio” giornalistico, quella particolare preparazione che ti permette di condensare in poche battute un fatto. In questo mi aiutò un grande amico giornalista e scrittore: Sandro Sansò. Dal racconto alla rappresentazione in teatro con la sceneggiatura di Elena Sdraffa, altra scrittrice molto brava, il passo fu breve. E siccome l’appetito vien mangiando, durante una serata nel mio giardino con la troupe, nacque l’idea del film. La prima fu proiettata a giugno 2018 alle ore 16.00 durante il Festival della Parola di Chiavari. Prima della nostra rappresentazione c’era Pupi Avati e dopo di noi Vittorio Sgarbi. Alle 15.45 i 500 posti erano vuoti, pochi amici e parenti. Ero già rassegnato al flop, quando d’incanto, le persone iniziarono ad affollare la sala. Fu un apoteosi. Per quasi un anno le cronache del Secolo XIX si erano occupate di noi. Un film a Chiavari ambientato nel 1940 con divise e auto storiche non è cosa di tutti i giorni. Poi la FEDIC, la federazione Italiana dei Cineclub, ci invitò a Venezia nell’ambito della 76° Mostra Internazionale d’arte cinematografica la biennale di Venezia. Esperienza da brivido! Oggi il film è disponibile su You tube digitando “Cortometraggio Il Balcone dei Gerani”. Anch’io, anche non essendo un attore, vi ho recitato.
Casa Sanremo 2020. Ci parli anche di quest’ultima esperienza.
Quando la mia casa editrice mi ha convocato per Casa Sanremo, sono rimasto sorpreso, solitamente la partecipazione è frutto di un concorso con la votazione da parte dei lettori. Ho accettato con entusiasmo, ho incontrato Sonia Mosca, cantante emergente stabiese e vincitrice del programma televisivo All Together now su canale 5, una grande artista. Essere nella città dei fiori in occasione del Festival è veramente emozionante e citare nell’intervista la città in cui sono nato mi ha riempito d’orgoglio.
Che cosa bolle in pentola?
Una bella domanda, diciamo che ho più fornelli accesi. Intanto ho appena terminato un nuovo romanzo, il quarto, “Albino Badinelli senza mai perdere la fede”, un racconto tra Storia e finzione narrativa, sul Carabiniere Albino Badinelli, fucilato dai fascisti nel 1944 nell’intento di salvare venti ostaggi, una sorta di Salvo D’Acquisto ligure e in odore di beatificazione. Una storia biografica ma anche appassionante, ricca di episodi realmente accaduti e altri inventati ma assolutamente coerenti con l’epoca e i luoghi. Poi un film, tratto da un mio racconto “Il maestro del verde, il caso Errico Gaeta”, attualmente in stand by per problemi organizzativi, ispirato dalla tragica morte del pittore Errico Gaeta. Un pittore geniale definito all’epoca il Maestro del verde, per la sua abilità di dipingere paesaggi, allievo di Giacinto Gigante, Maestro indiscusso della scuola di Posillipo e intimo amico di Luigi Denza, il musicista, già allievo di Saverio Mercadante e Matilde Serrao, ricordato ingiustamente solo per “Finiculì finiculà” e non per essere stato un grande compositore (ne compose più di ottocento) e direttore della London Academy of music, morto a Londra nel 1922. (Quanti stabiesi illustri sconosciuti ai più). Mi piace raccontare come è nato questo lavoro: Un paio d’anni fa, durante una triste visita al cimitero di Castellammare alla tomba di mio padre (“Vicienz da n’zogna” mi piace ricordarlo come fanno tutti gli stabiesi più che per il nome per il soprannome) vidi la tomba di Errico Gaeta. La maschera funebre e gli attrezzi da pittore attirarono la mia attenzione, così come un compasso. Feci alcune ricerche aiutato dallo storico e amico Angelo Acampora, e ritenni interessante la storia, tanto da trarne un racconto breve. Attualmente è in fase di sceneggiatura, e spero di portarlo sul grande schermo, con l’intento di far conoscere questo grande paesaggista al maggior numero di persone nel mondo. Ritengo che Castellammare di Stabia abbia espresso dei grandi talenti nel campo dello spettacolo, della scienza, della musica, della scrittura ma chissà perché rimasti conosciuti solo a pochi eletti, forse ai soli addetti ai lavori. Tutto ciò è ingiusto, Castellammare, seppur lontana, è sempre la mia città e rimane nel mio cuore. E io spero che ogni qualvolta si pubblichi un mio lavoro, il pronunciarne il nome nella biografia, sia motivo d’orgoglio per tutti gli stabiesi.

Laureata in Scienze politiche presso l’Università Orientale di Napoli, ha pubblicato due raccolte liriche ottenendo vari riconoscimenti dalla critica. Tra le sue pubblicazioni, i libri per ragazzi “Scricchiolino” (che in modo frizzante ma profondo, narra le difficoltà di crescere di un ragazzino) e “Colpire al cuore” (uno spaccato del mondo adolescenziale d’oggi, presentato nel 2013 al Salone Internazionale del Libro di Torino). E’ addetto stampa per l’Italia del “Festival della Poesia Europea di Francoforte sul Meno”. Nel 2016, ha pubblicato L’ombra della luna nuova A’ storia du rre e’ Castiellammare: una finestra sulla vita di provincia e sull’Italia fascista dei primi del Novecento. Il testo è stato presentato a “Casa Menotti” nell’ambito del Festival dei Due Mondi di Spoleto. Ha pubblicato "Noi siamo un passo avanti".