Carnevale tripudio di sapori

Molto spesso le festività vanno a braccetto con il cibo in tavola e neanche il Carnevale può ritenersi esente da questo binomio.
Anzi, non c’è periodo dell’anno più ricco di eccessi gastronomici – e non solo – del Carnevale!
Il termine Carnevale deriva dalla locuzione latina «carnem levare» — «privarsi della carne» –, con un riferimento all’ultimo banchetto che secondo la tradizione si teneva l’ultimo giorno prima di entrare nel periodo di Quaresima.
Il Carnevale diviene pertanto il tripudio dei cibi più prelibati, in vista – al contrario – del periodo di austerità e rinuncia che dovrebbe accompagnare verso Pasqua.
Feste in maschera, tradizioni radicate e gioiose, divertimenti, scherzi e tante ottime pietanze da assaggiare.
In verità non c’è un menù vero e proprio ma, come detto in precedenza, secondo la tradizione devono essere consumati i cibi più prelibati che si hanno in casa e quindi via alle lasagne soprattutto al Sud, ma non sono da disprezzare i cannelloni ripieni di ricotta al forno.
La Lasagna napoletana è un primo piatto al forno, ricco e succulento tipico della tradizione partenopea. Si tratta di una teglia calda realizzata con strati di pasta fresca all’uovo, farcita con ragù napoletano di carne di maiale, morbide polpettine fritte, ricotta e provola. Una golosità senza paragoni, che ha origini antiche. Addirittura sembra risalga al 1700, ai tempi di Francesco II, ultimo re delle due Sicilie, chiamato affettuosamente “Re Lasagna”, tanto amava tantissimo questo piatto.
La lasagna è dunque la vera trasgressione non costruita ma naturale, l’abboffata, l’esperienza sensoriale di avere tutto a disposizione, almeno una volta l’anno, nel piatto. Se questa è la genesi, la sua capacità di resistere e di essere realmente sentita nelle case come nei ristoranti, nelle trattorie e nelle gastronomie è ovviamente nella sua bontà, nel suo affermarsi sostanzialmente come piatto morbido e gustoso a tutti, grandi e piccini.
Per secondo spazio alla salsiccia che può essere in padella con patate oppure la classica arrostita con contorno di broccoli.
E i dolci? Diversi . Gustosi sono, ad esempio, i frappè alla nutella e la tagliatelle fritte di Carnevale.
Ma i dolci più famosi ci sono le chiacchiere, chiamate anche bugie: sfoglie croccanti preparate impastando farina, burro e uova, fritte o cotte al forno, aromatizzate con vino o liquore e spolverate con zucchero a velo. Un altro dolce che non manca mai sulle tavole degli italiani a Carnevale sono i tortelli milanesi o le castagnole: palline fritte di farina, uova, burro e zucchero, vuote o ripiene di golosa crema pasticceria, ricoperte di zucchero.

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Docente di Discipline Giuridiche ed Economiche presso l’I.S.I.S. “G. Fortunato” di Angri , di cui è anche collaboratore-vicario. Laureata in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Salerno con 110/110 con lode e licenziata in Teologia Dommatica summa cum laude presso la Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale – sez. San Tommaso, ha conseguito due Master in Studi storico-religiosi ( Ebraismo, Cristianesimo e Islam; Il Cristianesimo antico nel suo contesto storico) presso l’Università degli Studi di Napoli L’Orientale, il Master di II livello Management e Leadership delle Istituzioni Educative presso l’Università degli Studi di Bologna e il master Didattica e Psicopedagogia per i disturbi specifici di apprendimento presso l’Università degli Studi di Salerno. Ha pubblicato molti volumi. Sensibile e attiva nel dibattito socio-culturale sul territorio campano.